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SOCIETÀ

Il paradosso italiano: culla della Dieta Mediterranea, ma i bambini sono tra i più sovrappeso 

Un reportage della BBC mostra come si diffondano abitudini alimentari errate, che non hanno nulla a che vedere con i modelli tradizionali 
BBC, DIETA MEDITERRANEA, OBESITÀ INFANTILE, Non Solo Vino
La BBC sottolinea la distanza tra Dieta Mediterranea e abitudini alimentari odierne

Siamo considerati la culla della Dieta Mediterranea, la cucina italiana è stata nominata da pochi mesi Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’Unesco, eppure nel nostro Paese sta crescendo una generazione di bambini tra i più sovrappeso d’Europa. Lo mette in luce un articolo della BBC, intitolato “Italy’s child obesity time-bomb”, firmato dalla giornalista Sofia Bettiza. Il reportage racconta storie che stridono con l’immaginario da cartolina della tavola italiana: bambini di 2-3 anni ormai abituati a succhi di frutta e bevande gassate al punto da faticare a bere semplice acqua; ragazzini così in sovrappeso da essere esclusi dalle palestre del quartiere; famiglie che, dopo una cena “regolare”, si concedono un secondo giro di cibo da fast food fuori casa. Il dottor Valter Longo, direttore del Longevity Institute dell’Università della California del Sud spiega alla BBC che la Dieta Mediterranea tradizionale è andata perduta e ormai solo il 10% degli italiani la segue davvero. Secondo l’esperto, la moderna alimentazione italiana si basa sulle “cinque P”: pizza, pasta, patate, proteine e pane. L’inchiesta sottolinea così la distanza tra la Dieta Mediterranea descritta negli studi degli anni Cinquanta e le abitudini alimentari attuali.
Fu proprio l’Unesco, nel 2010, a riconoscere la Dieta Mediterranea come Patrimonio Culturale Immateriale, considerandola non come un semplice elenco di alimenti ma come un insieme di pratiche sociali, conoscenze e rituali condivisi: la convivialità, la stagionalità dei prodotti, l’uso dell’olio d’oliva come grasso principale, il consumo abbondante di verdure, legumi, cereali integrali, frutta fresca e pesce, con un ricorso più moderato a carne rossa e dolci. Un modello che studi scientifici internazionali, condotti in Paesi diversi come Spagna, Grecia e Italia, continuano ad associare a una riduzione del rischio cardiovascolare, a un miglior controllo del peso e a una maggiore longevità. La Dieta Mediterranea divenne famosa negli anni Cinquanta del Novecento, dopo che il fisiologo statunitense Ancel Keys e sua moglie, la biochimica Margaret Keys, studiarono le comunità del Sud Italia e collegarono le loro abitudini a tassi straordinariamente bassi di malattie cardiache.
Nel 2025 è arrivato un secondo, distinto riconoscimento: l’Unesco ha inserito nella medesima lista anche la Cucina Italiana in quanto pratica culturale vivente, fondata sulla valorizzazione delle materie prime, sul rispetto della stagionalità, sul ruolo centrale della convivialità. Un’investitura che consacra l’Italia come custode non solo di ricette, ma di un patrimonio di gesti, tempi e relazioni sociali costruiti attorno al cibo.
È questo scarto, tra la Dieta Mediterranea come patrimonio riconosciuto e l’alimentazione come pratica quotidiana reale, il cuore del problema sollevato dalla BBC. La cucina italiana premiata dall’Unesco è spesso quella delle occasioni, dei pranzi domenicali, delle ricette tramandate in famiglia; la dieta dei bambini raccontata nel reportage è invece fatta di merende industriali, bevande zuccherate, pasti fuori orario e un accesso crescente al cibo da strada e al delivery. Le stesse abitudini di vita sedentaria, fra ore davanti a schermi e minore movimento fisico all’aperto, aggravano un quadro che i numeri confermano da anni. L’articolo mette in luce picchi drammatici in alcune zone del Sud, specialmente in Campania: Ponticelli - un quartiere di Napoli - risulta essere una delle capitali mondiali dell’obesità infantile. Qui oltre il 40% dei bambini di 8-9 anni è in sovrappeso.
Il tema, va detto, non riguarda solo l’Italia: gran parte dei Paesi mediterranei, dalla Spagna alla Grecia, registra fenomeni simili di allontanamento delle nuove generazioni dal modello alimentare tradizionale, complice la globalizzazione dei consumi e la diffusione capillare del cibo pronto. Nel 2025 l’Italia è diventata il primo Paese ad approvare una legge nazionale che riconosce l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante.

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