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ECONOMIA

Il made in Italy esulta, gli Usa hanno ridotto i dazi sulla pasta italiana: scongiurato il 107%

Dal 91,74% al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri 11 non campionati. Lollobrigida: “lavoro di squadra porta frutti”
ANTIDUMPING, Coldiretti, DAZI, FARNESINA, FILIERA ITALIANA, FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, MINISTRO DELL'AGRICOLTURA, PASTA ITALIANA, UNIONE ITALIANA FOOD, USA, Non Solo Vino
Il made in Italy esulta, gli Usa hanno ridotto i dazi sulla pasta italiana

Il 1 gennaio 2026 doveva essere, in teoria, il giorno in cui sarebbero aumentati i dazi in Usa su alcuni tipi di pasta italiana, ma il pericolo sembra essere stato al momento, quantomeno, scongiurato. Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, infatti, ha reso noto alcune valutazioni - in anticipo rispetto alla conclusione dell’indagine attesa per l’11 marzo - in relazione ai dazi antidumping su alcuni marchi di pasta italiani (come avevamo raccontato qui). E come ha comunicato la Farnesina, questa analisi post-preliminare ha rideterminato in misura significativamente più bassa le aliquote fissate in via provvisoria a settembre: dal 91,74%, i dazi passano, infatti, al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri 11 produttori non campionati, tra cui Barilla e con molti altri aderenti a Filiera Pasta, la struttura interna a Coldiretti e Filiera Italia e finalizzata a rafforzare la tutela del settore. Che dal canto loro hanno accolto di buon grado la notizia plaudendo l’operato del Governo e della struttura diplomatica tricolore: “la decisione degli Usa è un primo riconoscimento della fattiva volontà di collaborare delle nostre aziende da parte delle autorità statunitensi”, spiegano in una nota congiunta aggiungendo che, così come continuerà il sostegno assicurato dalla Farnesina e dal Governo rispetto al tema e in attesa delle decisioni definitive, allo stesso tempo proseguirà anche l’azione di Coldiretti e Filiera Italia a difesa della pasta premium made in Italy.
La procedura antidumping resta, infatti, formalmente aperta e l’amministrazione Usa dovrà ora pubblicare le conclusioni finali. L’efficacia delle nuove aliquote (il 91,74% unito al 15% già in vigore da agosto sui prodotti Ue, per un totale di quasi 107%) resta, comunque, sospesa fino alla conclusione formale dell’indagine, attesa per l’11 marzo.
Nel frattempo esulta anche il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida:
“la buona notizia che arriva dagli Stati Uniti dimostra come il lavoro serio, senza inutili allarmismi, porti i suoi frutti - ha detto - abbiamo seguito sin da subito la vicenda, ad ottobre a Chicago insieme all’Ambasciatore Marco Peronaci avevamo dato un segnale importante: le istituzioni italiane non avrebbero abbandonato i produttori di pasta italiani. Oggi sappiamo di aver scelto la strada giusta e le tariffe sono fortemente ridimensionate. Ancora una volta abbiamo dimostrato che il lavoro di squadra paga e l’Italia è forte e rispettata nel mondo”.
Soddisfazione è stata espressa anche da Unione Italiana Food: “questo risultato premia il lavoro costante svolto al fianco delle nostre imprese associate, fra cui La Molisana, Garofalo e Barilla, che hanno affrontato con serietà, trasparenza e spirito di collaborazione un percorso complesso e delicato - ha affermato la presidente dei pastai Uif, Margherita Mastromauro - l’esito dimostra che il ruolo di Unione Italiana Food è centrale nel rappresentare, tutelare e accompagnare le aziende italiane nelle battaglie giuste, soprattutto quando si tratta di difendere la qualità, la correttezza e la competitività del made in Italy sui mercati internazionali. Quando il sistema Paese fa squadra i risultati arrivano”.
Secondo le stime Coldiretti e Filiera Italia, un dazio come quello preannunciato e che ora sembrerebbe scongiurato, avrebbe raddoppiato il costo di un piatto di pasta per le famiglie americane, spalancando le porte ai prodotti Italian sounding e penalizzando la qualità autentica del made in Italy. Inoltre, il solo mercato a stelle e strisce, per i pastai italiani, nel 2024 è valso 671 milioni di euro (è il secondo dopo la Germania, ndr), si tratta di un settore che in totale fattura ogni anno 8,7 miliardi di euro e delle oltre 4 milioni di tonnellate di pasta che l’Italia produce ogni anno il 60% prende la via dell’estero.

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