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EQUIDI

Divieto macellazione cavalli, Lav: “riforma cambia le etichette, ma non la vita degli animali”

Dopo il Senato, il dibattito sulla proposta di legge prosegue alla Camera, e divide politica, associazioni, filiere produttive e territori
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Divieto macellazione cavalli, il dibattito continua

Il dibattito sul divieto di macellazione degli equidi continua e il confronto, politico e sociale, si fa sempre più acceso: l’avvio dell’esame delle proposte di legge alla Camera ha scatenato un’ondata di reazioni che attraversa mondo agricolo, associazioni animaliste, produttori e consumatori. Il punto di partenza è la possibile qualificazione di cavalli, asini, muli e bardotti come “animali d’affezione/Non Dpa”, una definizione che comporterebbe il divieto di macellazione sul territorio nazionale.
Una prospettiva che, secondo la senatrice di Fratelli d’Italia Maria Nocco, rischia di trasformarsi in “una legge capestro, capace di penalizzare la filiera italiana senza ridurre realmente il consumo, che verrebbe semplicemente trasferito all’importazione dall’estero, spesso da Paesi con controlli meno stringenti”. Sulla questione è intervenuta anche l’Unione Italiana Filiera delle Carni (Uniceb) evidenziando come “animale d’affezione” e “benessere animale” non siano concetti sovrapponibili e segnalando gli impatti economici, occupazionali e sanitari di un divieto generalizzato, un elemento che secondo molti operatori del settore rischia di essere sottovalutato nel dibattito politico. La senatrice invita alla calma, ricordando che l’iter è appena iniziato e non produce alcun effetto immediato, ma allo stesso tempo sottolinea l’importanza economica del comparto, stimato in circa 40.000 tonnellate e 110 milioni di euro annui secondo i dati Crea/Istat, oltre al valore occupazionale e alla tradizione gastronomica profondamente radicata in molte regioni italiane, dal Veneto alla Puglia, dalla Sicilia alla Lombardia. “Il benessere animale è un principio che condividiamo pienamente - dichiara la senatrice - ma si tutela rafforzando controlli e standard, non distruggendo un comparto. Il cambiamento culturale, quando c’è, non nasce per legge, ma dall’evoluzione delle sensibilità e dal libero arbitrio dei cittadini. Questa norma troverà una ferma opposizione da parte di chi ha posto concretamente l’agricoltura al centro delle politiche del Paese e lo ha dimostrato con i fatti. Difenderemo lavoro, imprese e consumatori italiani”.
Sulla sponda opposta, la Lega anti vivisezione (Lav) accoglie con favore la calendarizzazione delle proposte di Michela Vittoria Brambilla (Noi Moderati), Luana “Luna” Zanella (Alleanza Verdi e Sinistra) e Susanna Cherchi (Movimento 5 Stelle), considerate “un primo passo verso una tutela più ampia degli equidi dopo oltre un decennio di battaglie”, come afferma Nadia Zurlo, responsabile Area Equidi di Lav. L’associazione esprime, però, forte preoccupazione per la nomina a relatore dell’onorevole Francesco Bruzzone (Lega - Salvini Premier), da anni critico verso misure restrittive in materia di protezione animale e già apertamente contrario alla proposta Brambilla. Ma anche per la Lav, il divieto di macellazione non basta a risolvere la questione: occorre ripensare il modello economico e culturale che regola l’utilizzo degli equidi, assicurare controlli efficaci, responsabilità economica da parte di chi li impiega e standard vincolanti che ne garantiscano il benessere, superando una logica che distingue la tutela degli animali in base alla loro utilità per l’uomo. “Il divieto di macellazione è un passo importante, ma non basta. Se non si interviene sul modello economico e culturale che regge l’utilizzo degli equidi, il rischio è quello di una riforma che cambia le etichette senza cambiare davvero la vita degli animali - spiega Zurlo - servono controlli efficaci, responsabilità economica permanente per chi utilizza gli equini e standard vincolanti che mettano al centro il loro benessere, non la sostenibilità del settore”. Lav continuerà a seguire l’iter parlamentare, mettendo a disposizione competenze tecniche e proposte emendative affinché la riforma rappresenti un reale passo avanti nella tutela di cavalli, asini, muli e bardotti e non un’occasione mancata. Le tre proposte, pur con approcci differenti, intervengono tutte sulla macellazione: la Brambilla con un divieto totale che comprende produzione, vendita, esportazione e consumo; la Zanella con un sistema di tracciabilità rafforzato e la dicitura obbligatoria “Non Dpa”; la Cherchi con un focus su allevamento e import/export. Secondo Zurlo, “i numeri mostrano una sensibilità in evoluzione: dai 130.000 cavalli macellati nel 2013 ai 25.000 del 2025. Un cambiamento che, per l’associazione, il legislatore deve riconoscere, trasformando un calo spontaneo dei consumi in una tutela definitiva”.
In Italia, tuttavia, resta forte il peso della tradizione alimentare, un fatto evidenziato anche da numerose realtà locali e da un comparto che teme un colpo senza precedenti. Tradizione e benessere animale si scontrano, così, su un terreno complesso, dove il rischio è quello di una riforma incompiuta o, all’opposto, di un provvedimento percepito come punitivo da chi vive di allevamento, macellazione controllata e trasformazione. Il confronto parlamentare è appena iniziato, ma le posizioni appaiono già distanti e in alcuni casi inconciliabili. L’unica certezza è che il percorso sarà lungo e che lo scontro tra identità gastronomica, economia rurale e nuove sensibilità sociali renderà questo dibattito uno dei più rilevanti nel futuro prossimo delle politiche agricole e di benessere animale in Italia.

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