La filiera della birra in Italia si conferma un pilastro dell’economia nazionale, e un vero ecosistema per la crescita, capace di sostenere oltre 112.000 posti di lavoro (pari allo 0,42% dell’occupazione nazionale) e di generare più di 10,4 miliardi di euro di valore nel 2025. Il settore dimostra una solida capacità di adattamento e innovazione, riuscendo a presidiare consumi accessibili sia dentro sia fuori casa, nonostante un contesto economico complesso, caratterizzato da stagnazione dei consumi delle famiglie, riduzione del potere d’acquisto rispetto ai livelli pre-crisi del 2007, invecchiamento della popolazione, calo demografico e aumento dei costi produttivi. Emerge dall’Annual Report 2025 di AssoBirra, presentato a Roma, nei giorni scorsi, nell’evento “Birra, un ecosistema per la crescita”, che ha riunito imprese, operatori della filiera e istituzioni. Il rapporto evidenzia come, nonostante le difficoltà macroeconomiche, il comparto birrario resti strategico grazie alla sua struttura integrata, che include agricoltura (coltivazione di orzo e luppolo), maltazione, produzione industriale, distribuzione, grande distribuzione organizzata (Gdo), canale Horeca (bar, pub e ristoranti), oltre al turismo e all’ospitalità. Il contesto economico nazionale resta sfidante: nel 2025 i consumi delle famiglie risultano sostanzialmente tornati ai livelli del 2007, ma il potere d’acquisto reale rimane inferiore rispetto a quasi vent’anni fa. In particolare, i consumi di alimentari e bevande risultano ancora più bassi del 9,3% rispetto al periodo pre-crisi, mentre si osserva una crescita nei servizi, nella tecnologia, nella comunicazione e nelle attività ricreative. In questo scenario si inserisce anche una trasformazione degli stili di consumo, sempre più orientati a sostenibilità, qualità e prodotti a basso o nullo contenuto alcolico.
Dal punto di vista dei consumi, nel 2025 si registra un totale di 21,150 milioni di ettolitri, mantenuto sopra la soglia dei 21 milioni e in sostanziale continuità con il periodo pre-pandemico, anche se in calo del -2,5% rispetto al 2024. Il consumo pro capite scende a 35,9 litri dai 36,8 dell’anno precedente. L’andamento degli ultimi anni evidenzia una fase di ripresa dopo il crollo del 2020 (18,921 milioni di ettolitri), con una crescita nel 2022 (22,535 milioni), seguita da una progressiva stabilizzazione: 21,818 milioni nel 2023, 21,683 nel 2024 e 21,150 nel 2025.
Sul fronte produttivo, la produzione nazionale si attesta a 16,79 milioni di ettolitri nel 2025, in calo del -2,5% rispetto al 2024 e leggermente inferiore (-0,3%) rispetto al 2019, riflettendo un contesto competitivo più complesso. Le principali cause sono l’aumento delle importazioni, il rallentamento delle esportazioni e una minore dinamicità del mercato europeo. Nel dettaglio, le importazioni raggiungono i 7,5 milioni di ettolitri (-3,8% sul 2024), mentre le esportazioni si fermano a 3,1 milioni (-6,0%). Guardando al confronto con il 2019, le dinamiche commerciali mostrano comunque un incremento delle importazioni e una contrazione significativa dell’export. La Germania si conferma il principale paese fornitore e le birre tedesche rappresentano circa il 35% dei consumi complessivi in Italia. Incide sul settore anche il rallentamento del consumo fuori casa: dopo la forte ripresa tra il 2022 e il 2023, il canale Horeca registra nel 2024 una contrazione del 5,2%. Nel 2025 la distribuzione dei canali vede la Gdo prevalere con il 63,5% delle vendite, mentre il fuori casa si attesta al 36,5%; tuttavia, la birra rappresenta ancora circa il 30% del fatturato di questo canale, confermando il suo ruolo centrale per bar e ristoranti. Parallelamente emergono segnali di trasformazione strutturale, in particolare con la forte crescita del segmento low e no alcohol, che, tra il 2024 e il 2025, ha quasi raddoppiato la sua quota di incidenza sul mercato, passando dal 2,1% al 3,9% (con una crescita di oltre l’85%). Nel canale Gdo, questo segmento cresce in valore da 49,5 milioni di euro a 57,34 milioni (+15%). A trainare questa evoluzione sono soprattutto le generazioni più giovani, come Gen Z e Millennials, sempre più attente a stili di vita equilibrati e al benessere. In questo contesto in evoluzione, AssoBirra sottolinea la necessità di una strategia condivisa per rafforzare la competitività della filiera e sostenerne lo sviluppo.
Le principali sfide riguardano la fiscalità, con la richiesta di ridurre le accise per il biennio 2026-2027, garantire maggiore stabilità e contrastare eventuali aumenti dal 2028; la competitività, attraverso il sostegno agli investimenti, il rafforzamento della filiera agricola nazionale e una maggiore integrazione tra gli operatori; il rilancio del canale Horeca; la sostenibilità, con particolare attenzione a economia circolare, packaging, riduzione dell’impatto ambientale e criteri Environmental, social, and corporate governance (Esg); e infine l’innovazione, che comprende lo sviluppo delle birre low e no alcohol, l’evoluzione degli stili di consumo, la digitalizzazione e la valorizzazione delle produzioni locali. Questi temi sono stati al centro della tavola rotonda istituzionale aperta dai saluti di Federico Eichberg, capo di gabinetto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, a conferma della volontà di promuovere un confronto strutturato sulle condizioni necessarie a sostenere la crescita di un comparto che continua a rappresentare un asset strategico del sistema agroalimentare italiano.
“La birra ha tutte le caratteristiche per continuare a essere un motore di crescita per il Paese, ma per farlo serve una visione chiara e condivisa. È il momento di investire su leve decisive, a partire dalla competitività della filiera, passando per fiscalità più equa, rilancio del canale Horeca, efficienza produttiva, digitalizzazione e sostenibilità ambientale ed energetica. Ma serve guardare anche e soprattutto al capitale umano: attrarre, trattenere e valorizzare i talenti, potenziare le competenze legate all’innovazione e alla transizione ecologica - dichiara Federico Sannella, presidente AssoBirra - il settore birrario può essere un laboratorio virtuoso, capace di coniugare crescita industriale, sviluppo del territorio e responsabilità sociale. Ma per farlo servono condizioni favorevoli e un impegno sistemico che coinvolga collettivamente imprese, associazioni e istituzioni. Solo così potremo consolidare le basi poste e affrontare con strumenti adeguati le sfide che ci attendono. I dati confermano che il comparto birrario italiano sta attraversando una fase di resilienza, seppur non priva di ostacoli e dentro uno scenario economico complesso - continua Sannella - segnato da stagnazione dei consumi, pressione sul potere d’acquisto e cambiamenti profondi nei comportamenti delle famiglie. In questo contesto, la birra continua a esprimere un valore rilevante perché intercetta bisogni, occasioni e stili di consumo diversi, mantenendo una forte accessibilità e una presenza trasversale nei momenti del consumo quotidiano e fuori casa. Per continuare a crescere, oggi serve un salto di qualità collettivo: fare sistema, rafforzare la filiera, sostenere il rilancio dell’horeca, accompagnare gli investimenti in innovazione e sostenibilità e creare un quadro più favorevole alla competitività delle imprese. La birra può continuare a dare molto al Paese, ma ha bisogno di una visione industriale chiara e di un’alleanza stabile tra imprese, filiera e istituzioni”, conclude il presidente Assobirra.
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