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L’EVENTO

“World Restaurant Awards”, 20 i candidati italiani nelle categorie degli Oscar della ristorazione

Nuove aperture, locali storici, ristoranti impegnati eticamente, originali o con piatti forti: l’Italia sarà ben rappresentata il 18 febbraio a Parigi
ITALIA, PARIGI, WORLD RESTAURANT AWARDS, Non Solo Vino
Almeni, il circo del gusto di Bottura candidato agli Oscar della Ristorazione di Parigi

Esistono ormai “awards” per tutto, dalla cinematografia alla moda, dall’impegno sociale a, ovviamente, la cucina. E gli eventi culinari, con i “World Restaurant Awards”, i cosiddetti Oscars della cucina di scena il 18 febbraio a Parigi, a fare da capofila con oltre 293 ristoranti candidati da oltre 45 Paesi di tutto i ìl mondo. E tra le tante categorie, non poteva certo mancare l’Italia, con i suoi tanti esempi di eccellenza gastronomica. Di ogni tipo: tra i “Best Events” non uno, ma ben due eventi tricolori. Il primo è “Al Meni”, il circo-mercato dei sapori, capitanato dallo chef n. 1 al mondo Massimo Bottura, che ogni anno chiama a raccolta 24 top chef fra mercato dei prodotti di eccellenza, street food gourmet e show cooking stellati affacciati sul mare, di scena a Rimini (quest’anno il 22 e 23 giugno). Insieme ad “Al Meni”, anche “Ein prosit” di Malborghetto, l’unico altro evento italiano che compare nella lista, manifestazione enogastronomica all’insegna della tradizione culinaria ed enoica del Friuli Venezia Giulia, proiettata in un’ottica nazionale.
Ben tre i locali italiani invece candidati nella categoria “Off-Map Destination”, ovvero quelli per cui il viaggio per arrivarci fa parte della storia: sono L’Argine a Vencò della stellata ex giudice di MasterChef Antonia Klugmann, La Madia di Licata e il Reale, a Castel di Sangro (provincia de L’Aquila), tre stelle Michelin guidato da chef Niko Romito. Proprio quest’ultimo vanta una “doppietta” nelle candidature, essendo in corsa anche per il titolo di “Original Thinking”, i locali in cui sviluppo, creatività e espressione artistica sono puntini cardini della gestione.
Un’altra è anche la categoria dedicata al modo di pensare e di esprimersi “diverso”, e originale, dei locali di tutto il mondo, quella dell’ “Ethical Thinking”: tra i candidati, non potevano mancare gli italiani Food for Soul, l’associazione di Massimo Bottura, che vuole incoraggiare istituzioni e esperti del settore a creare mense per i bisognosi in cui usare il cibo che altrimenti verrebbe quotidianamente sprecato, insieme a La Lanterna di Diogene di Modena, cooperativa sociale che si pone come obbiettivo quello di dare un lavoro a chi ha dei problemi particolari, e a S’Apposentu, in provincia di Cagliari, dove lo chef Roberto Petza è custode di una tradizione sarda che si credeva estinta.
A dimostrazione che in Italia c’è un locale per ogni gusto, ci sono i due candidati nella categoria “Enduring Classic”, i locali aperti da almeno 50 anni, che sono il Caffè Sicilia di Ragusa, e Il Luogo di Aimo e Nadia, due stelle Michelin a Milano. In “contrasto”, si fa per dire, con il Da Gorini di Bologna, candidato agli Oscars come “Arrival of the year”, ovvero le nuove aperture (per regolamento tra il 1 settembre 2017 e il 30 settembre 2018).
Parlando di Italia del cibo, ciò che ci caratterizza sono sicuramente i piatti forti: proprio per il loro “House Special”, la specialità della casa, si sono meritati una candidatura il Lido 84 per la sua Cacio e Pepe in Vescica di Maiale, e la pizzeria n. 1 d’Italia, Pepe in Grani di Franco Pepe per la sua famosa Margherita Sbagliata.
Una curiosità: i “World Restaurant Awards” hanno anche una categoria che premia i ristoranti in cui la prenotazione non è necessaria, i “No Reservations Required”. Tra i quali c’è in corsa Retrobottega, locale nel centro di Roma dove il concept è quello della riscoperta di antichi sapori e antico sapere.

I premi non finiscono qui: oltre alle 12 categorie “Big Plates”, ci sono le 6 categorie “Small Plates”, ovvero quelle che premiano l’impegno nel riconoscere il grande scopo che i social media hanno nella gastronomia, cercando allo stesso tempo però di combattere le mode, mantenendo un forte legame con la tradizione. Nella categoria “Red Wine-Serving Restaurants”, i ristoranti che in qualche modo rifuggono la moda in fatto di vini, ma preferiscono proporre sempre il buon vino rosso, a rappresentare l’Italia ci sono il Piazza Duomo di Alba, tre stelle Michelin di chef Enrico Crippa, e il Roscioli di Roma. Premio anche per gli chef “Tattoo-Free”, con a rappresentare il Belpaese Antonia Klugmann e Mauro Colagreco. O ancora premiato sarà l’impegno nel servizio al tavolo, nella categoria “Trolley of the Year”, tra i cui candidati c’è il ristorante italiano Diana di Bologna. Saranno invece Il Portico ad Appiano Gentile e Lido 84 a rappresentare il Belpaese nella categoria “Tweezer-Free Kitchen”, traducibile in stile pratico di decorazione.
Non si tratta comunque di un semplice premio, ma un vero e proprio nuovo punto di vista e un nuovo modo di riconoscere l’eccellenza culinaria perché premia, non tanto il successo, quanto la diversità, la valorizzazione delle culture gastronomiche del mondo e l’etica. Non la solita classifica quindi, ma una mappa ragionata per argomenti, dai connotati del tutto diversi rispetto alla più celebre lista dei migliori, la 50 Best Restaurants. E a decretare i vincitori, non potevano che essere dei professionisti: oltre cento persone fra i principali esponenti del mondo della ristorazione e non solo, inclusi alcuni dei migliori chef, scrittori e professionisti del settore.

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