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Allegrini 2018
MECENATISMO ENOICO

Vino e arte, Allegrini premia la mostra “Raffaello 1520 - 1483”

Premio della griffe dell’Amarone “L’Arte di mostrare l’Arte” a Marzia Faietti e Matteo Lafranconi, curatori della mostra alle Scuderie del Quirinale

Anche in tempo di crisi, il grande vino sostiene la grande arte, rinsaldando un legame tra due grandi ricchezze diffuse d’Italia, la cui sinergia sarà strategica per ripartire. E così sono Marzia Faietti e Matteo Lafranconi, curatori della mostra “Raffaello 1520 - 1483”, tenuta alle Scuderie del Quirinale, i vincitori del Premio Allegrini “L’Arte di mostrare l’Arte” 2020, l’iniziativa promossa dalla storica griffe dell’Amarone della Valpolicella, riconoscimento consegnato simbolicamente on line, con la cerimonia vera e propria rimandata al 2020.
Nel Cinquecentenario della morte del grande artista del Rinascimento, la mostra, organizzata da Ales - Scuderie del Quirinale e dalle Gallerie degli Uffizi, è divenuta un atto di riconoscenza dell’intero Paese a uno dei maestri che più hanno contribuito a dare forma all’arte italiana e che più hanno influenzato lo sviluppo della pittura negli ultimi cinque secoli. Inaugurata lo scorso 3 marzo, la mostra ha dovuto chiudere per l’emergenza sanitaria l’8 marzo. È ripartita il 2 giugno, con aperture notturne e un grande successo di pubblico.
“Quest’anno - spiega Marilisa Allegrini - non abbiamo voluto sospendere niente, anzi, dalle difficoltà occorre ribadire l’impegno per fare ancora di più. Per storia e attività professionale, posso dire che le vendemmie difficili, quasi impossibili, spesso ci lasciano vini buoni, di personalità, che nessuno dimentica. Così anche per le grandi mostre. Il nostro Raffaello, il nostro Giulio Romano, suo allievo, che ha immaginato Villa Della Torre a Fumane di Valpolicella, sarebbero d’accordo”.
“È nei momenti difficili che deve venir fuori la parte migliore di noi - le fa eco Marzia Faietti, curatrice per le Gallerie degli Uffizi, coorganizzatrici della mostra insieme alle Scuderie e prestatrici di 50 opere sulle 200 complessive - così accadeva a Raffaello, che seppe muoversi tra le difficoltà del momento storico, le esigenze del committente e quelle dell’artista. C’è un messaggio ancora attuale sotteso alla sua arte universale, caratterizzata da un grande senso della professionalità e dalla capacità di conciliare gli opposti. Non si tratta di un compromesso, ma di un raro equilibrio che ha indubbie ricadute sulla vita sociale e personale, associato a una comunicazione pacata, che arrivava a molti nonostante la complessità dei suoi contenuti. Sappiamo che era anche un uomo amabile. Aveva la capacità di lavorare con gli altri lasciando libertà di espressione. Quello che ritroviamo nella Scuola di Atene è un inno alla pace filosofica, alla tolleranza, all’amore. Raffaello è nostro ambasciatore nel mondo, è l’ambasciatore di un’Italia straordinaria”.
“Sono state due per noi le “vendemmie” difficili - commenta Matteo Lafranconi, direttore delle Scuderie del Quirinale - la prima, dopo la chiusura inaspettata, a marzo, pochi giorni dopo l’inaugurazione; la seconda, con le difficoltà della riapertura durante il lockdown. La mostra è ripartita il 2 giugno, proprio quando doveva chiudere, in una data simbolica, creando quella idea di circolarità che avevamo usato come espediente narrativo della mostra, che va a ritroso, partendo dall’ultimo periodo di Raffaello, quello della sua maggiore universalità nel circuito della cultura. Qui si è creata un’idea di resilienza, resistenza, flessibilità e rilancio con una nuova accelerazione. Abbiamo avuto una prova di cittadinanza culturale che non si vedeva da tempo, il tutto in un’idea di pace non solo simbolica. Negli ultimi giorni la mostra è rimasta aperta 24 ore su 24, ed è stato incredibile vedere la gente arrivare disciplinatamente durante il giorno e la notte. Tutto ciò è stato possibile - conclude Lafranconi - grazie alla coorganizzazione degli Uffizi con le Scuderie del Quirinale e l’assistenza dei Musei Vaticani e della Galleria Borghese. Porto con noi nel ricevere il premio anche chi si è occupato dell’allestimento, che ha rappresentato creativamente anche le idee più audaci dei curatori”.
La mostra, si legge nella motivazione del premio, assegnato dalla giuria presieduta da Antonio Foscari e giunto all’ottava edizione, nella sua singolare cronologica inversione di date, è riuscita a illustrare, a tutto tondo, la grandezza di Raffaello, riassunta nella versatilità di un genio che non fu solamente pittore, ma anche frescante, architetto, antiquario e autore di insuperabili invenzioni per arazzi e stampe. Con la cospicua selezione di disegni esposti, i curatori hanno intelligentemente evidenziato come ogni opera dell’Urbinate sia l’esito di una raffinata ricerca della perfezione, che è la cifra di un pittore la cui vita venne anzitempo spezzata, interrompendo l’esecuzione di mirabili progetti. Le opere che ci ha lasciato restano eterne e come tali sono riuscite a vincere anche le limitazioni imposte dalla complessa situazione attuale. Riaperta, dopo qualche mese, la Mostra si è conclusa il 30 agosto con uno strepitoso successo di pubblico”.
Allegrini ha cercato di caratterizzare, negli anni, la propria presenza accompagnando le istituzioni culturali italiane ed internazionali. In questo senso va letto l’intrecciarsi delle relazioni con l’Ermitage di San Pietroburgo, la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, la Fondazione Palazzo Te e con i numerosi intellettuali periodicamente invitati a Villa Della Torre, monumento rinascimentale attribuito a Giulio Romano con oratorio di Michele Sanmicheli, sede della vita aziendale. Sempre in questo contesto s’inquadra la creazione del Premio “L’Arte di mostrare l’Arte”. Si tratta di un alto riconoscimento a chi per visione, ricerca, originalità nel reperire ed allestire le opere, ha saputo proporre un percorso esperienziale del cuore e della mente, ad altri difficilmente paragonabile.
Nelle passate edizioni sono stati premiati i curatori della mostra “Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento”, Davide Gasparotto, Adolfo Tura e Guido Beltramini; Paola Marini e Bernard Aikema per l’esposizione “Paolo Veronese: l’illusione della realtà”; Salvatore Settis, Rem Koolhaas e Fondazione Prada per la mostra Serial/Portable Classic; Luca Massimo Barbero, curatore della mostra di Palazzo Strozzi a Firenze “Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim”; Maria Luisa Pacelli, direttrice del Palazzo dei Diamanti di Ferrara; Xavier Salomon, curatore della Frick Collection di New York; Arte Sella, spazio espositivo all’aria aperta di Borgo Valsugana.

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