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UNA VERA “VIGNA ARCHEOLOGICA”

Pompei torna a produrre vino, per raccontare al mondo la sua importanza nella nostra civiltà

Il lancio del progetto del Parco e Gruppo Tenute Capaldo. Il Ministro Lollobrigida e il Sottosegretario Mazzi: “il vino è un patrimonio da difendere”

Una vera a propria “vigna archeologica” che nel tempo supererà i 6 ettari, con vitigni autoctoni locali e su suoli intatti da oltre duemila anni, e la costruzione di un’azienda vitivinicola con ciclo produttivo completo ed a conduzione biologica, con strutture di vinificazione e affinamento, nel perimetro del Parco, per tornare a produrre il “vino pompeiano”. Che è unico al mondo non solo perché grazie al know-how dell’enologia italiana rinasce dall’antichità tra gli scavi della città romana sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., luogo-simbolo della bellezza italiana e della cultura mondiale, ma perché racconta l’importanza del vino nella nostra civiltà. Prende forma il nuovo capitolo che si sta scrivendo per la viticoltura e la storia del patrimonio culturale e naturalistico di Pompei, d’Italia e del mondo, grazie alla forma speciale di partenariato pubblico-privato che coinvolge il Parco Archeologico di Pompei ed il Gruppo Tenute Capaldo, e, in particolare, le cantine Feudi di San Gregorio e Basilisco - frutto di un’importante lavoro di ricerca sui vitigni autoctoni locali e la loro coltivazione nei secoli, in collaborazione con Attilio Scienza, professore di Viticoltura all’Università di Milano e tra i massimi esperti del settore al mondo, e le consolidate competenze agronomiche di Feudi di San Gregorio e del suo responsabile di produzione Pierpaolo Sirch, agronomo di fama internazionale - e che, oggi al Ministero dell’Agricoltura a Roma, hanno presentato il progetto che si sta realizzando nell’area archeologica più famosa del Belpaese, e tra le più importanti al mondo, che nel 2025 ha superato 4 milioni di visitatori da ogni angolo del pianeta.
“Oggi abbiamo la necessità di raccontare di nuovo il vino alle generazioni che lo conoscono magari meno. Il rapporto delle generazioni che ci hanno precedute con la campagna era un fatto normale, un sistema alimentare in cui nella famiglia si spiegava, si abituava anche a bere con moderazione e a gestire il vino”, ha sottolineato, a WineNews, il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, definendo il progetto di Pompei come una collaborazione tra pubblico e privato virtuosa e “replicabile in altri luoghi d’Italia”. E una collaborazione tra il mondo del vino e quello della cultura “che trovo giusta, perché il vino è molto più di una bevanda o di un alimento, e non è solo alcol come giustamente ha detto anche il Ministro Lollobrigido, ma è molto di più, è cultura - ci ha ribadito il Sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi - e racconta una storia di millenni dell’umanità. Per cui è sicuramente un patrimonio da difendere”.
Il Gruppo Tenute Capaldo - come abbiamo raccontato fin dall’inizio del lancio del progetto, seguendolo passo dopo passo, per l’importanza che riveste non solo per il vino, ma anche per il patrimonio culturale italiano - affiancherà il Parco nella gestione e valorizzazione storica dei vigneti nel sito archeologico, forte dell’esperienza acquisita negli ultimi anni su alcuni vigneti già esistenti, e che da 40 anni è impegnata nello studio e nella valorizzazione dei vitigni autoctoni campani, tra cui le viti centenarie di Taurasi - i cosiddetti “patriarchi della vite” custoditi a Feudi di San Gregorio a Sorbo Serpico nel cuore dell’Irpinia. Per la cantina il progetto si iscrive, quindi, nell’impegno volto alla valorizzazione del territorio e delle comunità locali (inserito anche nello statuto societario all’atto della trasformazione in Società Benefit, nel 2021). “Il Parco Archeologico di Pompei è uno dei siti culturali più rilevanti al mondo e rappresenta un pilastro fondamentale dell’identità della nostra regione - ha sottolineato Antonio Capaldo, presidente Feudi di San Gregorio, e alla guida del Gruppo Tenute Capaldo - abbiamo aderito a questo progetto con entusiasmo, mettendo le nostre competenze al servizio del Parco per sviluppare insieme un innovativo progetto agricolo e agronomico. Vogliamo far rivivere Pompei non solo come luogo di ricerca e conoscenza, ma anche come centro di produzione e scambio, ritornando alle sue radici storiche. Per questo, occorreranno tempo e investimenti importanti, ma la cosa non ci spaventa, anzi: avere il coraggio di percorrere nuove strade, guardando questo progetto millenario con occhi nuovi, accomuna la nostra visione a quella del Parco. L’approccio scelto è fortemente culturale e non speculativo, con una visione lungimirante che guarda oltre il ritorno immediato e pensa al futuro delle generazioni a venire, assicurando un avvenire sostenibile a questo luogo straordinario”.
L’esecuzione di questo progetto di lungo termine non è affidata ai classici strumenti di collaborazione pubblico-privato (la concessione o l’appalto), ma sarà garantita da un partenariato in cui il Parco e il Gruppo Tenute Capaldo collaborano mettendo a fattor comune le rispettive esperienze e competenze. “Il Parco Archeologico fin dagli Anni Novanta si è occupato, attraverso gli studi di botanica condotti dal Laboratorio di ricerche applicate interno, di analizzare i vigneti dell’antica Pompei, per indagarne le caratteristiche storico scientifiche, le tecniche di viticoltura e dunque le abitudini alimentari. Da allora sono state attuate azioni di valorizzazione dei vigneti, quale modo per raccontare e far conoscere la città antica sotto aspetti diversi - spiega il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel - oggi il Parco sta investendo in una più ampia forma di valorizzazione nonché di tutela del patrimonio naturale, del paesaggio e dell’ambiente che sono elementi integranti dell’area archeologica. L’azienda vitivinicola fa parte di un più ampio progetto di azienda archeo-agricola che sta interessando anche altre attività, quali ad esempio la valorizzazione e coltivazione degli ulivi, dei frutteti ed i progetti di agricoltura sociale della “fattoria sociale e culturale”. E la strada vincente per raggiungere importanti risultati per tutto il territorio circostante è a nostro parere il coinvolgimento di privati con competenze specifiche, quali partner attivi dei progetti”. In particolare, ha precisato Zuchtriegel, a WineNews, la cui idea è quella di far rinascere la “grande Pompei”, valorizzando non solo il perimetro degli scavi, ma tutto il territorio circostante, “abbiamo più di 100 ettari di aree verdi, che vogliamo trasformare da un costo in una fonte di sviluppo, di introiti, ma anche in un’occasione fantastica di didattica. La storia dell’umanità, dal Neolitico in poi, è la storia dell’agricoltura e l’agricoltura, che ha la stessa radice di cultura, è essenziale per capire Pompei, e la storia romana e medievale tutta”.
La nuova azienda vitivinicola - che sorgerà nell’area di Stabiae, dove ci saranno parte dei vigneti, oltre a quelli nelle domus, fortemente inserita nel suo territorio, non soltanto dal punto di vista culturale e produttivo, ma anche dal punto di vista del tessuto sociale, con il coinvolgimento di realtà del Terzo Settore nelle fasi di lavorazione - fa leva su un’importante ricerca in merito alle tecniche tradizionali di allevamento della vite e di trasformazione delle uve, in collaborazione con il professor Attilio Scienza (dal quale abbiamo ricevuto e pubblicato l’intervento su “La nuova viticoltura a Pompei”), e le competenze agronomiche di Feudi di San Gregorio e del suo responsabile di produzione Pierpaolo Sirch. L’obiettivo è duplice: da una parte, produrre vini autentici di elevata qualità, dall’altra integrare la viticoltura con la storia e il percorso di visita del Parco Archeologico. Ma che moltiplica la sua importanza perché questo progetto “ci offre la possibilità di continuare a condividere con il mondo la cultura millenaria del vino e, per questo - ha detto Antonio Capaldo, a “tu per tu” con WineNews - mi sento una grande responsabilità”.

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