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LA STRATEGIA

Vinitaly: l’Emilia-Romagna del vino si racconta ancora con l’alta cucina. Dopo Bottura, ecco Cracco

La Regione, unita, punta ancora sulla sinergia di successo tra le eccellenze della “Food Valley”, i suoi vini e la creatività dei grandi chef

Dal Parmigiano Reggiano al Lambrusco, dal Prosciutto di Parma al Trebbiano, dal Grana Padano al Sangiovese di Romagna, e non solo, l’Emilia-Romagna continua a promuoversi agli occhi del mondo puntando in maniera convinta sul vino raccontato insieme al cibo, declinandolo sia nella semplicità di prodotti di eccellenza “in purezza”, che nell’interpretazione della grande cucina stellata. E così, a Vinitaly 2026, a Verona (in calendario dal 12 al 15 aprile), con la Regione Emilia-Romagna, le decine e decine di produttori di vino, saranno “accompagnati” dalla cucina dello chef Carlo Cracco, milanese di nascita (ed a Milano si trova il suo locale stellato Cracco in Galleria), ma romagnolo di adozione (a Santarcangelo di Romagna, con la moglie Rosa Fanti, romagnola Doc, ha creato VistaMare, azienda agricola in cui produce vino e che presto diventerà anche luogo di accoglienza e ristorazione), che, con il ristorante “Cracco a Vinitaly”, raccoglierà il testimone dal più celebre degli chef italiani nel mondo, Massimo Bottura, protagonista in fiera, nel 2025, con il ristorante “... al Massimo”. Una scelta strategica quasi “naturale”, visto che, come ricordato oggi a Modena, a Casa Maria Luigia di Bottura, dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale, “la nostra Dop Economy vale 3,9 miliardi di euro, di cui 455 milioni di euro generati dal comparto vitivinicolo, dentro un agroalimentare che ha raggiunto i 37 miliardi di euro di valore e rappresenta la seconda voce dell’export regionale, con 10 miliardi di euro”.
Con la regia di Enoteca Regionale, Regione Emilia-Romagna e AptServizi Emilia-Romagna, la regione si trasformerà, dunque, ancora una volta in un grande racconto corale di eccellenza e sapori. Con un messaggio chiaro, in un momento complicato per il mercato del vino, con il sistema produttivo e le rappresentanze della filiera che si uniscono per difendere e rilanciare un comparto che è identità, cultura e valore economico del territorio. L’Emilia-Romagna può contare su 44 prodotti Dop e Igp già riconosciuti e apprezzati, a cui si aggiunge l’arrivo n. 45, l’Erbazzone Reggiano Igp. Accanto alla forza economica delle Ig, la Regione Emilia-Romagna ribadirà la centralità della sua filiera vitivinicola, espressione di un tessuto produttivo di 14.000 imprese attive, 51.102 ettari vitati coltivati soprattutto a Trebbiano (29%) e Sangiovese (11%), seguiti da Ancellotta, Lambrusco Salamino, Pignoletto e Lambusco Grasparossa, tra gli altri.
Un’iniziativa che arriva, si legge in una nota, “in un contesto segnato da tensioni geopolitiche, mutamenti nei consumi, aumento dei costi, difficoltà produttive legate al clima e in un dibattito pubblico spesso polarizzato sul tema dell’alcol. In questo scenario, l’Emilia-Romagna conferma un approccio basato su responsabilità e promozione: colpire l’abuso e non il consumo moderato, sostenere campagne educative e difendere produzioni che rappresentano tradizione e identità dei territori. Sul fronte degli investimenti, la Regione Emilia-Romagna rafforza il proprio impegno a sostegno della competitività e dell’apertura ai mercati: per il biennio 2025-2026 sono stati stanziati 25 milioni di euro, con risorse dedicate alla promozione dei prodotti a Indicazione Geografica - tra cui anche i vini - nei Paesi extra-Ue, alla valorizzazione delle Dop e Igp e alle attività di promozione nazionale attraverso fiere, manifestazioni e iniziative territoriali”.
“L’Emilia-Romagna, con la forza della propria identità e con la responsabilità di un territorio, sa fare squadra, unendo istituzioni, Consorzi, produttori e sistema turistico in un’unica narrazione che tiene insieme economia, cultura e comunità - aggiunge il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale - e, in questo racconto corale, si inserisce anche il contributo di due ambassador d’eccezione come Massimo Bottura e Carlo Cracco, interpreti autorevoli della nostra cultura gastronomica nel mondo e ambasciatori di un territorio che unisce eccellenza e innovazione. In un contesto segnato da tensioni geopolitiche, cambiamenti climatici e trasformazioni nei consumi, scegliamo di supportare la filiera vitivinicola emiliano-romagnola con politiche concrete e investimenti mirati, valorizzandone il ruolo culturale ed economico e promuovendo il consumo responsabile e consapevole, nel pieno riconoscimento di produzioni che rappresentano un patrimonio storico, sociale e identitario della nostra regione”.
“Abbiamo messo a disposizione per il 2026 - hanno ricordato l’Assessore all’Agricoltura, Alessio Mammi, e l’Assessora al Turismo, Sport e Commercio, Roberta Frisoni - 26 milioni di euro per la valorizzazione della filiera vitivinicola tra investimenti in campo e nelle cantine, riconversione dei vigneti e promozione dei prodotti verso i Paesi terzi. L’enogastronomia è oggi sempre più efficace elemento promozionale e motivazione di viaggio per i turisti che ci scelgono. In Emilia-Romagna il cibo ed il vino sono una presenza trasversale a tutte le esperienze, per il valore straordinario delle nostre Dop e Igp: dal trekking alla vacanza balneare, visitando la Motor Valley o i tanti siti Unesco, pedalando nelle Valli di Comacchio o dopo la remise en forme alle terme, c’è sempre un piatto e un calice colmo che raccontano ai nostri ospiti il territorio e le persone che lo popolano. Il turismo sarà a fianco, a Vinitaly 2026, della narrazione del vino emiliano-romagnolo, con una postazione delle tre Destinazioni Turistiche Regionali che presenteranno le loro proposte vacanza per il 2026”. “Ancora una volta l’Emilia-Romagna si presenta unita e promuove un sistema che unisce vino, cibo e promozione del territorio - ha sottolineato il presidente dell’Enoteca Regionale, Davide Frascari - in questo momento complesso, è ancora più importante lavorare insieme con tutti i consorzi di tutela del vino che sono tutti presenti nella compagine di Enoteca per promuovere la viticoltura emiliano-romagnola, sempre più attenta alla qualità e alla sostenibilità, grazie al forte impegno di sostegno e promozione dei progetti di filiera da parte della Regione. Il vino emiliano-romagnolo presenta un paniere di proposte davvero interessanti, dalle bolle ai fermi, dai bianchi ai rossi, con un’attenzione sempre più forte verso la tracciabilità delle produzioni che conferiscono ancora più valore al prodotto”.
Accanto al vino, protagonista sarà ancora una volta, dunque, la cucina stellata: dopo la prestigiosa collaborazione con lo chef Massimo Bottura e il suo ristorante “... al Massimo”, nel 2026 il testimone passerà a Carlo Cracco, presente con due format ristorativi distinti: il ristorante “Cracco a Vinitaly”, dove racconterà l’Emilia-Romagna attraverso una rivisitazione contemporanea dei suoi piatti-simbolo e, accanto, “Piadineria VistaMare”, un omaggio alla piadina romagnola che farà da ponte tra l’alta cucina e la tradizione popolare, tra fine dining e convivialità, e che porta il nome dell’azienda agricola dello chef a Santarcangelo di Romagna. La partecipazione a Vinitaly 2026 si inserisce in una narrazione territoriale unitaria che corre lungo la Via Emilia, strada fisica e simbolica di un battito continuo capace di connettere pianura e colline, Appennini e mare, città e campagne: il concept narrativo 2026 mette in dialogo due dimensioni complementari del gusto regionale - leggerezza e intensità - per raccontare con un linguaggio nuovo la varietà delle produzioni e la loro capacità di parlare a pubblici e mercati differenti: dal brio conviviale dei vini “di leggerezza” alla profondità dei vini “di intensità”, fino al legame sempre più stretto tra vino, Dop/Igp e turismo esperienziale.
A commentare il passaggio di testimone, sono stati anche i due grandi chef. “Per me Carlo è prima di tutto un amico, un amico leale - ha detto Massimo Bottura - presente, vero. In un tempo in cui amicizia e rispetto sono valori da custodire e difendere, sono felice di affidargli simbolicamente questo spazio. È un grande chef, ma soprattutto è un uomo che, insieme a Rosa, ha saputo innamorarsi dell’Emilia-Romagna: una terra fertile di idee, di talenti da valorizzare e di prodotti straordinari. Una terra che continua a generare sogni”. Per Carlo Cracco “Vinitaly 2026 consegna un messaggio: la grande cucina italiana cresce quando condivide, quando si passa il testimone, quando un territorio diventa il vero protagonista. Non è un caso che questo accada tra me e lo chef Massimo Bottura in Emilia-Romagna, che rappresenta la Food Valley mondiale. È, con questo spirito, che mi appresto a condurre “Cracco a Vinitaly”, il ristorante che racconterà l’Emilia-Romagna attraverso piatti-simbolo reinterpretati con la mia cifra contemporanea”.

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