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Genetica, la via per il futuro sostenibile della viticoltura. La linea Coldiretti

Il professor Attilio Scienza: “il futuro della viticoltura è nelle mani dell’innovazione genetica e digitale”
Coldiretti, COTARELLA, GENETICA, SCIENZA, vino, Italia
Genetica, la via per il futuro sostenibile della viticoltura. La linea di Coldiretti

“Siamo accanto ai ricercatori e ai grandi centri di ricerca italiani, a quelli che più di altri hanno spinto perché le nuove tecniche genomiche (Ntg) possano diventare un’opportunità per realizzare quella sostenibilità del Pianeta e dei territori in cui viviamo e lavoriamo che rischia di essere più parlata che agita”. A parlare è Ettore Prandini, presidente Coldiretti, che, da “Vinitaly Special Edition” 2021, ha tracciato la nuova linea dell’organizzazione in tema di miglioramento genetico della vite, e non solo, nel segno dell’innovazione. Una innovazione che permetterà di salvaguardare la grande biodiversità della piattaforma ampelografica italiana bandiera del made in Italy dei vini e di molti altri nostri prodotti agroalimentari. “Oggi tutti parlano di sostenibilità - ha aggiunto Prandini - ma c’è il rischio che, senza strumenti adeguati, sia una sfida che non si possa vincere. La ricerca ha un ruolo determinante per mantenere le posizioni del nostro export sui mercati e dobbiamo valorizzare e sostenere i nostri ricercatori, le Università e i Centri di ricerca nazionali. La cis-genesi e gli Nbt (Nbt new breeding techniques) porteranno a una forte riduzione dell’impiego dei prodotti fitosanitari e quindi alla salvaguardia ambientale e commerciale. Il nostro sostegno si concretizzerà nel coinvolgimento delle istituzioni del nostro Paese, partendo da Governo, perché questo filone di ricerca venga sostenuto con risorse economiche e si apra finalmente nel nostro Paese la possibilità che i materiali che i ricercatori produrranno passino dai laboratori ai vigneti”.
Una strada che pare obbligata per centrare gli obiettivi posti dal Green Deal Europeo, come ha ricordato Attilio Scienza, professore ordinario fuori ruolo presso l'Università degli Studi di Milano, autorità del settore e appena nominato alla presidenza del Comitato Vini. “Il futuro della viticoltura - ha detto Scienza - è nelle mani dell’innovazione genetica e digitale. Purtroppo il miglioramento genetico non è compreso perché nelle scuole le materie scientifiche sono poco presenti. I genetisti non valutano i cambiamenti sociali e quindi il messaggio dovrebbe arrivare da media capaci di divulgare la scienza. L’innovazione genetica ha sempre accompagnato l’uomo, dalla domesticazione alla creazione di nuove varietà, e ultimamente alcuni strumenti a disposizione hanno accelerato in modo incredibile il perseguimento degli obiettivi. Serve una forte collaborazione tra pubblico e privato, vincente come dimostrano alcune esperienze come per esempio quella di Winegraft per i portinnesti Serie M dell’Università di Milano resistenti a stress abiotici”.
Le nuove tecniche genomiche (Ntg) - su cui in Italia si sta lavorando da tempo grazie al “viatico” rappresentato dalla codifica del Dna della vite, obiettivo raggiunto dalla collaborazione di scienziati italiani e francesi - permettono di pervenite a quelli che si possono definire come dei veri e propri cloni che conservano tutte le caratteristiche della varietà se non per la suscettibilità a malattie o per la resilienza a condizioni pedoclimatiche estreme, come lo stress idrico, sempre più comuni e frequenti a causa del cambiamento climatico. Lo ha illustrato Mario Pezzotti, genetista dell’Università di Verona, già presidente della Società Italiana di Genetica Agraria (Siga). “Non ripetiamo - ha esortato Pezzotti - quanto accaduto con i computer Olivetti, invenzione italiana a cui non abbiamo saputo dare seguito perdendo la leadership a favore di multinazionali. Con la cis-genesi siamo in grado di avere un clone tale e quale alla varietà di partenza eccetto che per i geni miglioratori in 6-8 mesi. Un balzo inimmaginabile in confronto ai 25-30 anni necessari con il miglioramento genetico tradizionale”. La ricerca italiana nel campo del miglioramento genetico è una vera e propria eccellenza, finanziata anni fa sotto il ministero Maurizio Martina, con il progetto Biotech finanziato con 7 milioni di euro di cui 800 mila destinati al progetti Vitech dedicato a vite da vino e da tavola. “L’applicazione delle nuove tecniche genetiche permette di accelerare l’evoluzione delle nostre varietà autoctone”, ha spiegato Riccardo Velasco, direttore del Centro di Ricerca in Viticoltura ed Enologia Crea. E soffermandosi sugli obiettivi del progetto Biotech che, ha sottolineato come questo abbia dato la possibilità di creare un network di istituti di ricerca italiani creando una grande sinergia che ha posto l’Italia in una situazione di preminenza. “Sulle piante arboree come la vite - ha sottolineato ancora Velasco - le multinazionali non hanno messo le mani diversamente a quanto accaduto nel caso delle piante erbacee, commodity sul mercato. Abbiamo lo spazio per lavorare”.
Il progetto triennale Vitech arriverà a conclusione l’anno prossimo e si spera ci possa essere una prosecuzione. Intanto progrediscono anche gli studi relativi all’Rna-interference. “Si tratta - ha spiegato Gabriella De Lorenzis, del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università di Milano - di una tecnica che, attraverso l’uso di pezzetti di Rna, va a “spegnere” di geni responsabili, per esempio, della suscettibilità ad alcune malattie. L’altra frontiera riguarda l’uso di sostanze naturali con attività antimicrobica. Si tratta di composti aromatici, come per esempio i terpeni contenuti nell’uva, da irrorare sulle piante. Strategia entrambe per integrare le Nbt e per fare fronte con sistemi sostenibili alla difesa della vite su quelle varietà minori che saranno oggetto di miglioramento genetico in un secondo tempo, visto che saranno le più importanti ad avere la precedenza”.

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