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A WineNews gli atout dell’enologia di domani nelle parole degli enologi del Belpaese, da Franco Bernabei a Beppe Caviola, da Stefano Chioccioli a Roberto Cipresso, da Riccardo Cotarella a Luca D’Attoma, da Carlo Ferrini a Luigi Moio, a Salvatore Foti

Dal rispetto per la terra alla difesa del territorio, dalla ricerca dell’eleganza all’adattamento ai cambiamenti climatici, passando, inevitabilmente, per un approccio sempre più bio: ecco le tendenze che influenzeranno l’enologia nei prossimi anni, nelle parole, a WineNews, degli enologi top del Belpaese.
Il futuro, per Franco Bernabei, è raccolto in una parola: “rispetto, per la terra, per l’aria e per gli uomini”. Secondo Beppe Caviola, invece, “un bravo enologo sarà colui che riuscirà a difendere i vini di territorio, e quindi le caratteristiche e le peculiarità del territorio stesso, ma anche i tanti vitigni autoctoni che rappresentano l’Italia del vino dal Nord al Sud”. Una grande sfida, da vincere per guadagnarsi un futuro sereno, è quella “dei cambiamenti climatici, a cui bisognerà adattarsi - come racconta Stefano Chioccioli - perché porteranno cambiamenti enormi, e con essi la necessità di una nuova interpretazione del vino nei diversi territori”.
L’atout, per i prossimi anni, secondo Roberto Cipresso, sarà invece “l’emozione, quindi vini capaci di resistere nel tempo e raccontare i propri luoghi. Al contrario - continua Cipresso - non sarà più interessante il concetto di varietà, non crea vibrazioni”. Per il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, “saranno i consumatori, come sempre, a decidere le tendenze che noi enologi dovremo seguire: in effetti, è sempre il mercato a dettare la linea da seguire”. Secondo Luca D’Attoma non bisogna mai dimenticare che “il vino è legato al piacere, che non può essere imposto attraverso uno stile o da un modo di fare vino, spesso dettato dalle circostanze: bisogna puntare a fare vini con sempre maggiore personalità”. Conciso Carlo Ferrini, che punta, esclusivamente, “sull’eleganza”.
Luigi Moio si concentra sul concetto di “enologia di qualità, che vuol dire prima di tutto pianificazione: siccome andremo tutti verso approcci a basso impatto ambientale e per il consumatore, e quindi verso ciò che prevede la via del biologico, bisogna necessariamente creare le condizioni adatte nel vigneto. Perché il vino di qualità - spiega Moio - non è altro che un liquido frutto della fermentazione alcolica dell’uva, equilibrato se è equilibrata l’uva di partenza, e quindi, in questo senso, l’enologo diventerà sempre più un assistente di processo. È questo il futuro: avere uve perfettamente equilibrate dalle quali realizzare vini che non abbiano bisogno di interventi correttivi”. Infine, Salvatore Foti, secondo cui “bisogna fare dei vini umani, fatti per l’uomo e nel rispetto dell’uomo, perché è solo così che si rispetta anche il territorio, in cui l’uomo, appunto, vive”.

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