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PROVE DI RIPARTENZA

Verso il futuro, con gli “insegnamenti” della pandemia. La ricetta per il vino, firmata Toscana

Sinergia tra piccoli borghi e città, digitale, un nuovo modello di consumo, di comunicazione e di impresa, ed il turismo, gli asset su cui investire

Mandare un segnale di fiducia e di ripartenza a tutto il mondo, nella consapevolezza che si deve ripartire dai territori, da quella sinergia tra i piccoli borghi dove nascono le grandi eccellenze del vino e della gastronomia italiana, asset strategici per economia, occupazione, sostenibilità ambientale e turismo, e le grandi città d’arte e di business, volano dei mercati e grandi vetrine internazionale capaci di proiettare i territori nel mondo. Anche attraverso quel digitale sul quale la pandemia ha imposto un’accelerazione forte a tutti, imprese, consumatori ed istituzioni. Cambiando modelli di consumo, di comunicazione, ma anche di gestione aziendale Un messaggio che vale per tutto il vino italiano, e che arriva da una delle sue Regioni più importanti per storia e valori, come la Toscana, che oggi (mentre continua BuyWine, il forma digitale che mette in contatto virtuale e diretto centinaia di imprese e buyer da tutto il mondo) manda in scena “PrimAnteprima”, la kermesse dedicata ai 12 consorzi “più piccoli, ma non minori” Candia dei Colli Apuani, Carmignano, Chianti Rufina, Colline Lucchesi, Cortona, Maremma Toscana, Montecucco, Orcia, Pitigliano e Sovana, Terre di Pisa, Valdarno, Val di Cornia Suvereto), che lancia la settimana delle Anteprime, che, da domani al 21 maggio, vedranno sotto i riflettori le denominazioni più blasonate della Toscana, Brunello di Montalcino, Chianti, Chianti Classico, Vernaccia di San Gimignano, Nobile di Montepulciano e Morellino di Scansano, ognuna con un format adeguato alle esigenze.
Un messaggio di resistenza e di fiducia nel futuro, quello che arriva dalla Toscana del vino, Regione che, nel 2020, ha esportato quasi 1 miliardo di euro di vino nel mondo, nonostante la difficoltà della pandemia, e che produce vino Dop e Igp (52 le denominazioni regionali) dal più del 99% dei suoi oltre 60.000 ettari di vigneto, dato che racconta di un percorso incentrato sulla qualità iniziato da molto tempo, come hanno raccontato istituzioni, imprese e ricercatori (nel talk guidato da Tinto, alias Nicola Prudente, voce di “Decanter” su Rai Radio2). Raccontando di una ripartenza che deve ripartire da quanto di buono, nonostante tutto, ha lasciato in eredità il durissimo periodo della pandemia.
“Abbiamo avuto il tempo di riscoprire territori, filiera corta, di approfondire il legame tra la salute ed il mangiare e bere bene - ha sottolineato l’Assessore all’Agricoltura e Vicepresidente della Regione Toscana, Stefania Saccardi - che è fondamentale per il benessere, e che in Toscana vuol dire anche turismo, occupazione, sviluppo del territorio. A sostegno del settore stiamo programmando il prossimo Psr, per la Toscana ci sono 300 milioni di euro più quelli che arriveranno dal recovery fond per l’agricoltura. Dobbiamo essere bravi a trasformare questa crisi in un’opportunità di crescita diversa, con una visione nuova di un’agricoltura più sostenibile, sempre attenta alla qualità, ma anche all’etica. Ovvero lavorare ad un’agricoltura che sia simbolo di sviluppo. Il brand Toscana è forte, vuol dire qualità, richiama una terra di paesaggi bellissimi, uno sviluppo che ha rispettato ambiente, un paesaggio dove le cantine si inseriscono in modo perfetto, e dove si fanno cose buone, di qualità, dove il livello dell’accoglienza tra agriturismi ed enoteche è alto. Noi vinciamo sulla qualità, non sulla quantità, altrimenti perdiamo”.
Intanto, però, tra riaperture della ristorazione in Italia e nel mondo, seppur tra mille difficoltà, ed un lento e graduale ritorno del turismo, il vino di Toscana e d’Italia, iniziano a vedere un piccola luce in fondo al tunnel, da raggiungere ripartendo dagli elementi positivi emersi nelle difficoltà in questi mesi.
“La crisi - ha sottolineato Fabrizio Del Bravo (Ismea) - ha obbligato tante aziende a digitalizzare la gestione di clienti ed intermediari, e questo percorso, se verrà rafforzato aiuterà in futuro. L’Italia, inoltre, sui mercati internazionali ha tenuto meglio di altri, visto che l’export nel complesso è diminuito del -2,2%, molto meno di quello della Francia, sceso di oltre il -11%. Inoltre, è cambiato l’approccio del cliente alla grande distribuzione, canale in cui è cresciuto il livello qualitativo”. Nel canale retail, secondo i dati Ismea, nel 2020 le vendite di vino sono cresciute del 5,3% a livello nazionale, con la Toscana cresciuta addirittura del +11%, e con un trend che continua nel primo trimestre 2021, con i vini Dop della Regione in crescita del 19%. “E con particolarità interessanti - ha aggiunto Del Bravo - con un +81% tra i consumatori under 35, e un +23% al Sud - e in cui c’è ancora spazio per migliorare”.
Altro asset strategico è quello dell’enoturismo, “che in Toscana è nato a livello italiano”, ha sottolineato Roberta Garibaldi, curatrice del Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2021, e presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico. “Le limitazioni hanno fatto riscoprire i territori ai turisti italiani, per il 71% di loro ormai l’offerta enogastronomica è una delle cose più importanti nella scelta di una meta di viaggio. Ma c’è voglia di innovazione e qualità, e la sfida futura sta proprio nel trovare un equilibri tra tradizioni ed innovazione dell’esperienza. Dal Rapporto emerge che se le Regioni più desiderate del momento sono Sicilia ed Emilia Romagna, la Toscana resta ai vertici ed è in testa alle preferenze di più di 1 italiano su 10, e Firenze è tra le città più desiderate. Qui l’offerta è sconfinata, e l’enoturismo è un asset strategico su cui investire”.
“Questa crisi, che è un po’ una guerra, da cui però usciremo rafforzati, e la supereremo tutti insieme - ha concluso Francesco Mazzei, alla guida di Avito, l’associazione che rappresenta tutti i Consorzi, e di riflesso tutte le imprese, del vino di Toscana - come ci hanno insegnato questi tempi difficili che ci hanno obbligato ad unirci di più, a trovare la sintesi pur partendo da posizioni diverse su molti aspetti. Ma ci ha spinto, come imprese, anche a rivedere modelli di business, a rivedere la politica distributiva, a scoprire che magari quello che si faceva prima non era la cosa più giusta ed efficiente. Ed è da qui che si dovrà ripartire, per affrontare quella che sarà la nuova normalità”.

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