Cantine storiche, come la Marchesi di Barolo nelle Langhe, “custode” della storia del “re dei vini”, e famiglie che ne portano avanti la tradizione - da Santa Margherita a Biondi-Santi, da Florio a Marchesi Antinori, da Frescobaldi a Banfi, da Tasca d’Almerita a Lunelli e Guerrieri Gonzaga - accanto a progetti contemporanei, come Monteleone21, il nuovo “hub” eno-culturale di Masi in Valpolicella, ed architetture d’autore, come Campo alle Comete tra i vigneti di Bolgheri e il celebre Viale dei Cipressi, un paesaggio straordinario, come l’antica cava dove sorge Zýmē, in Veneto, e luoghi di ospitalità da secoli, come i “monasteri del vino italiano, dal Convento della Santissima Annunciata in Franciacorta all’Abbazia di Rosazzo nel Collio friulano, “bon refuge” anche di Casanova tra un amante e l’altra al Castello di Spessa, diventano il palcoscenico di storie profondamente umane, raccontate in prima persona dai vignerons. Sono le aziende, tra le più famose e celebrate d’Italia, che raccontano al grande pubblico perché il vino è un patrimonio culturale italiano, nella nuova stagione di “B.ev.i. L’arte del Vinificare”, la docu-serie prodotta da Artlouder in collaborazione con “Vinitaly and The City”, dal 12 settembre su Sky Arte (e in streaming su Now).
Dalla Valpolicella alle Langhe, dalla Franciacorta a Bolgheri, fino al Collio friulano, la stagione n. 5 di “B.ev.i” (Bacche, Enologi e Vinattieri d’Italia) continua il suo viaggio attraverso l’Italia del
vino con uno sguardo sempre più rivolto alle persone, alle famiglie e ai territori che custodiscono
un patrimonio di conoscenze, passione e memoria, nel quale questa bevanda culturale diventa il filo conduttore di un racconto che intreccia cultura, arte, territorio e innovazione, restituendo allo spettatore l’identità di un patrimonio unico al mondo, nel quale generazione dopo generazione, uomini e donne condividono il valore di un sapere che si rinnova nel tempo senza perdere il legame con le proprie radici. I nuovi episodi della docu-serie accompagnano, infatti, lo spettatore alla scoperta di realtà che hanno saputo trasformare la tradizione in una visione capace di guardare al futuro.
La prima tappa è nel cuore della Valpolicella per vedere Monteleone21 (12 settembre), che non è solo la “nuova casa” dell’Amarone, ma rappresenta la nuova visione di Masi, un luogo dove vino, architettura, arte e ospitalità si fondono in un unico progetto. Sandro Boscaini, Federico Girotto e Raffaele Boscaini, vertici di Masi Agricola, accompagnano lo spettatore tra il monumentale fruttaio, le installazioni del grande artista, recentemente scomparso, Fabrizio Plessi, i vigneti e gli spazi della cantina, raccontando la nascita di un nuovo punto di riferimento per l’Amarone. Un percorso in cui memoria e innovazione dialogano continuamente, trasformando il vino in un’esperienza culturale che interpreta il presente senza dimenticare la propria storia.
La seconda tappa è nel Collio friulano, tra i vigneti dominati dalla storica Abbazia di Rosazzo (19 settembre), guidati dal racconto della famiglia di Livio Felluga, protagonista dell’enologia italiana. Le voci di Andrea, Filippo e Vittoria Felluga accompagnano lo spettatore tra i filari, in questo “monastero del vino” italiano, il Vigne Museum ed i luoghi della produzione e dell’ospitalità, dove vino, arte e paesaggio convivono in armonia. Un racconto che celebra il valore della memoria e il dialogo tra generazioni, mostrando come il futuro possa nascere dal profondo rispetto per la propria terra.
La terza tappa del viaggio è nelle Langhe, Patrimonio Unesco, dove Marchesi di Barolo racconta una storia che attraversa sei generazioni e continua a rinnovarsi grazie alla famiglia Abbona (26 settembre). Ernesto, Anna, Valentina e Davide Abbona portano il pubblico tra le storiche cantine, dove è nato il Barolo grazie all’invenzione della Marchesa Giulia di Barolo, il Castello, i vigneti e i luoghi dell’accoglienza, restituendo il valore di un’eredità costruita con passione, competenza e rispetto per il territorio. Un percorso in cui tradizione e innovazione si incontrano, confermando il vino come espressione autentica di identità e continuità.
La quarta tappa conduce tra i vigneti di un altro “monastero del vino” italiano, il Convento della Santissima Annunciata a Rovato, in Franciacorta, tornato a vivere come luogo d’incontro tra storia, cultura e viticoltura grazie alla famiglia Moretti (3 ottobre). Valentina, Francesca e Carmen Moretti, alla guida del Gruppo Terra Moretti, raccontano il progetto che ha restituito nuova vita a un complesso secolare, trasformandolo in un simbolo di ospitalità e produzione vitivinicola. Dai chiostri ai vigneti, fino agli spazi della cantina, prende forma una storia in cui memoria, paesaggio e visione contemporanea convivono in perfetto equilibrio.
La quinta tappa è sotto il cielo di Bolgheri, dove Campo alle Comete racconta un progetto nato dall’incontro tra vino, arte e immaginazione (10 ottobre). Antonio Capaldo, alla guida del Gruppo Tenute Capaldo, e i suoi collaboratori conducono lo spettatore alla scoperta di una tenuta dove sostenibilità, ricerca e creatività convivono in armonia con il paesaggio toscano. Le opere di Nicoletta Ceccoli, l’architettura della cantina e il legame con il territorio diventano gli elementi di un racconto che trasforma il vino in un’esperienza capace di unire cultura, emozione e bellezza.
Nella sesta tappa si torna in Valpolicella, dove Zýmē interpreta il vino come equilibrio tra uomo, natura e territorio (17 ottobre). Celestino Gaspari, il fondatore, con Matteo Mazzoldi ed Elena Morbioli, accompagnano lo spettatore alla scoperta di una cantina ricavata all’interno di un’antica cava, dove la roccia, la luce e l’architettura raccontano una filosofia produttiva profondamente legata alla terra. Tra vigneti, luoghi della produzione e spazi dedicati all’accoglienza, prende forma il racconto di un sapere che si trasmette di generazione in generazione, trasformando il vino in un’espressione di cultura, responsabilità e futuro.
La settimana tappa riconduce nel Collio Friulano, dove il Castello di Spessa custodisce una storia secolare in cui vino, ospitalità - tra cui quella illustre dell’avventuriero Giacomo Casanova - e cultura convivono in perfetta armonia (24 ottobre). La proprietà guida il pubblico tra gli antichi cunicoli medievali, le storiche cantine, i vigneti e gli spazi di una dimora che ha saputo trasformare il proprio patrimonio storico in una moderna esperienza di accoglienza. Un racconto che intreccia passato e futuro, confermando il Collio come uno dei territori più affascinanti del panorama vitivinicolo italiano.
Le ultime tappe sono, invece, dedicate ad un racconto corale, con il meglio del viaggio (31 ottobre), ma anche per conoscere le grandi famiglie che hanno scritto e continuano a scrivere la storia del vino italiano, custodendo un patrimonio di conoscenze, passione e identità e dimostrando come tradizione e innovazione possano convivere, trasformando ogni passaggio generazionale in una nuova opportunità di crescita - da Santa Margherita (Herita Marzotto Wine Estates) a Biondi-Santi, da Florio (Gruppo Duca di Salaparuta) a Marchesi Antinori, da Frescobaldi a Banfi, da Tasca d’Almerita al Gruppo Lunelli e Guerrieri Gonzaga (7 novembre). Infine, il “best off” delle cinque stagioni della serie (14 novembre), che ha raccontato territori, cantine, vini e produttori dalla Sicilia al Nord Italia, mostrando come siano diventate autentici luoghi di cultura e bellezza, un patrimonio costruito con passione, competenza e visione, che conferma il vino come una delle più alte espressioni della cultura italiana.
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