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LO SCENARIO

Bar, dal 2019 al 2025 chiusi 11 al giorno in Italia. L’invito a reagire di Confesercenti

Un impoverimento sociale ed economico costato 7,2 miliardi di euro. Roma ne ha visti scomparire 2.827, nonostante il turismo della Capitale
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Bar, chiusi 11 al giorno in Italia dal 2019 al 2025

Amati dagli italiani e simbolo della quotidianità del Paese, i bar si trovano oggi stretti tra costi in aumento, consumi frenati e cambiamenti profondi nelle abitudini dei cittadini. Un modello che fatica a reggere l’urto del rincaro di energia e materie prime, della perdita di potere d’acquisto delle famiglie, del costo del lavoro legato ad attività ad alta intensità di manodopera e scontrini medi contenuti, della riduzione dei flussi nei centri urbani favorita anche dallo smart working, della diversa distribuzione dei consumi durante la giornata e della crescente concorrenza della grande distribuzione e dei nuovi servizi di consegna. Il risultato è una progressiva desertificazione che non colpisce solo i negozi, ma travolge anche una delle attività di prossimità più rappresentative del tessuto urbano e sociale italiano. A lanciare l’allarme è Confesercenti, che, sulla base dei dati delle Camere di Commercio, evidenzia come tra il 2019 e il 2025 il comparto abbia perso oltre 24.000 imprese, 11 bar al giorno. E, secondo le stime Confesercenti, l’impatto non è soltanto sociale, ma anche economico: la riduzione della rete dei bar tradizionali avrebbe, infatti, generato un impoverimento dei territori superiore a 7,2 miliardi di euro in 6 anni, tra minori consumi, occupazione e gettito fiscale.
A scomparire non sono soltanto i tradizionali bar di provincia, ma anche quelli dei quartieri delle grandi città, con la conseguente perdita di presìdi di incontro, relazione e socializzazione che fanno parte della vita delle comunità. Nel 2019 le imprese attive nel servizio bar erano 169.839, scese nel 2025 a 145.766, con una contrazione del -14,2%.
Il fenomeno interessa tutte le regioni italiane, ma con intensità differenti: il Centro registra la flessione più marcata con 7.323 attività in meno e un calo del -20,8%, seguito dal Nord-Est (-16,3%) e dal Nord-Ovest (-16,1%), mentre Sud (-6,7%) e Isole (-6,5%) mostrano riduzioni più contenute, ma, comunque, significative. In termini assoluti, la Lombardia guida la classifica delle perdite con 4.957 bar in meno, davanti a Lazio (-4.405), Veneto (-2.806), Emilia-Romagna (-1.916) e Piemonte (-1.915). Sul fronte percentuale, la riduzione più accentuata si registra nelle Marche (-25%), seguite da Lazio (-23,9%), Valle d’Aosta (-22,2%) e Veneto (-20,1%). Emblematico il caso di Roma, che ha visto scomparire 2.827 bar, oltre il -30% del totale, in una dinamica che nemmeno i flussi turistici record della Capitale sono riusciti ad arrestare.
“La desertificazione commerciale sta cambiando la vita quotidiana delle nostre comunità - dichiara Nico Gronchi, presidente Confesercenti - un bar è un’impresa che crea lavoro e offre un servizio. Ma è anche uno dei luoghi più semplici e accessibili in cui le persone si incontrano. Vale per il piccolo comune, dove può essere un punto di riferimento per tutti, e vale per il quartiere di una grande città. Quando questi luoghi vengono meno, le strade sono meno frequentate e le città diventano più spente e meno sicure”.
Per questo, a partire da oggi, 28 settembre, l’associazione presenterà in tutti i capoluoghi italiani i dati locali sulla riduzione dei bar tradizionali, con l’obiettivo di rendere visibile un fenomeno che il solo dato nazionale non riesce a raccontare pienamente e di sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti per contrastare la desertificazione commerciale e favorire la rigenerazione di città e centri abitati. “La presentazione dei dati sarà anche un invito a reagire. Chiediamo a tutti i cittadini di sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti per contrastare la desertificazione commerciale e favorire la rigenerazione delle città e dei centri abitati. Difendere le attività di prossimità significa difendere lavoro, servizi e luoghi in cui continuare a incontrarsi”, conclude Gronchi.

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