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IL CASO

Vino e birra in carcere? Sì, ma solo negli spazi comuni. Altrimenti non è un diritto inalienabile

La Cassazione rigetta il reclamo di un detenuto di Sassari, penitenziario nel quale i pasti (nei quali ammesso l’alcol) vengono consumati nelle celle
ALCOLICI, CARCERE, CASSAZIONE, CELLE, DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, DETENUTI, PASTI, SPAZI COMUNI, Italia
Vino e birra in carcere? Solo negli spazi comuni. Altrimenti non è un diritto inalienabile

Il consumo di bevande alcoliche non rientra nel diritto all’alimentazione, come sancito dall’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, né in un altro diritto soggettivo che si possa far valere davanti al giudice, in quanto si tratta di un’aspirazione a un bene della vita non necessario o indispensabile. Per questo la Cassazione ha accolto il ricorso della Casa Circondariale di Sassari, e del Ministero della Giustizia, contro il via libera del Magistrato di Sorveglianza di Cagliari, dietro reclamo di un detenuto, all’acquisto e al consumo di bevande alcoliche in carcere nei limiti consentiti dal Decreto del Presidente della Repubblica del 2000.
L’articolo 14 del provvedimento presidenziale, infatti, pur vietando l’ingresso dall’esterno di bevande alcoliche nelle carceri, ammette l’acquisto nello spazio interno e permette il consumo fino a mezzo litro al giorno di vino di gradazione non superiore ai 12 gradi e di un litro al giorno di birra all’interno dei locali in cui si consumano i pasti. Un’apertura che un detenuto al penitenziario di Sassari riteneva violata con la restrizione imposta dall’istituto di massima sicurezza, all’interno del quale, però, i pasti vengono consumati nelle camere detentive. Per la Suprema Corte è questo dettaglio ad aver legittimato e motivato il no, nonostante il Magistrato di Sorveglianza avesse accolto il reclamo del detenuto come diritto soggettivo al consumo di bevande alcoliche, comprimibile solo per specifiche ragioni riferite al singolo detenuto, ma non per “mere difficoltà organizzative”. Non essendo la struttura di Sassari dotata di spazi comuni, non è ammesso, infatti, in nessuna misura, neanche il consumo di bevande alcoliche.
La ragione di tale specificità rispetto ai luoghi di consumo è da ricercare, secondo l’amministrazione penitenziaria, tra le ragioni di sicurezza e controllo. La possibilità di far entrare gli alcolici nella camere di detenzione può portare, infatti, ad un accumulo delle bevande mettendo, così, a rischio la salute dei detenuti, soprattutto per quelli che assumono farmaci, oltre a compromettere la capacità di supervisione dei detenuti, aumentando il rischio di comportamenti aggressivi e violenti, l’efficacia dei programmi trattamentali, l’interferenza con le terapie e favorire anche il rischio di comportamenti autolesionistici.

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