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BENVENUTO BRUNELLO

Vino & sport, passioni d’Italia, con il Brunello a 5 stelle sul podio con Malagò e narrato da Buffa

Il presidente del Coni: vincere un Oro con sacrificio ed emozione è come produrre vino. Lo storyteller: il primo brindisi della storia? A Montalcino

“Se in passato era impensambile, oggi per fortuna sport e vino si sovrappongono. Siamo due eccellenze italiane, due autentiche passioni, e finalmente, mentre prima c’erano tanti luoghi comuni da sfatare che riguardavano prima di tutto la salute, oggi grazie ai nutrizionisti e alla ricerca sappiamo che bere un buon bicchiere di vino rosso fa bene, anche agli sportivi. E forse non ci crederete, ma abbiamo vinto Milano Cortina 2026 anche grazie all’atmosfera che ci rende unici e che creiamo a Casa Italia, dove puoi assaggiare un meraviglioso Brunello con i piatti dei nostri più grandi chef”. A dirlo, il presidente del Coni Giovanni Malagò, massima autorità sportiva italiana, testimonial del Brunello con la firma dell’iconica piastrella, a “Benvenuto Brunello” a Montalcino, che celebra le 5 stelle - il massimo del rating - all’ultima vendemmia, la 2019, brindando ad un’annata da sogno come al sogno Olimpico dei Giochi di Tokyo 2020 e, soprattutto, aspettando le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026. “Quando vinci una Medaglia d’Oro alle Olimpiadi o ai Mondiali - ha detto Malagò - pensi a quei giovani campioni che dopo tanti sacrifici ed emozioni, in un percorso che parte da lontano, oggi sono una nostra eccellenza. Merito, della tecnica, ma soprattutto di una grande passione. E questa sembra la storia del Brunello”. Una storia raccontata anche da uno dei più grandi storyteller italiani, Federico Buffa, dalle Storie Mondiali, un cult su Sky, al racconto, per la prima volta di un vino, con “Condannato ad essere unico”, spettacolo teatrale dedicato al Brunello, in anteprima oggi a Montalcino.
“Quando bevo il vino penso a quale sia stato il primo brindisi della storia, gesto antichissimo, per sancire alleanze e richiamare la fortuna, nato con la complicità del vino, celebrazione massima di convivialità. Ma potrebbe anche essere stato il gesto solitario di uno solo che compiaciuto del suo lavoro, alzando il calice tra i vigneti, ringrazia la madre terra per quel prodotto che gli ha dato. E mi piace immaginare che sia successo a Montalcino”. È l’incipit del racconto di Buffa, un curioso viaggio nella storia di Montalcino che diventa quella del Brunello, tra aneddoti e personaggi, come “il telefono che, siamo negli anni Sessanta, squilla all’Enoteca Trimani di Roma perché il Presidente Saragat, notoriamente amante di vino, vorrebbe quel magnifico Brunello che aveva assaggiato per la prima volta a Londra, in occasione del matrimonio della Regina Elisabetta, la Riserva Biondi Santi 1955”, che, più tardi, Wine Spectator ha consegnato alla leggenda, tra i 12 vini del secolo (il Novecento, ndr). Un viaggio che parte, dal primo documento che, più di mille anni fa, parla di Montalcino, e racconta di come furono gli etruschi, i fondatori, ad accorgersi per primi dell’unicità del territorio. Intuizione, chiave del successo di Montalcino, raccolta da un’intraprendente borghesia imprenditoriale, indipendente e impassibile seppur contesa dalle potenze dell’epoca, la Siena ghibellina e la guelfa Firenze, da sempre abile nei commerci lungo via Francigena, ma solo più tardi con il vino, le cui prime tracce risalgono alla metà del Trecento a proposito del Moscadello. E, più tardi, è sempre quella stessa intuizione, che è alla base della scelta a fine Ottocento di puntare tutto sul Sangiovese, anche quando, a metà Novecento, la povertà e la fine della mezzadria spingerebbero all’industrializzazione, “e grazie ai Tancredi Biondi Santi, Giovanni Colombini e Giovanni Ciacci, fino alla consacrazione da parte di Veronelli che, assaggiando il Brunello, per la prima volta, lo chiama Supertuscan”. Da lì in poi il mondo inizia ad accorgersi del Brunello, e se il vino di Montalcino va nel mondo, raccogliendo consensi e riconoscimenti ai massimi livelli, il mondo viene a Montalcino, del vino, ma anche della cultura, della politica, dell'arte. E se il resto è storia, anche il futuro è scritto in questa storia, ed è fatto “dalle visioni di tanti giovani vignaioli, concentrati qui eccezionalmente in massa, ma che partono sempre da quell’intuizione, che unisce i frutti della terra al lavoro dell’uomo”.

Focus - Il Brunello premia ristoranti ed enoteche che lo raccontano nel mondo
Con le sue 5 stelle all’ultima vendemmia, la 2019, il Brunello ricorda anche i 5 cerchi olimpici, oltre ad essere un campione del made in Italy nei ristoranti del mondo, da Londra a New York e San Francisco, secondo un’indagine Nomisma Wine Monitor, di scena oggi a Montalcino. Dove, a premiarli per la loro carta dei vini, con il “Leccio d’Oro”, è il Consorzio del Brunello: l’Adler Spa Thermae Resort a San Quirico d’Orcia, l’Enoteca Italiana di Bologna, il Ferraro’s di Las Vegas e Praelum a Singapore. E se un riconoscimento è andato a Ilio Raffaelli, sindaco di Montalcino dal 1960 al 1980, per aver contribuito alla crescita del territorio e alla diffusione della cultura del Brunello, per la prima volta, anche il Rosso di Montalcino ha lanciato un suo riconoscimento, premiando Signorvino, l’enocatena del Gruppo Calzedonia, con store in tutta Italia, che “punta sulla passione e la semplicità per diffondere la cultura del vino tra i giovani”, ha detto il direttore Luca Pizzighella. Proprio come fa il “fratello minore”, ma non troppo, del Brunello.

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