Mentre la produzione birraria europea mostra segnali di rallentamento e il comparto affronta una fase di trasformazione nei consumi, i piccoli birrifici artigianali italiani chiedono strumenti adeguati per rendere sostenibili crescita e innovazione. Secondo i più recenti dati Eurostat (l’ufficio statistico dell’Unione Europea, ndr) del 31 agosto 2026, riportati da Euronews, nel 2025 l’Unione Europea ha prodotto 34,4 miliardi di litri di birra, registrando una lieve flessione del -0,7% sul 2024 (32,7 miliardi di litri). La produzione di birra continua a registrare una tendenza alla stagnazione o a un leggero calo, mentre il segmento delle birre analcoliche e a bassa gradazione, che rappresenta, ormai, oltre il 6% dei volumi complessivi, è l’unico in crescita costante.
In questo scenario emergono anche segnali di difficoltà strutturale per il settore. Emblematica è la vicenda di Birra del Borgo, tra i marchi più noti della birra artigianale italiana. Fondata nel 2005 a Borgorose, in provincia di Rieti, l’azienda è stata acquisita nel 2016 da AB InBev, il maggiore gruppo birrario mondiale, proprietario di marchi come Budweiser, Corona, Stella Artois e Beck’s. Dopo aver accumulato oltre 22 milioni di euro di perdite tra il 2022 e il 2025 e aver visto il fatturato ridursi da 4,7 a 2,9 milioni di euro, la società ha avviato la procedura sindacale preliminare alla cessazione dell’attività, con ripercussioni su 21 dipendenti a tempo indeterminato.
È in questo contesto che Unionbirrai, l’associazione che rappresenta i piccoli birrifici artigianali indipendenti italiani, ha portato il proprio contributo a “Bolle di Malto”, evento dedicato alla cultura brassicola in scena, nei giorni scorsi, a Biella, e giunta quest’anno all’edizione n. 11. Il presidente Vittorio Ferraris, nel suo intervento nel dibattito “Dalla terra al bicchiere: filiera, energia e sostenibilità”, organizzato negli “Stati Generali della Birra” insieme a rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e delle associazioni di settore, ha evidenziato i segnali positivi rilevati dall’osservatorio dell’associazione: “i primi mesi dell’anno ci restituiscono un comparto in consolidamento, con aziende più mature e consapevoli nelle proprie scelte - ha dichiarato - allo stesso tempo dobbiamo considerare con attenzione le profonde differenze tra le imprese: alcuni birrifici sono pronti ad affrontare nuovi investimenti, mentre le realtà più piccole hanno bisogno di strumenti economici e normativi costruiti sulle loro esigenze”. Da qui nasce la richiesta di favorire un accesso al credito e alla finanza agevolata specificamente pensati per le microimprese, affinché gli investimenti in innovazione, sostenibilità ed efficienza non rimangano prerogativa esclusiva delle aziende maggiormente strutturate. Per Unionbirrai, infatti, la sostenibilità dei piccoli produttori indipendenti deve essere costruita tenendo conto delle loro caratteristiche produttive, della capacità di investimento e della reale dimensione aziendale.
Il tema della sostenibilità riguarda l’intero processo produttivo, dai consumi energetici al recupero dei sottoprodotti, dalla riduzione degli sprechi all’utilizzo efficiente degli impianti, fino alla distribuzione. “Per i birrifici artigianali la sostenibilità ambientale deve andare di pari passo con quella economica - ha spiegato Ferraris - rendere più efficienti i processi significa ridurre l’impatto ambientale, ma anche migliorare la competitività delle imprese”. Secondo Unionbirrai, un ruolo decisivo può essere svolto dalla cooperazione tra produttori attraverso investimenti condivisi e una gestione più efficiente delle infrastrutture. Ferraris ha evidenziato anche la necessità di creare condizioni che favoriscano la collaborazione tra birrifici, indicando anche una maggiore flessibilità nella gestione dei depositi fiscali come possibile leva per consentire alle imprese di condividere investimenti, ottimizzare gli impianti e raggiungere quella massa critica che una singola microimpresa fatica spesso a conseguire autonomamente.
Nel corso del confronto è stato affrontato anche il tema delle birre analcoliche, segmento che a livello europeo continua ad aumentare il proprio peso sui consumi e sulla produzione. Ferraris ha ribadito l’apertura dell’associazione verso questo mercato in espansione, evidenziando, però, la necessità di affrontarlo con grande attenzione. “È un mercato interessante, che deve essere affrontato con grande responsabilità sul piano della sicurezza microbiologica e della tutela del consumatore. La sfida per i produttori artigianali è mantenere anche nelle analcoliche identità, qualità e capacità di differenziazione”.
Per Unionbirrai, il futuro della birra artigianale italiana dipende dalla capacità di rendere l’innovazione e la sostenibilità concretamente accessibili anche ai piccoli produttori indipendenti. Questa sfida, tra consumi in evoluzione, crescita delle birre analcoliche e difficoltà economiche che hanno colpito anche marchi storici, richiede strumenti su misura, maggiore efficienza e una collaborazione più forte tra imprese, senza sacrificare l’identità produttiva e la competitività.
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