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LA CURIOSITÀ

A Pramaggiore, il “vigneto della Serenissima”, il concorso enologico più antico d’Italia

All’edizione n. 60, nella Mostra Nazionale Campionaria del Vino. Il “Leone d’Oro” all’Amarone Classico Gaso 2013 di San Rustico Valgatara
CONCORSO ENOLOGICO, PRAMAGGIORE, vino, Italia
A Pramaggiore, il “vigneto della Serenissima”, il concorso enologico più antico d’Italia

Tra i tanti concorsi del vino, in Italia, ce n’è uno che occupa un posto peculiare, per la sua storia e la sua longevità. Ovvero il Concorso Enologico di Pramaggiore, in Veneto, considerata in passato il “Vigneto della Repubblica Serenissima” di Venezia. Si tratta del concorso più antico d’Italia, arrivato all’edizione n. 60, organizzato nel quadro della ancor più longeva Mostra Nazionale Campionaria del Vino, organizzata da 75 anni. Tra le 10.000 bottiglie arrivate da 20 regioni italiane, a vincere il premio più importante, il Leone d’Oro, stato l’Amarone della Valpolicella Classico “Gaso” 2013 della cantina San Rustico Valgatara, storica realtà di Marano guidata dalla famiglia Campagnola. Mentre il Premio Città di Pramaggiore 2021 (al vino che ha ottenuto il punteggio più alto per la regione di appartenenza) è andato al Matera Dop Primitivo Biologico Terra Aspra 2015 dell’Azienda Agricola Marino Francesco, l’Oscar d’Oro Nazionale (per le aziende con più vini Doc e Docg premiati) all’azienda Agricola Andreola di Farra di Soligo, nel territorio del Prosecco Docg, alla veronese Contri Spumanti, e all’alto atesina Cantina di Aldeno, mentre il Bacco d’Oro Nazionale (per le cantine con più vini Igt premiate) è andato alla Cooperativa Pietro Tauro di Alberobello, alla veneziana Bellia Guerrino & Figli, e ancora a Contri Spumanti.

Focus - Il vino nella storia a Pramaggiore
A Pramaggiore la storia della comunità e le vicende della viticoltura sono, da oltre duemila anni, fortemente intrecciate. La celebre “Doc” prende il nome dal borgo romano di Lison e dal paese di Pramaggiore a testimonianza che la coltivazione locale della vite era già viva all’epoca dei romani. Con l’avvento dei monaci Benedettini nel X secolo d.C. la zona scopre lo sviluppo di una viticoltura razionale. La coltivazione della vite ebbe un importante sviluppo ai tempi della Repubblica Veneziana quando Pramaggiore, con il borgo di Belfiore, fu considerata il vigneto della Serenissima.
L’area Doc Lison-Pramaggiore, situata nella pianura a pochi chilometri dal litorale veneziano, fra i fiumi Tagliamento e Livenza, è da sempre testimone della coltivazione della vite a garanzia della tipicità e della peculiarità dei vini del territorio. Il clima dell’area è definito “temperato” grazie alla vicinanza del mare, alla presenza di aree lagunari e alla giacitura pianeggiante che favorisce l’esposizione dei vigneti ai venti della zona.
I suoli dell’area sono caratterizzati dalla presenza di alti contenuti di elementi minerali, soprattutto “caranto” (carbonato di calcio), potassio, calcio e magnesio, da un’equilibrata dotazione di sostanza organica e da una buona capacità di riserva idrica. Questi fattori danno vita a vini di ottima struttura, buon equilibrio acido, profumi intensi di frutta fresca e spiccata personalità. La Denominazione prende il nome dal borgo romano di Lison e dal paese di Pramaggiore a testimonianza che la coltivazione locale della vite era già viva all’epoca dei romani.
Nel Museo Nazionale di Portogruaro sono conservati numerosi contenitori di origine romana utilizzati proprio per la trasformazione e la conservazione del vino. Tuttavia è solo con l’avvento dei monaci benedettini nel XII secolo d.C., che la zona scopre lo sviluppo di una viticoltura razionale. La coltivazione della vite ebbe un importante sviluppo ai tempi della Repubblica Veneziana quando Pramaggiore con il borgo di Belfiore fu considerata il Vigneto della Serenissima.
Negli ultimi cinquant’anni si è sviluppata una viticoltura altamente specializzata e professionale grazie ai produttori delle aziende di maggiori dimensioni e prestigio, che hanno abbandonato la viticoltura promiscua dei filari fra gli appezzamenti, a favore della coltivazione in vigneti specializzati anche al fine di migliorare gli aspetti qualitativi delle produzioni. Tale professionalità dei produttori ha permesso di sviluppare, grazie anche ai risultati della zonazione dell’area Doc e alla collaborazione con l’università, dei protocolli di vinificazione specifici per le varietà autoctone Refosco e Lison, in modo da esaltare le caratteristiche organolettiche e legarle indissolubilmente al territorio di produzione.
L’evoluzione storica e la qualificazione della viticoltura nell’area hanno permesso, già nel 1971, di riconoscere la Denominazione Lison per tutelare il Tocai di Lison e successivamente la Denominazione Pramaggiore per tutelare il Merlot e Cabernet della zona. Nel 1974 le due Denominazioni vennero fuse nella Doc Lison-Pramaggiore. A Pramaggiore già dal 1947, viene organizzata presso la Mostra Nazionale vini la “Fiera Campionaria dei Vini” - diventata dal 1961 il “Concorso Enologico Nazionale” - a testimonianza dello storico e profondo legame del territorio con il mondo del vino.

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