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I DATI IRI

Vino e gdo, nei primi 4 mesi 2022 -10,7% in valore sul 2021. E tante incognite sul futuro

Virgilio Romano, a WineNews: “il raffronto va fatto sul 2019. Ma fino ad ora non hanno pesato gli aumenti dei prezzi a scaffale, che arriveranno”
GDO, IRI, ITALIA, vino, Italia
Vino e gdo, nei primi 4 mesi del 2022 -10,7% in valore sul 2021

Se la grande distribuzione, nella seconda parte del 2020 e per quasi tutto il 2021, è stata il vero argine al calo dei consumi di vino, con crescite a doppia cifra sul 2019 - ultimo anno di una normalità pre pandemia a cui pian piano stiamo tornando (con lo scorso anno chiuso a 3 miliardi di euro, +2,1% in valore, nonostante un calo dei volumi del -2,2% sul 2020), ed è stata capace di assorbire una parte dei brindisi che non si sono potuti celebrare al ristorante, tra chiusure e restrizione, era abbastanza previsto e fisiologico un calo, nel 2022, che, nei valori assoluti, è significativo e pesante, se paragonato all’avvio del 2021. Ma è un calo che va guardato, come spesso accaduto in questi anni, riferito al 2019, e soprattutto in prospettiva.
Parliamo dai dati Iri sui primi 4 mesi 2022, analizzati da WineNews: in Iper e Supermercati, e nel libero servizio piccolo, tra gennaio ed aprile 2022, si sono mossi 153,4 milioni di litri di vino per 567,1 milioni di euro, con un calo del -10,7% in valore e del -11% sullo stesso periodo del 2021. Con il vino in bottiglie da 0,75 litri che continua a fare la parte del leone, con più della metà dei volumi, e la gran parte dei valori (446 milioni di euro), ma che perde il -11,5% in valore ed il -12,7% in volume.
Numeri ad un’analisi decontestualizzata sarebbero catastrofici, ma che, di fatto, raccontano un ritorno alla situazione pre-pandemia. E più che il recente passato, a tenere alta la tensione è il prossimo futuro, come spiega, a WineNews, Virgilio Romano (Iri). “Rispetto ai dati di metà marzo ci si aspettava che la Pasqua migliorasse un po’ il quadro, cosa che non è avvenuta tanto quanto si pensava, ma il dato non è sorprendente”. E questo, va detto, anche perchè nella prima parte del 2022, nonostante il virus ancora in circolazione, e qualche limitazione, i consumi fuori casa hanno incominciato a ripartire.
“Niente di sorprendente, dunque, ma ora c’è da costruire - aggiunge Romano - una seconda parte di 2022 piena di incognite. Perchè a parità di scenario, con una seconda metà dell’anno “libera” come lo è stata quella del 2021, direi che le cose più o meno andrebbero nello stesso modo. Ma dobbiamo considerare che, in questi primi 4 mesi dell’anno, i prezzi allo scaffale non sono aumentati, cosa che, invece, da ora in poi, almeno in parte, avverrà. Gli operatori parlano di rincari che vanno dal +10% al +20%. Non si scaricheranno tutti sul prezzo finale, ma ci sarà da capire come reagiranno i consumatori. Probabilmente le bollicine continueranno a performare meglio del comparto nel suo complesso. Realisticamente, aspettasi qualche miglioramento rispetto al trend attuale può essere plausibile, ma non in maniera importante”.
Insomma, che il saldo a fine 2022 per il vino in gdo sarà negativo, sembrano non esserci dubbi. La questione sarà capire di quanto. E, soprattutto, “la cosa importante sarà importante il raffronto con il 2019 (ovvero con la normalità, ndr): ad oggi siamo più o meno sugli stessi livelli, o di poco sotto”. I numeri, dunque, si vedranno alla fine. Ma quello che sembra evidente è che è in atto un nuovo rimescolamento dei canali di vendita del vino. Il primo cambiamento, nella fase più acuta della pandemia, ha premiato le aziende più strutturate e già ben presenti su più canali, gdo inclusa, che, in quella fase, ha aperto anche bottiglie più importati, solitamente riservate alla ristorazione. Il nuovo cambiamento in atto, invece, è tutto ancora da interpretare.

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