Sebbene tutti spingano per un approccio al vino più informale e meno ingessato soprattutto per conquistare le generazioni più giovani, per alcuni tipi di vino esiste anche una certa ritualità gestuale. Come per gli spumanti, con la bottiglia che viene svestita dalla sua capsula (che spesso è anche strumento di marketing), la gabbietta che viene rimossa, il tappo che viene fatto saltare con il suo classico “pop” nei contesti di festa, o rimosso lentamente evitando rumori in quelli più raffinati. Ebbene, il primo step, quello della capsula, potrebbe saltare, con i consumatori che potrebbero trovarsi sempre più di fronte a bottiglie di spumante senza capsula, con il collo “nudo”. Anche sul fronte dello Champagne. Con la più prestigiosa delle denominazioni spumantistiche del mondo (nel 2024, nonostante qualche difficoltà sui mercati, ha esportato 3,75 miliardi di euro per poco più di 150 milioni di bottiglie), che, in piena vendemmia, ha ritirato la sua opposizione al passaggio da obbligatorio a facoltativo rispetto alla presenza della capsula sulle bottiglie.
La vicenda parte qualche anno fa, quanto la nuova normativa europea, in nome della riduzione dei costi e dei rifiuti, ha fatto diventare facoltativa, appunto, l’apposizione della capsula sui vini spumanti, lasciando, però, la facoltà alle Dop di mantenerne l’obbligatorietà nei disciplinari. Misura a cui la Champagne si era detta contraria, avviando, “a titolo conservativo, una procedura all’Inao volta a iscrivere l’obbligo di apporre la capsula nel disciplinare della denominazione. Questa iniziativa - spiega il Comité Champagne, l’interprofessione che riunisce 16.000 vigneron e 350 maison di Champagne - mirava a preservare i codici identitari dello Champagne, in attesa di un approfondito studio sul ruolo e sulla percezione della capsula da parte dei consumatori”. Ed i risultati, pubblicati di recente, spiega il Comité, “dimostrano che la capsula è percepita dai consumatori come un segno identitario forte dello Champagne. Essa influenza le loro scelte, portandoli generalmente a preferire una bottiglia con capsula rispetto a una senza, anche se l’assenza della capsula non mette in discussione la preferenza per lo Champagne. Lo studio, quindi, non evidenzia un rischio significativo, né per l’immagine né per le vendite complessive del settore, anche qualora alcuni operatori decidessero di non utilizzare più la capsula. Di conseguenza, la filiera dello Champagne - aggiunge il Comité - ha deciso di non proseguire la procedura avviata all’Inao, considerando che la scelta di non apporre la capsula può presentare un rischio individuale, ma non costituisce un rischio collettivo per la denominazione Champagne”. E, dunque, via libera alle bottiglie di Champagne senza capsula.
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