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VINO E COLLEZIONISMO

Indagine Intesa Sanpaolo PB: in Italia 6 collezionisti su 100 scelgono di investire sui fine wine

Il mercato internazionale delle aste enoiche vale quasi mezzo miliardo di euro, e il vino tira più di auto e moto d’epoca
ASTE, COLLEZIONISMO, vino, Italia
Una magnum del leggendario Sassicaia 1985 tra i top lot in asta da Pandolfini

Il mercato mondiale delle aste del vino muove ogni anno quasi mezzo miliardo di euro. Una bella cifra, che si fa un po’ più piccola se raffrontata con i numeri del collezionismo di arte, gioielli o auto d’epoca. I fatturati delle maggiori case d’asta, da Sotheby’s a Christie’s, da Zachys a Acker Merrall & Condid, passando per le italiane Gelardini & Romani, Pandolfini, Wannenes, Bolaffi e Finarte, sono in continua crescita, e se fino a qualche anno fa le due piazze principali erano quelle di Londra e New York, oggi anche Hong Kong ha un peso specifico importante. Di record in record, crescono le quotazioni, così come lo spazio occupato dalle griffe del vino italiano. Che sfida ormai apertamente lo strapotere di Borgogna e Bordeaux, cui contrappone i campioni del Barolo, del Brunello e di Bolgheri, con etichette come il Monfortino di Giacomo Conterno, i grandi vini di Gaja e Giacosa, il Brunello di Montalcino di Biondi Santi e Case Basse (Soldera), il Tignanello e il Solaia della Marchesi Antinori, il Sassicaia della Tenuta San Guido ed il Masseto, tutte etichette sempre più oggetto del desiderio dei collezionisti di tutto il mondo. Anche di quelli italiani: come emerge da un’indagine promossa da Intesa Sanpaolo PB insieme ai galleristi di Miart, 6 collezionisti su 100 scelgono infatti di investire sul vino. Che si piazza poco dietro ai gioielli e agli orologi, e davanti alle auto ed alle moto d’epoca.

Focus - Il ritratto del collezionista italiano
Come racconta il volume “Collezionisti e valore dell’arte in Italia”, in corso di pubblicazione, e frutto dell’indagine di Intesa Sanpaolo Private Banking, i collezionisti hanno un’età media poco sopra i 58 anni, prevalgono gli uomini rispetto alle donne (3 a 1); risiedono in gran parte (quasi il 70%) nelle regioni più ricche del Paese (Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia), al Centro solo l’11%, al Sud il 7% e all’estero il 4%. I collezionisti italiani possiedono un livello di istruzione più elevato (laurea), sovente sono imprenditori, liberi professionisti, o dirigenti d’azienda. Hanno collezioni non grandissime: in media 155 lr opere, oltre il 40% ne possiede meno di 50 e il 60% meno di 100 con una netta preferenza per l’arte contemporanea (94%), associata a opere del dopoguerra (46%) o moderne (21%). Ci sono poi le eccezioni: in 11 casi e collezioni superano le 500 unità, in 3 casi le 1.000. I collezionisti italiani si chiudono nel riserbo (55%) alla domanda su quanto valga la loro collezione. A livello aggregato, il 55% del campione colleziona da più di dieci anni e in maniera sistematica. Si colleziona seguendo un tema, un movimento o delle tendenze: si privilegia l’Astrazione (29%), poi Minimalismo (22%), Arte Povera (21%) e Informale (20%).

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