Un mercato in crescita che ha raggiunto i 6,9 miliardi di euro (+6,2%) nel 2025, una superficie agricola biologica da oltre 2,5 milioni di ettari (2024), pari al 20,2% della Sau nazionale (Superficie agricola utilizzata, ndr), un valore degli acquisti domestici in rialzo e un ruolo che, da anni, vede l’Italia tra i principali protagonisti. Il biologico è una realtà concreta e con un determinato appeal, tanto che per rafforzare la riconoscibilità e la tutela del prodotto nazionale era stato deciso di ideare il “Marchio Biologico Italiano”. Come spiega il Decreto ministeriale recante le condizioni e le modalità di attribuzione del Marchio Biologico Italiano, era nata, infatti, “l’esigenza di promuovere e valorizzare i prodotti biologici nazionali attraverso un marchio identificativo specifico e riconoscibile, che contraddistingua i prodotti ottenuti con il metodo biologico, realizzati con materie prime coltivate o allevate in Italia”. La novità è che, come comunicato in una nota dal Sistema Informativo Agricolo Nazionale, a partire dal 15 settembre 2026, è possibile presentare al Ministero l’istanza per l’utilizzo del “Marchio Biologico Italiano”.
Istituito dalla legge n. 23/2022 e di proprietà esclusiva del Ministero dell’Agricoltura, il marchio nasce per valorizzare la materia prima nazionale e offrire una risposta concreta ai consumatori che cercano la massima garanzia di qualità e tracciabilità. Il logo contrassegna esclusivamente i prodotti biologici realizzati con materia prima 100% italiana. L’adesione al marchio è volontaria, gli operatori biologici interessati possono presentare la richiesta attraverso un apposito servizio telematico. Da ricordare che il Marchio non può sostituire, sovrapporsi o limitare la visibilità del logo biologico dell’Ue, ma può, comunque, essere posizionato nello stesso campo visivo.
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