Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas? In teoria sì, secondo il matematico americano Edward Norton Lorenz, pioniere della teoria del caos e del cosiddetto “Effetto Farfalla”, ovvero l’idea che una piccola variazione delle condizioni iniziali provochi grandi variazioni sul lungo termine. Soprattutto quando viviamo in un mondo globalizzato e la “farfalla” in questione si chiama Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti, che prima annuncia di voler conquistare la Groenlandia e poi, come ritorsione verso otto Paesi europei che recentemente hanno inviato sull’isola le proprie truppe come deterrente contro le mire statunitensi (e quindi non l’Italia), minaccia dazi del 10% a partire dal 1 febbraio, in aggiunta, da giugno, al 15% già in vigore: totale 25%. Ma tra questi otto Paesi c’è anche la Francia (oltre a Germania, Regno Unito, Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia e Paesi Bassi) e, così, le possibili ripercussioni di nuove tariffe doganali (ammesso e non concesso che Trump possa imporre dazi a singoli Stati e non all’Ue nella sua interezza, ndr) vanno a colpire, nuovamente, tra gli altri settori, anche il vino francese il cui export in Usa a settembre 2025 è già di per sé calato del -10,6%. E se a questo aggiungiamo la reazione del presidente francese Emmanuel Macron che nei giorni scorsi ha definito “inaccettabili” le minacce dei dazi affermando che, nel caso, l’Unione Europea avrebbe “risposto in modo unitario”, e soprattutto il fatto che l’Eliseo, al momento, avrebbe rifiutato l’invito di Trump ad aderire al Board di Pace per la ricostruzione di Gaza, le ali della farfalla rischiano di danneggiarsi da quanto battono rapidamente, tanto che il presidente americano, oggi, ha rincarato definitivamente la dose: “Macron non si unisce al Consiglio di Pace per Gaza? Applicherò dazi del 200% sui vini e Champagne francesi e allora sì che lo farà”, ha detto il tycoon.
Dichiarazioni e tensioni che, in generale, hanno fortemente inciso sull’apertura delle Borse europee, dopo che ieri avevano già chiuso in calo. Parigi ha avviato la seduta in negativo (-1,78%), così come Francoforte (-1,34%), Milano (-0,64%) e Londra (-0,39%), anche se gli investitori “più ottimisti ritengono che la saga della Groenlandia sia solo un nuovo esempio della ormai ben nota tattica negoziale americana: prima colpire, poi discutere”, come spiegano gli analisti. Tra i titoli del settore del vino quotati a Parigi, Lvmh (che detiene il marchio di Champagne Moët Hennessy) ha perso il 2,14% a 570,30 euro, Rémy Cointreau l’1,95% a 38,34 euro, Laurent-Perrier lo 0,66% a 90,20 euro e Marie Brizard l’1,41% a 2,79 euro.
Trump ha poi pubblicato sul suo social network Truth uno screenshot di un messaggio attribuito a Macron, dove il presidente francese asserisce di essere in sintonia su questioni come Siria e Iran, ma di non capire il suo intento circa la Groenlandia, invitandolo a sua volta a partecipare a un vertice del G7 a Parigi del 22 gennaio (con la possibilità di invitare a margine anche la Russia) e a cena, come riferisce “Le Figaro”. Nei giorni scorsi, invece, (pre annuncio del 200%), era intervenuta sul tema anche la Ministra dell’Agricoltura francese, Annie Genevard, sostenendo che “in questa escalation dei dazi, anche gli Usa hanno molto da perdere, compresi i loro agricoltori ed i loro produttori”.
Fatto sta che, ancora, e un po’ troppo spesso ultimamente, la salute del mondo del vino viene minacciata da fattori esterni e non direttamente collegati. Tanto che se il presidente statunitense Donald Trump decide di piantare le bandiere a stelle e strisce in Groenlandia, rischiano di rimetterci lo Champagne francese e i suoi amanti in tutto il mondo.
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