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Usa, low e no alcol non sfondano: la vera competizione è con le bevande analcoliche

Iwsr: il 37% dei consumatori americani (54% della Generazione Z) non beve alcolici, e le difficoltà economiche spingono acqua, tè e caffè
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Il mercato delle bevande low e no alcol in Usa

Per quanto possano mutare gli equilibri globali, in termini politici ed economici, gli Stati Uniti, se si parla di consumi, restano la stella polare. E ciò che succede Oltreoceano non solo non deve lasciarci indifferenti, ma deve anzi essere un monito o un’indicazione di ciò che il futuro ci riserva. Vale, ovviamente, anche per il vino e per tutti gli altri alcolici, che in Usa stanno fronteggiando da tempo un trend ormai solido e confermato da più parti, ossia un costante deconsumo. Un sondaggio, ad aprile 2023, dell’Iwsr - Drinks Market Analysis, ad esempio, certifica che il 37% degli americani in età legale per bere (quindi sopra i 21 anni) non aveva consumato alcolici nei sei mesi precedenti, rispetto ad una media del 24% registrata nei 15 mercati chiave per i consumi di alcolici (Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Messico, Sud Africa, Spagna, Taiwan, Regno Unito e, appunto, Stati Uniti). E la percentuale diventa ancora più alta tra i giovani della Generazione Z: il 54% ha, infatti, affermato di non aver bevuto alcuna bevanda alcolica negli ultimi sei mesi.

Come se non bastasse, tra i consumatori statunitensi che bevono alcolici, più del 50% ha un approccio sempre più moderato al consumo, e allora si potrebbe quindi immaginare ad un boom dei consumi dei prodotti low e no alcol nel 2023, ma non è propriamente così: le alternative analcoliche a birra, vino o superalcolici conquistano solo il 26% dei consumatori Usa, lo stesso dato di settembre 2022. Il dato è però decisamente inferiore se si guarda alla sola platea di chi beve alcolici: appena il 7% consuma anche prodotti no alcol, contro una media del 23% dei 15 mercati principali. La penetrazione dei prodotti no alcol è maggiore tra i giovani (18% tra la Generazione Z e 11% tra i Millennials) che tra i consumatori più maturi (6% tra la Generazione X e 3% tra i Boomer). In prospettiva, comunque, l’Iwsr prevede comunque una crescita consistente dei consumi delle produzioni low e no alcol, pari ad una media del +15% annuo fino al 2027. Un trend forte del contestuale calo dei consumi di bevande alcoliche, pari al -1,5% annuo nello stesso periodo.

Le prospettive future, insomma, sembrerebbero dalla parte dei prodotti no e low alcol, ma il condizionale è d’obbligo. Il concetto di moderazione, tra i consumatori Usa, passa infatti per altri tipi di scelte: il 35% dei consumatori di prodotti no e low alcol afferma ad esempio di ridurre le occasioni di consumo, il 26% sceglie bevande a gradazioni inferiori ed il 20% opta per bevande analcoliche. Al posto delle bevande alcoliche, il 43% dei consumatori decide di bere, semplicemente, acqua, il 40% bevande analcoliche, il 33% tè, caffè o bevande calde, il 26% sceglie birra, vino o alcolici a bassa gradazione, e appena il 16% prodotti no alcol.

Gli ostacoli all’affermazione sul mercato dei consumi dei prodotti a bassa gradazione o senza alcol sono essenzialmente il gusto, il costo e la scarsa disponibilità. “Una percentuale maggiore di Boomer ritiene che le bevande analcoliche o a basso contenuto di alcol siano costose rispetto ad altre fasce di età, e tra gli americani che consumano frequentemente prodotti no/low alocl la disponibilità nei bar o nei ristoranti, così come la percezione di una qualità ancora piuttosto bassa sono i principali ostacoli ad una scelta di questo tipo”, commenta Susie Goldspink, head No e Low-alcohol Insights Iwsr. Inoltre, dai sondaggi Iwsr emerge che le persone scelgono sempre più prodotti analcolici non come sostituti diretti delle bevande alcoliche, ma come opzione ad altre bevande analcoliche, spostando quindi il campo della competizione.

Il 45% di chi beve prodotti no alcol, a tal proposito, dice di bere normalmente altre bevande analcoliche come tè, caffè o acqua, e solo il 20% bevande alcoliche. In sostanza, quindi, vino e birra no e low alcol, più che come sostituti dei corrispettivi alcolici, si propongono sempre di più come alternativa alle altre bevande analcoliche, e visto il contesto economico, tutt’altro che roseo, per vino, birra ed alcolici no e low alcol c’è bisogno di una forte strategia d marketing, oltre che di prodotti realmente buoni per i consumatori, per conquistare nuove fette di mercato.

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