La vendemmia è il momento in cui l’Italia del vino cambia ritmo, e dove vigne, cantine e territori si raccontano attraverso uno dei momenti più importanti dell’anno vitivinicolo. Ed è da qui che parte oggi, 24 agosto, “Cantine Aperte in Vendemmia”, l’appuntamento del Movimento Turismo del Vino che fino al 25 ottobre porta wine lovers, famiglie, giovani e turisti italiani e internazionali nel cuore della raccolta delle uve, accompagnandoli lungo un viaggio che attraversa l’Italia. Due mesi per passare dalle raccolte più precoci destinate a bianchi e spumanti alle vendemmie più tardive, dalla vigna alla cantina, dalla pigiatura alla fermentazione, dai profumi del mosto ai primi assaggi di un vino che sta prendendo forma.
Quest’anno “Cantine Aperte in Vendemmia” prende il via una settimana prima rispetto alle precedenti edizioni. Con estati sempre più calde è, infatti, cambiato il calendario complessivo della raccolta, progressivamente anticipato in molti territori e per un numero crescente di varietà. Il Movimento Turismo del Vino ha scelto, quindi, di adeguarsi a questa evoluzione, permettendo ai visitatori di entrare nelle aziende quando la vendemmia è realmente in corso e di accompagnarli, poi, nelle sue fasi successive. Perché la vendemmia non finisce con l’ultimo grappolo staccato dalla pianta. Il suo fascino continua quando l’uva entra in cantina: il profumo del mosto, la pigiatura, l’avvio delle fermentazioni, il lavoro dell’enologo e gli assaggi nelle diverse fasi della vinificazione permettono di assistere alla trasformazione dell’uva e di capire davvero come nasce un vino.
È questa continuità tra vigna e cantina a rendere i prossimi due mesi difficilmente replicabili durante il resto dell’anno. C’è solo da scegliere dove andare e quale vino scoprire: dalle prime uve raccolte per bianchi e spumanti nelle aree più settentrionali fino alle vendemmie più tardive del Sud e del Vulture, ogni settimana offre paesaggi, vitigni, tradizioni e sapori differenti, accompagnati da una varietà gastronomica che rappresenta uno degli elementi distintivi dell’Italia del vino.
Ed è proprio la diversità uno dei grandi valori della formula enoturistica del Movimento Turismo del Vino, che trova in “Cantine Aperte in Vendemmia” una delle sue espressioni più concrete. Le ricerche del Ceseo, Centro Studi Enoturistici e Oleoturistici dell’Università Lumsa, hanno restituito un vero e proprio mosaico di stili e approcci, nel quale ogni area geografica interpreta l’enoturismo secondo le proprie caratteristiche. Territori, dimensioni aziendali, paesaggi, produzioni, tradizioni, gastronomia, tipologia delle cantine, ma anche abitudini e mentalità differenti danno vita a modelli di accoglienza diversi. Una varietà che rappresenta allo stesso tempo una ricchezza, una sfida organizzativa e una grande opportunità di competitività delle cantine italiane sul mercato internazionale, tenuta insieme da un comune fil rouge di qualità che costituisce la cifra stilistica del Movimento Turismo del Vino. La ricerca evidenzia alcune tendenze territoriali significative. Nel Sud Italia, l’enoturismo mostra una particolare vocazione verso eventi e intrattenimento, con degustazioni abbinate ai prodotti tipici e una forte attenzione anche alla presenza digitale, che coinvolge il 55% delle cantine. Al Centro Italia, il vino incontra soprattutto il paesaggio: picnic in vigna, esperienze all’aria aperta e proposte premium caratterizzano un’offerta nella quale Toscana e Umbria concentrano l’85% delle esperienze di alta gamma rilevate dalla ricerca. Al Nord, invece, emerge una particolare flessibilità nell’accoglienza: nel Nord-Ovest il 56% delle cantine apre anche la domenica, garantendo una maggiore continuità nella possibilità di visita.
Si tratta naturalmente di tendenze e non di confini rigidi. Ed è proprio “Cantine Aperte in Vendemmia” a mostrarlo, con attività simili che attraversano tutta la Penisola, ma assumono un’identità diversa a seconda del territorio in cui vengono vissute. La vendemmia didattica, per esempio, è proposta dal Piemonte al Friuli, dal Veneto all’Umbria, dal Lazio alla Toscana. Cambiano, però, il racconto, i prodotti, le tradizioni e il modo di accogliere il visitatore. Nell’Astigiano l’esperienza può cominciare con le spiegazioni in vigna e proseguire con la raccolta dei grappoli, la consegna delle uve e la tradizionale pigiatura con i piedi. Poi arriva la merenda, ed è immediatamente Piemonte: salumi, peperoni con bagna cauda, formaggi accompagnati dalle confetture, mele e amaretti di Mombaruzzo. Nel pomeriggio la visita continua in cantina, con degustazioni e musica popolare. Ma anche in Toscana il vino si racconta anche a tavola, con picnic e merende a chilometro zero, prosciutto toscano, schiaccia all’uva fatta in casa, bruschette con Olio Extravergine di Oliva Toscano Igp e succo d’uva per i più piccoli. In Campania, la vendemmia diventa occasione per passeggiate tra i filari, conoscere il territorio e accompagnare il racconto del vino con le produzioni tipiche. Più in generale, in diverse realtà del Sud trovano spazio la dimensione conviviale e festosa, la musica, l’intrattenimento e le tavolate, mentre nei territori dove l’enoturismo è consolidato da più tempo si sviluppano anche proposte più intime ed esclusive: cene tra i filari, degustazioni di grandi annate o vini in anteprima, incontri con l’enologo o direttamente con il produttore.
La scelta di sviluppare “Cantine Aperte in Vendemmia” su due mesi permette, infatti, di incontrare un pubblico strategico per il futuro dell’enoturismo italiano: quello internazionale. Settembre e ottobre sono mesi particolarmente importanti per la presenza di visitatori stranieri nei territori italiani, proprio quando le cantine possono offrire qualcosa che difficilmente può essere riprodotto in un altro periodo dell’anno: assistere dal vivo alla nascita del vino. “Cantine Aperte in Vendemmia” racconta forse meglio di ogni altro appuntamento, “quanto sia straordinariamente diversa l’Italia del vino - sottolinea Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente Movimento Turismo del Vino - è proprio questa diversità uno dei nostri grandi valori. Ma c’è anche una grande opportunità internazionale: secondo il Ceseo gli stranieri rappresentano tra il 35% e il 40% dei visitatori delle nostre cantine, con una presenza più forte al Centro e percentuali più contenute in alcune aree del Nord, intorno al 15%. Parliamo tuttavia di appena 7-8 milioni di persone rispetto ai circa 104 milioni di turisti internazionali che ogni anno scelgono l’Italia. Il margine di crescita è, quindi, enorme, soprattutto nei mesi di settembre e ottobre e considerando che proprio questi visitatori sono tra i più interessati all’acquisto di vini di valore. La varietà dei nostri territori, tenuta insieme da un comune filo conduttore di qualità, può diventare uno degli strumenti più forti di competitività dell’enoturismo italiano sui mercati internazionali”. Un potenziale ancora enorme, tanto più importante considerando che proprio i visitatori internazionali, oltre ad avere una maggiore propensione all’acquisto di vini di fascia alta, possono trasformarsi, una volta tornati nei propri Paesi, in veri ambasciatori delle denominazioni, delle aziende e dei territori italiani.
E se l’obiettivo è ampliare il pubblico dell’enoturismo, un ruolo importante lo giocano anche le famiglie e i più piccoli, tra i fili conduttori dell’edizione 2026. Secondo i dati Ceseo 2025, il 38% delle cantine del campione organizza esperienze formative, comprendendo attività rivolte ai bambini, aree gioco attrezzate e visite nelle fattorie didattiche. In Toscana, ad esempio, alcune aziende trasformano la vendemmia in una vera esperienza per tutta la famiglia: si scende tra i filari, si raccolgono i grappoli, si pigia l’uva con i piedi, si raccoglie il succo, lo si imbottiglia in piccole bottiglie e si realizza la propria etichetta. In alcuni casi i bambini ricevono persino il diploma di “Vignaiuolo per un giorno”, ricordo di una giornata trascorsa a contatto con la natura e con le tradizioni della campagna.
Ma, accanto alla vendemmia didattica, ci saranno picnic tra i filari, giochi, merende del vignaiolo, passeggiate e trekking, degustazioni, incontri con i produttori, feste della vendemmia, musica, pranzi e cene in vigna. Un insieme di proposte accomunate dalla volontà di trasformare la visita in cantina in un’esperienza da ricordare, nella quale vino, paesaggio, gastronomia e cultura locale diventano parti dello stesso racconto.
In questi mesi “Cantine Aperte in Vendemmia” invita, così, il pubblico a entrare nelle vigne e nelle cantine del Movimento Turismo del Vino nel momento in cui il vino nasce davvero: due mesi per scoprire che, da Nord a Sud, esistono tanti modi diversi di vivere la vendemmia quanti sono i territori del vino italiano.
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