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PANDEMIA SPARTIACQUE

Vino, nel 2020 consumi giù del 13,6% nel mondo, poi il recupero nel 2021, e la parità nel 2024

Lo scenario secondo Iwsr e Vinexpo. In Europa sarà ancora premiumisation, in Usa cresceranno i nuovi formati. E, ovunque, crescerà l’e-commerce
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Il crollo ed il recupero dei consumi di vino nel mondo secondo Iwsr e Vinexpo

Il tonfo dei consumi, evidente, nel 2020, a causa della Pandemia, poi un rimbalzo importante nel 2021, e poi pochi cambiamento fino al 2024, quando le quantità di vino consumate nel mondo saranno sostanzialmente identiche ai livelli del 2019. Mentre l’industria del vino mondiale dovrà fare i conti con le tante sfide che non sono ovviamente scomparse con l’emergenza Covid, dalla guerra dei dazi tra Usa ed Asia, che coinvolge anche l’Europa, e alla gestione della Brexit, da un un punto di vista geopolitico, passando per l’adattamento della viticoltura e dell’enologia al cambiamento climatico. In una fase in cui è difficilissimo sbilanciarsi in qualsivoglia tipo di previsione: ecco lo scenario mondiale, disegnato dallo studio dell’International Wine & Spirits Research (Iwsr) per Vinexpo, presentato nei giorni scorsi in un webinar, che “è solo il primo di una serie di appuntamenti digitali che metteremo in capo al servizio del settore per affrontare il futuro”, ha detto il Ceo di Vinexpo Rodolphe Lameyse (che ha rinnovato l’appuntamento con Vinexpo Wine Paris, nel 2021, dal 15 al 17 febbraio, a Parigi). A snocciolare i numeri dell’Iwsr è stato il Ceo, Mark Meek, che raccontano come il 2020 sarà uno spartiacque: se il calo dei consumi di vino è previsto nell’ordine di un -13,6% in volume a livello globale (e -15% per gli spumanti), nel 2021 si ipotizza ad un rimbalzo che sarà tanta parte di un recupero che riporterà i livelli di consumo più o meno in parità nel 2024. Ma non sarà un recupero pieno, perchè, se i dati tra il 2014 ed il 2019 raccontano di una crescita aggregata dei consumi di vino del +0,2% nel mondo, da ora al 2024, nel complesso, è prevista una diminuzione dello 0,9%.
Un trend globale, secondo l’Iwsr, con poche differenze, a livello numerico tra Europa, Nord America, e Asia, dove si prevede nel complesso un leggero calo delle quantità consumate, mentre la crescita di qualche decimale, pur partendo da valori assoluti bassi, è attesa in Sudamerica e Africa. Più in dettaglio, secondo le previsioni Iwsr, nei mercati d’Europa si accentuerà il fenomeno della premiumisation, con il “bere meno, ma meglio” che sarà ancora di più il concetto guida. In Usa, invece, un attenzione particolare lo avrà tutto il fenomeno del “ready to drink”, per tutte le bevande alcoliche, vino incluso, dove nuovi formati di packaging più pratici e smart, come le lattine, per esempio, che stanno già crescendo di molto tra i giovani, e che potrebbero favorire le importazioni di vini sfusi da “imbottigliare” sul posto, per tagliare costi ed anche emissioni, in un quadro in cui il tema della sostenibilità ambientale è sempre più importante in ogni settore.
Ancora, a livello globale, crescerà di molto l’e-commerce, che se in in molti Paesi, dall’Italia agli Usa, ha visto un’accelerazione fortissima nei mesi del lock down, guadagnerà ancora quote di mercato anche nel vino, soprattuto in Cina, dove già il 30% delle vendite di vino e alcolici passa dal web, per un canale che, nel 2024, farà girare, nel complesso, oltre 45 miliardi di dollari.
Dalla prospettiva scattata da Iwsr, dunque, emerge un mondo del vino sostanzialmente resiliente, nel suo complesso, che subirà il colpo ovviamente forte del 2020 - anno massacrato dai dazi Usa prima (che hanno, fino ad oggi, risparmiato il vino italiano), dalle incognite sulla Brexit ancora tutte sul piatto, e poi dalla pandemia, che tra crisi economica, sociale e lockdown, ha penalizzato pesantemente la ristorazione di tutto il mondo, con un calo che la pur veemente crescita dei consumi domestici (tra gdo ed e-commerce) non compensato - ma che recupererà molto nel 2021, per poi riprendere sostanzialmente i ritmi degli ultimi anni.E che dovrà fare i conti, come detto, con le sfide di sempre, climate change su tutti, ma anche con situazioni imposte dalla pandemia che, per qualche anno, probabilmente, metteranno ancora più alla prova il business enoico, come la riduzione dei viaggi d’affari (che peserà sia sulla ristorazione che sul retail), complicazioni sul fronte del turismo e dell’enoturismo, ed il trasferimento, almeno per qualche tempo ancora, dei consumi del fuori casa tra le mura domestiche.

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