Un servizio sempre più personalizzato, conseguenza inevitabile dell’intelligenza artificiale che si fa largo, a cui si aggiungono fattori, importanti, come la comodità, la capacità di narrazione, addirittura l’abbinamento con il cibo oltre, ovviamente, alla flessibilità. Può sorprendere, ma nemmeno più di tanto, che, in un mercato con i consumi in stallo, come quello del vino, un suo canale di vendita sta vivendo un periodo più che positivo con prospettive ancora più rosee: è quello dei wine club, un mondo fatto di tanti iscritti che, attraverso la formula dell’abbonamento a club di singole cantine o di commercianti specializzati, ricevono il vino direttamente a casa. Etichette che, tramite il lavoro degli algoritmi, incontrano i gusti dei wine lovers che possono usufruire di servizi sempre più flessibili, sia come fascia di prezzo che frequenza di acquisto, “coccolandosi” con “l’effetto personalizzazione”. E questo dimostra come l’interesse per il vino non è scemato ma, piuttosto, a cambiare, è la formula di coinvolgimento. Tanto che, per fare un esempio significativo, il vino rosso, la tipologia che appare più “sotto attacco” dai nuovi stili di consumo, è il preferito dagli abbonati dei wine club con una quota di valore del 43,7% nel 2025. Secondo Futuremarketinsights, il mercato dei wine club, legato agli abbonamenti al vino, ha raggiunto i 12,4 miliardi di dollari nel 2025. La previsione è che il settore crescerà ad un Cagr (tasso di crescita annuale composto, ndr) del 9,7% nel periodo 2025-2035, raggiungendo un valore di vendita di 31,4 miliardi di dollari entro la fine del 2035.
Un trend che svela un settore in piena espansione, in una trasformazione “dovuta principalmente alle mutate preferenze dei consumatori verso esperienze enologiche pre-curate, pratiche e personalizzate. I servizi di abbonamento al vino non solo sono considerati una selezione esclusiva per intenditori, ma offrono anche la possibilità di consegna a domicilio, rivoluzionando così il tradizionale sistema di acquisto del vino. La crescente popolarità dei vini pregiati e rari, insieme ai canali di shopping online e di marketing digitale, è la forza trainante di questo sviluppo. Il fattore principale è il crescente interesse dei consumatori per la scoperta e la formazione sul vino”. I wine club offrono tutta una serie di servizi ad hoc, dagli assortimenti accuratamente selezionati alle note di degustazione fino ai suggerimenti di abbinamenti gastronomici.
L’emergere di wine club online e degustazioni virtuali sta contribuendo ulteriormente alla soddisfazione del cliente e alla fidelizzazione al marchio, senza dimenticare lo sviluppo del canale Direct-to-Consumer (Dtc) che stimola la crescita del settore. Cantine, negozi al dettaglio e wine club stanno utilizzando il web per creare i propri piani di abbonamento e offrirli ai clienti per provare nuove varietà di vino ed esplorare nuove regioni senza dover recarsi in un negozio fisico. Inoltre, la domanda dei consumatori di vini biologici, biodinamici e sostenibile sta promuovendo la diversificazione del portafoglio prodotti nell’ambito del programma di abbonamento. A fare da leva al cambiamento sono le innovazioni nelle tecnologie legate all’Intelligenza Artificiale (Ia), sempre più avanzate. Il sistema di raccomandazione automatizzato esamina le preferenze inserite in precedenza dall’utente, la cronologia degli acquisti ed i profili di degustazione per orientare la scelta individuale. Ma ci sono, però, alcuni aspetti da tenere in considerazione: le normative sulle spedizioni di alcolici, la grande concorrenza dei rivenditori tradizionali, le preoccupazioni legate alla “stanchezza” da abbonamento. E poi le complesse questioni logistiche, come le spedizioni sensibili alla temperatura e le normative sul commercio internazionale, che potrebbero ostacolare la crescita del settore. C’è da dire che gli schemi di impegno flessibili hanno superato gli abbonamenti fissi, i contenuti formativi, che spaziano dalle guide di degustazione digitali alle sessioni di degustazione con chef, hanno permesso di convertire i consumatori occasionali in abbonati a lungo termine. L’iper-personalizzazione, tra il 2025 e il 2035, sarà ancora più accentuata, utilizzando dati biometrici e modelli predittivi per personalizzare le decisioni, secondo lo studio.
I consumi saranno, inoltre, tracciati dall’intelligenza artificiale per garantire che la consegna avvenga nei tempi ottimali, e la blockchain verrà utilizzata per migliorare ulteriormente la tracciabilità e l’autenticità. Le abitudini sostenibili includeranno spedizioni a zero emissioni di carbonio ed imballaggi a zero rifiuti. Il modello mensile (56,3%), che si lega storicamente alla filosofia dei WineClub, trae vantaggio dall’allineamento con i tipici cicli di bilancio familiare e le limitazioni di spazio residenziale, creando una sostenibilità pratica che favorisce la fidelizzazione a lungo termine. Tuttavia, il segmento si è evoluto, passando da rigide date di consegna fisse a una programmazione più flessibile che si allinea alle preferenze individuali, mantenendo al contempo il ritmo mensile fondamentale che struttura il rapporto con gli abbonati. I servizi di abbonamento premium spesso offrono partnership esclusive con i vigneti, selezioni curate ed edizioni limitate per offrire al cliente un’esperienza ad alto valore aggiunto. Al contrario, i servizi tradizionali attirano i clienti con il loro modello di prezzo conveniente, offerte di consegna flessibili e strategie di coinvolgimento digitale interattive.
L’analisi sui singoli Paesi by futuremarketinsights, prevede un Cagr, dal 2025 al 2035, per i wine club, del 10,4% negli Usa, 8,7% nel Regno Unito, 7,5% per la Francia, 7,9% per la Germania, 7,2% per l’Italia. Ma le crescite sono generalizzate e si segnalano anche nel continente asiatico, e quindi Corea del Sud (9,1%), Giappone (8,4%), Cina (10,8%) dove è prevista la crescita più elevata. In Italia “gli abbonamenti fungono da meccanismo di utilità per trovare vigneti di qualità fuori dai sentieri battuti”. I wine club, pertanto, “consentono ai vigneti boutique di entrare in un settore a lungo dominato dai marchi di massa. L’aumento degli abbonamenti esperienziali, che abbinano il vino alla dimensione gastronomica, compresa l’inclusione di ricette regionali, migliora la partecipazione dei consumatori. La digitalizzazione è rallentata dalla propensione culturale all’acquisto in negozio, ma la domanda più forte da parte degli abbonati internazionali continua a sostenere la crescita degli abbonamenti, trainata dalle esportazioni. La capacità dell’Italia di esprimere il suo vasto terroir attraverso selezioni ben congegnate rafforza la sua posizione nel settore premium”.
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