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PROGETTI

Ritorno alle origini e pregio dei vitigni resistenti: in Trentino la vigna si trasferisce al museo

Al Muse nasce il Giardino dell’Uva, vigneto dimostrativo sostenibile, negli “Orti della biodiversità”. Il progetto è ideato da Cantina Endrizzi

A Trento nasce il Giardino dell’Uva, progetto del Muse - Museo delle Scienze di Trento, in collaborazione con Cantina Endrizzi, maison del Trentodoc e non solo, che ha puntato su un vigneto dimostrativo sostenibile all’interno degli “Orti della biodiversità del Museo”. Il Giardino dell’Uva è un tuffo nella storia e nelle tradizioni. La viticoltura trentina ha infatti origini antiche: alcuni ritrovamenti archeologici confermano la coltivazione della vite a partire dal IV secolo a.C. La massima espansione delle aree coltivate a vigneto si riscontra attorno al 1930, con circa 26.000 ettari in coltivazione, oggi stabilizzati attorno a 10.000 ettari. Nel vigneto dimostrativo del Muse si possono osservare le più tipiche forme di allevamento della vite: dalla più popolare pergola trentina alla spalliera, dal palo singolo tipico della Valsugana fino all’antichissima vite maritata a un albero, per finire con il più moderno guyot meccanizzabile.
I vitigni presenti sono stati selezionati tra quelli antichi e moderni coltivati in Trentino, integrati da alcune varietà resistenti alle più comuni patologie della vite (Johanniter B., Souvignier gris, Charvir, Pinot Regina, Nermantis e Pergola Termantis).
I vitigni resistenti, e quindi meno bisognosi di trattamenti, sono al centro di un forte interesse nella viticultura del Trentino. E il Giardino dell’Uva è un’idea che va in questa direzione. “Un’agricoltura sostenibile è il modo migliore per pensare al nostro paesaggio di oggi e di domani” ha commentato Michele Lanzinger, direttore del Muse.
L’inaugurazione è stata accompagnata da una tavola rotonda sugli scenari di viticoltura sostenibile in Trentino. Al convegno, moderato da Aurora Endrici, hanno preso parola Michele Lanzinger, direttore del Muse; Paolo Endrici, titolare della Cantina Endrizzi, cantina promotrice del progetto Giardino dell’Uva; Attilio Scienza, professore presso Università di Milano ed esperto di viticoltura sostenibile e Marco Stefanini, coordinatore del progetto viti resistenti della Fondazione Edmund Mach.
“Trentino, sostenibilità, viticoltura, resistenza e futuro sono cinque termini vincenti in sé ma non sono sempre collegati in modo ideale. Il nostro lavoro è quello di collegarli. Lo facciamo oggi al Muse, lo faremo domani nelle nostre aziende perché avere dei vitigni resistenti, cioè meno bisognosi di trattamenti, ci porterà a una natura più pulita, a un Trentino sempre più bello e vivibile”, sottolinea Paolo Endrici, titolare della Cantina Endrizzi.
“Nei periodi più bui dell’umanità l’uomo si è rifugiato nella terra, trovando la risorsa per la sua rigenerazione. Il meticcio (la vite resistente) salverà il futuro della viticoltura mondiale di fronte alla minaccia dei cambiamenti climatici. La vite resistente per la viticoltura contemporanea - riflette il professore Attilio Scienza - è come la scoperta del portainnesto nell’epoca della pandemia viticola da fillossera”.
“Le variazioni del clima rendono sostenibile la ricerca dei vitigni resistenti per migliorare la salubrità e la sostenibilità dell’ambiente dove vengono coltivati. È prezioso lo sforzo della Fondazione nel creare una banca dati genetica attraverso i semenzari di vitigni delle più disparate zone viticole al mondo”, aggiunge Marco Stefanini, coordinatore del progetto viti resistenti della Fondazione Edmund Mach.

Focus - La collaborazione con la Cantina Endrizzi

La Cantina Endrizzi è una realtà storica della Piana Rotaliana dal 1885, una famiglia di produttori giunta oggi alla quinta generazione, tra i fondatori dell’attuale Istituto Trentodoc, da sempre legati alla valorizzazione del Teroldego Rotaliano. Il rapporto di stretta collaborazione con Endrizzi di San Michele all’Adige nasce già agli esordi del museo nel 2013 con l’installazione permanente “Rocciamadre” al piano + 2 del MUSE, area tematica dedicata alla geologia dell’arco alpino. All’epoca Endrizzi scelse di scavare le rocce dei principali terreni sui quali prosperano i vitigni autoctoni della cantina, esponendoli nel museo e creando contestualmente la linea vini MUSE, con i principali vitigni autoctoni della provincia di Trento: Müller Thurgau “Vulcaniti di Cembra”, Gewürtztraminer “Dolomia del Serla”, Lagrein “Breccia di Masetto” e Teroldego “Alluvioni del Noce”. Il supporto tecnico di Endrizzi continua oggi nella rivisitazione del vigneto nel giardino del MUSE, dove, in aggiunta a svariate varietà biodiverse curate dal museo, sono stati piantati vitigni resistenti che richiamano molto - per colore, gusto e profumo - i vitigni autoctoni al centro del progetto Rocciamadre, ma resistenti a maltempo e attacchi fungini senza alcun intervento umano, secondo la tendenza che sta caratterizzando il panorama viticolo mondiale.

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