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NUMERI E NON SOLO

Vernaccia di San Gimignano, +13% di imbottigliato nel primo quadrimestre 2021, come pre-pandemia

Il 2020 si è chiuso con oltre 4,3 milioni di bottiglie prodotte (-6%) per la “regina bianca” della Toscana che, nella ripartenza, punta sulla bellezza

Un andamento degli imbottigliamenti positivo, nel primo quadrimestre 2021, con un incremento superiore al 13% sul 2020 e in linea con quello degli anni precedenti alla pandemia, dato ancora più significativo se si considera che il primo bimestre 2020 sono precedenti all’inizio dell’emergenza Covid. Nel complesso i dati 2020, fortemente influenzati dai lockdown, hanno fatto registrare oltre 4,3 milioni di bottiglie prodotte (a fronte degli oltre 4,6 milioni del 2019) con un calo contenuto del 6%. Ecco i numeri della Vernaccia di San Gimignano, “regina bianca” in una terra di rossi come la Toscana, di cui rappresenta il 2% della produzione e dalla quale, nella ripartenza, punta tutto sulla bellezza, declinandola al femminile e attraverso i versi dei grandi poeti che l’hanno “decantata” nei secoli, dal calice al territorio, con la nuova campagna di comunicazione che gioca sul carattere “Femminile singolare” e sull’essere “unica, nobile e ribelle”, per rivolgersi soprattutto ai millennials ed ai social.
Unico vino, in Toscana, “al femminile”, è forse anche per questo che la Vernaccia, nella sua lunga ed affascinante storia è riuscita a far parlare di sé nei versi e nelle opere dei più grandi poeti italiani e non solo: da Dante, unico vino chiamato per nome nella “Divina Commedia” e per cui perfino un Papa come Martino IV si trova tra i Golosi in Purgatorio, al Boccaccio, per il quale è un elemento fondamentale del Bengodi e del Paese della Cuccagna descritto nel “Decamerone”, dove “correva un fiumicel di vernaccia, della migliore che mai si bevve”. “Se vi è alcuno a cui non piaccia la Vernaccia vendemmiata in Pietrafitta, interdetto, maladetto, fugga via dal mio cospetto”, avverte, nel suo monumentale “Bacco in Toscana”, Francesco Redi, naturalista e letterato, medico di corte dei Medici ma “felice vittima del vino”. Del resto, da quando il suo nome compare per la prima volta nel 1200 nelle Gabelle di San Gimignano, tra i pochissimi vini al mondo a poter vantare una storia così lunga, la Vernaccia divenne da subito la “regina” indiscussa di tavole e banchetti, di Papi e di re: un vino bianco “regale” e “prezioso” come già la descrivono i poeti dell’epoca, e più tardi anche Sante Lancerio, bottigliere di Papa Paolo III Farnese. Da Folgòre da San Gimignano a Cecco Angiolieri da Eustache Deschamps a Geoffrey Chaucer, che la consiglia allo sposo più vecchio della giovane moglie per la prima notte di nozze. E da Lorenzo il Magnifico, signore di Firenze, a Ludovico il Moro, signore di Milano lo prendono in parola pretendendone “fiaschi” per le nozze di parenti ed amici. Nel Cinquecento, alla corte del Granduca Cosimo I de’ Medici la Vernaccia è così tanto “ammirata” che Giorgio Vasari la raffigura nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze. Il 1600 è un “secolo d’oro”: anche Michelangelo Buonarroti Il Giovane esalta la Vernaccia, e San Gimignano è una tappa obbligata del “Grand Tour” in Italia.
Del resto, l’arrivo a San Gimignano è un viaggio nell’epoca di quei nobili, Papi e re, con la “New York del Medioevo” che, con le sue antiche torri della che svettano tra i vigneti, sembra uscita non solo dai libri di storia, ma anche da quelli delle fiabe. A partire dal Settecento e fino alla rinascita negli anni Sessanta del Novecento, la produzione della Vernaccia va in declino, ma tuttavia non si interrompe mai. E questo anche perché per intellettuali, scienziati e naturalisti di ogni epoca il suo pregiato vitigno va recuperato al fine di riconquistare l’antica considerazione. E così sarà: nel 1966 la Vernaccia è il primo vino italiano ad ottenere la Doc, poi Docg dal 1993. Una Docg “di nicchia”, prodotta esclusivamente nel territorio di San Gimignano, in vigneti bellissimi e curatissimi, che danno vita ad un vino bianco longevo - tra i pochissimi a vantare anche la tipologia Riserva - del quale nella vendemmia 2020 sono stati prodotti oltre 36.100 ettolitri dai 730 ettari dichiarati, con un calo di produzione del 10% sul 2019 (quando gli ettolitri furono più di 39.300).
E proprio come all’epoca dei “Grand Tour”, se la Vernaccia va nel mondo - con un totale di oltre 32.900 ettolitri immessi sul mercato nel 2020, in calo del 6,3% sul 2019 - il mondo viene soprattutto a San Gimignano: l’enoturismo è una voce economica fondamentale per i produttori e il 40% del mercato nazionale deriva dalla vendita sul territorio della Denominazione, visitato, in epoca pre-Covid, da 3 milioni di turisti ogni anno. Anche nell’Anteprima, nei giorni scorsi a San Gimignano (ma che prosegue il 30-31 maggio ancora per gli operatori, e il 6-7 e 13-14 giugno anche per gli appassionati nella Rocca di Montestaffoli nella “Vernaccia di San Gimignano Wine Experience”), per la quale “le norme di contenimento della pandemia hanno reso quasi impossibili gli spostamenti da certi Paesi molto importanti, come Usa e Canada - spiega Irina Strozzi, presidente del Consorzio - ma alla fine abbiamo registrato il numero massimo di presenze che potevamo accogliere in sicurezza”, è stata fatta la scelta di coinvolgere le strutture ricettive della città accentrando degustazioni e ospitalità, “una novità che è piaciuta e da replicare, anche se la pandemia sarà, come ci auguriamo, solo un ricordo”.

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