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WINE & BUSINESS

Una fortuna fatta con il petrolio, tanti investimenti nella passione per il vino, in Toscana

A WineNews parla Alejandro Bulgheroni, uno degli uomini più ricchi del mondo, e produttore nel Chianti Classico, a Montalcino ed a Bolgheri
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Alejandro Bulgheroni, imprenditore argentino del petrolio e produttore di vino in Toscana, intervistato da WineNews

Una fortuna di oltre 3 miliardi di dollari costruita grazie al petrolio, una passione per il vino che lo ha portato ad investire nella “sua” Argentina, in Uruguay, a Bordeaux e soprattutto in Italia. O meglio, in Toscana, ed in tre dei suoi territori più importanti, il Chianti Classico, Montalcino e Bolgheri, dove in pochi anni ha investito 120 milioni di euro, mettendo insieme 330 ettari di vigne. È il percorso di Alejando Bulgheroni, tra i 1000 uomini più ricchi del mondo secondo Forbes, e produttore di vino in giro per il mondo, e soprattutto nel Granducato. “Un percorso iniziato in Uruguay nel 2006-2007, quando ho conosciuto l’enologo toscano Alberto Antonini, che ha fatto crescere in me prima l’interesse, e poi la passione - racconta Bulgheroni a WineNews - per questo mondo. Al punto che, se da un lato, continuo a lavorare sodo nel mondo del petrolio, continuo a farlo anche nel settore del vino”. Con un focus particolare, come detto, nella Toscana, dove possiede la storica Dievole, nel Chianti Classico, Poggio Landi, a Montalcino, e Tenuta le Colonne e Tenuta Meraviglia a Bolgheri.

“La Toscana è il posto giusto in cui investire nel vino e nella terra. Quando sono arrivato qui e l’ho conosciuta meglio, ho capito di aver preso la giusta decisione. Chiaramente sulla Toscana mi ha indirizzato Antonini, che è toscano. E qui produciamo grandi vini, fantastici. Nei prossimi 3-5 anni investirò ancora nelle proprietà che già abbiamo, ma in futuro vedremo”. E se a Bulgheroni si chiede in quale territorio piacerebbe investire ancora, la scelta cade ancora sul Chianti Classico. “Ci siamo con Dievole, è un territorio che amo molto. Stiamo lavorando per produrre vini di sempre maggiore qualità, ma anche per crescere nell’ospitalità, perchè siamo convinti che gli appassionati ed i turisti del mondo debbano venire a conoscere direttamente questi territorio, e credo che sia un percorso virtuoso per tutti: per noi, per i viaggiatori e per chi vive nel territorio”. Bulgheroni non è certo l’unico ad aver fatto fortuna in un settore diverso dall’agricoltura e dal vino, e ad aver investito nella terra. “Ed è una cosa che consiglierei ad altri, e già ci sono molti imprenditori, in Argentina, ma anche negli Stati Uniti, che lo stanno già facendo”.
Tra le curiosità che caratterizzano il percorso di investimenti di Bulgheroni in Italia, c’è anche il recupero della cava dismessa di Cariola, nel Comune di Castagneto Carducci, che, con una poderosa opera di recupero su cui sono stati investiti 15 milioni di euro, diventerà la cantina delle tenute bolgheresi. Un progetto portato avanti in sinergia con le istituzioni, a partire dalla Regione Toscana, concretizzazione di un rapporto non sempre facile, quello tra impresa e pubblica amministrazione.
“In molti posti è difficile fare business, non solo in Italia - sottolinea dal canto suo Bulgheroni - bisogna avere persone che vogliono collaborare. Ma se si fa quello che è bene per l’ambiente, per il territorio, e per gli affari, e incontri persone ragionevoli dall’altra parte, non ci sono problemi, ed è quello che è successo a noi”.

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