L’Italia si conferma anche nel 2025 il primo produttore mondiale di vino con 47,3 milioni di ettolitri, al gradino più alto di un podio che vede la Francia seconda (35,9 milioni di ettolitri), e la Spagna (29,4) in terza posizione. Gli stessi Paesi sono anche i maggiori esportatori a livello di valore: in questo caso sono i transalpini in testa in rappresentanza del 32,9% del totale, seguiti dal Belpaese al 22% e dagli iberici all’8,2%. È quanto rivela l’Ufficio Studi di Sace, l’Export Credit Agency italiana partecipata dal Ministero dell’Economia, che alla vigilia di Vinitaly 2026 a Verona (Veronafiere, 12-15 aprile) ha realizzato il Focus On “Settore Vino”, un’analisi che scatta una fotografia e riassume i trend del vino italiano e sull’export del settore.
Esportazioni che per lo Stivale, nel 2025, sono state in contrazione del -3,7% per un totale di 7,8 miliardi di euro (come del resto già analizzato da WineNews su dati Istat) con Stati Uniti, Germania e Regno Unito a rappresentare i principali mercati di destinazione, che, insieme, valgono il 49% dell’export.
Secondo il report Sace, 1 prodotto alimentare italiano su 5 che varca i confini nazionali è vino, che sia bianco, rosso e rosé, spumante o di altra tipologia, e si affaccia sempre più anche su mercati emergenti come l’Est Europa - dove le vendite di vino italiano sono state positive in Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Bulgaria e nelle vicine Croazia e Slovenia - così come in Brasile e Vietnam, dove ancora i valori sono relativamente più contenuti, ma comunque in crescita.
È il Veneto a guidare le esportazioni enoiche tricolore con 2,9 miliardi di euro, confermandosi saldamente al vertice delle regioni italiane, e più che raddoppiando il valore esportato dalla Toscana e dal Piemonte, che seguono con 1,2 miliardi di euro (seppur in lieve calo sul 2024).
Uno dei principali punti di forza del settore vinicolo italiano, sottolinea lo studio, è l’elevata qualità media dei prodotti: la posizione di leadership dell’Italia nel settore vitivinicolo è dovuta alla combinazione di quantità, qualità e varietà produttiva, frutto anche di 79 Docg riconosciute nel 2026. Al contempo, viene ricordato, i consumi di vino stanno cambiando in modo significativo a livello globale con una tendenza alla “premiumizzazione” e parallelamente cresce anche l’interesse per vini a basso contenuto alcolico o analcolici, in linea con una maggiore attenzione alla salute. Con il settore vitivinicolo che sta affrontando numerose criticità come l’aumento dei costi dell’energia e dei fertilizzanti come di altri prodotti necessari alla filiera, il tema del cambiamento climatico e anche dell’accesso al credito per le piccole-medie imprese agricole. Resta una sfida cruciale la transizione energetica, mentre Intelligenza Artificiale e tecnologie digitali stanno assumendo un ruolo sempre più importante in vigna e in cantina. Il futuro, a livello internazionale, mostra, comunque, segnali positivi, secondo Sace: il valore del mercato globale del vino è stimato sui 360 miliardi di dollari nel 2025 che dovrebbero diventare 370 a fine anno, per poi espandersi ulteriormente fino a 440 miliardi di dollari entro il 2031, con un tasso di crescita medio annuo del 3,37%.
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