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VINITALY 2012 - DUELLO SU DIRITTI D’IMPIANTO ... IL COMMISSARIO UE CIOLOS: “DISCUSSIONE NON LIMITATA AD UN SÌ O AD NO”. MA IL PRESIDENTE DE CASTRO SOTTOLINEA: “PARLAMENTO UE HA VOTATO NO A LIBERALIZZAZIONE”. IL NO DELL’ITALIA CONFERMATO DAL MINISTRO

Italia
De Castro, Ciolos, Marini e Catania

“Il Parlamento Europeo, con maggioranza ampia ha votato no alla liberalizzazione dei diritti d’impianto e ci auguriamo che la decisione finale vada nella direzione giusta e lavoreremo per raggiungerla”. Così, a Vinitaly, Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, rispondendo al Commissario europeo all’Agricoltura Dacian Ciolos che ha dichiarato, invece, di dover ancora tenere nel debito conto il parere del cosiddetto “gruppo di alto livello” sulla spinosa questione dei diritti d’impianto perché il problema merita “una discussione pragmatica, senza pregiudiziali. Una discussione concreta e non limitata ad un sì o ad un no, ma capace di rispondere alla domanda di quale tipo di sistema dei diritti d’impianto serva per il futuro del vino europeo. Sono disposto a riaprire il dossier e per questo ho deciso di insediare il gruppo di alto livello (presieduta dall’italiano Antonio Tajani). Ma - ha aggiunto il Commissario - prima di assumere decisioni formali attendo entro fine anno una analisi da parte degli esperti. Dalla loro relazione capiremo se ci sono nuove idee per implementare la riforma del vino”.

Una posizione a ragione prudente quella del Commissario europeo ma anche non completamente decisa che ha incontrato i dubbi del Ministro per le Politiche Agricole Mario Catania, secondo il quale è “essenziale arrivare ad una soluzione ma non è possibile andare ad una liberalizzazione degli impianti. Questa decisione - ha aggiunto il Ministro Catania - non significa, evidentemente, buttare l’Ocm 2007-2008 che ha avuto, invece, molti effetti postivi, dall’introduzione delle estirpazioni, che hanno dato più equilibrio al mercato, all’envelopment delle risorse agli Stati membri. Comunque - ha ribadito il Ministro - il lavoro che abbiamo portato avanti ha trovato risposte e leggo positivamente la decisione di insediare un gruppo di alto livello per un’analisi, si va nella direzione giusta ”. Per Paolo De Castro, invece, “il gruppo di alto livello voluto da Ciolos ha ragione solo dal punto di vista tecnico perché la revoca della liberalizzazione degli impianti comporta un importante lavoro giuridico legislativo”.

La questione della liberalizzazione dei diritti d’impianto dei vigneti, che dovrebbe scattare dal 2015 (e approvata dal Consiglio dei ministri dell’Unione europea nel 2007) trova contrari 15 Paesi dell’Ue, fra i quali Francia, Spagna e Italia, che rappresentano il vero “osso d’uro” delle produzione vitivinicola del continente. Una vera e propria “deregulation” del mondo del vino europeo proprio in un momento in cui il settore sta andando bene e quello nazionale sta vivendo una stagione particolarmente felice sui mercati internazionali, stabilendo record sia in termini di volumi esportati che in termini di valori, con il dato del prezzo medio al litro solidamente attestato a 2 euro al litro.

Il teatro dello scambio di vedute sulla questione è stato il palcoscenico internazionale di “Presidency Business Forum sul settore vinicolo”, organizzato da Cogeca (la rappresentanza delle 38.000 cooperative agricole europee) a Vinitaly.

Nel dibattito il Commissario Ciolos ha anche disegnato il futuro della prossima Pac (Politica Agricola Comunitaria) che trova nel concetto di “diversità” fra le varie agricolture del continente il suo punto di forza insieme al “greening”, la sempre crescente attenzione verso pratiche agricole a basso impatto ambientale e a prodotti ottenuti per via biologica, che trova un riscontro sempre più convinto anche nel comparto vino e all’innovazione e alla ricerca.

Una dichiarazione d’intenti che ha trovato in sintonia il Ministro per le Politiche Agricole Mario Catania che però ha sottolineato che “la distribuzione delle risorse del provvedimento non può essere fondata soltanto sulle superfici, ma deve tener conto dell’identità e delle qualità, come il settore del vino insegna”. Il Minstro per le Politiche Agricole ha anche auspicato che in sede Ue “si riesca a promuovere una fissazione dei rapporti economici interni all’intera filiera, capaci di una ripartizione del valore aggiunto su tutta la catena alimentare”.

“I cambiamenti nell’economia mondiale hanno portato una crescita del rischio - ha aggiunto il presidente della Commissione europea Paola De Castro - e penso che la discussione in corso sulla nuova Pac trova una sua criticità proprio su questo punto, perché non introduce sistemi di gestione del rischio. Creare, invece, sistemi innovativi e sofisticati per contenere questa criticità, dovrebbe essere un punto centrale. Come, peraltro, anche strumenti quali i Fondi Mutualistici e le assicurazioni, dovrebbero giovarsi di un sostegno più deciso della Ue che rassicurerebbero banche e assicurazioni nell’erogazione del credito e nella gestione dei rischi”.

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