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IL LUTTO

Addio ad Enzo Bianchi, monaco fondatore della Comunità di Bose, gastronomo e cuoco

“Il cibo strumento fondamentale della relazione umana, sapienza del vivere e giustizia sociale”. Il ricordo di Slow Food ed Edoardo Raspelli
COMUNITÀ MONASTICA DI BOSE, Edoardo Raspelli, ENZO BIANCHI, GASTRONOMIA, MONASTERO DI BOSE, RELIGIONE, SLOW FOOD, Non Solo Vino
Enzo Bianchi, monaco fondatore della Comunità di Bose, gastronomo e cuoco

“Il cibo non è mai un semplice mezzo di sostentamento biologico, ma è lo strumento fondamentale della relazione umana, della sapienza del vivere e della giustizia sociale”. Parole di Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose, nata nel 1965 nel Biellese, scomparso oggi. Monaco, prolifico saggista, esperto di biblismo, fondatore delle Edizioni Qiqajon, Bianchi aveva lasciato la guida della Comunità monastica di cui era priore nel 2017 (ed i cui monaci, oggi, producono anche vino, ndr). “Teologo, scrittore e gastronomo italiano”, sottolinea Slow Food, sottolineando come Bianchi si era recentemente dedicato alla comunità della Fraternità della Madia, vicino a Ivrea.
“Il cibo, per Enzo Bianchi, è un elemento che riconnette l’essere umano alla sua origine divina e corporea”, scrive ancora la Chiocciola, che lo ricorda come un “uomo che ha saputo dialogare dentro e fuori dalla cristianità, che ha seguito con interesse il cammino di Slow Food, associazione alla quale si sentiva molto vicino sia nella filosofia sia nelle attività e nei progetti. Grande amico di Carlo Petrini, con cui condivideva un’idea di cibo come profondo legame con la terra ed espressione della cultura dei popoli”, Bianchi aveva ricevito nel 2016 la Laurea Honoris Causa dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, dove tenne una lectio magistralis proprio sul valore del cibo e della tavola.
Ed a ricordare Enzo Bianchi, nella sua figura di cuoco (nella Comunità della Madia proponeva anche corsi di cucina al termine dei quali si mangiava e si condivideva quello che si era preparato), è anche una firma storica del giornalismo piemontese e della critica gastronomica, come Edoardo Raspelli. “Gli ero affezionato, lo seguivo, l’avevo nel mio cuore anche se ci si vedeva raramente. L’avevo conosciuto nel 1999 quando cominciava ad essere al centro della comunicazione religiosa e spirituale in Italia e nel mondo. Fu allora che per “La Stampa, per le Cronache Italiane, provai il “settore ristorazione” del suo Monastero di Bose a Magnano (Biella) da “inatteso cliente qualunque pagante”. Lo avevo rivisto a fine giugno quando nella sua nuova Casa della Madia aveva organizzato un amabile amichevole evento di campagna per esaltare il prodotto top del suo territorio, il riso. Ne avevo approfittato per raccontare sui “miei” social (Facebook, Instagram, TikTok e “Piemonte da Scoprire” …), con la soddisfazione di oltre 40.000 visualizzazioni di curiosi appassionati, le molteplici attività (preghiera, agricoltura, libri …) delle sua nuova piccola comunità, della sua nuova Casa della Madia. Aveva problemi agli occhi, non cucinava più, ma seguiva il lavoro dei confratelli a quei fornelli che lo appassionavano. Se ne è andato all’improvviso, ad 83 anni, lasciando tanto dolore nel mio e nei nostri cuori”, scrive Raspelli.
La salma di Enzo Bianchi sarà esposta alla Fraternità monastica Casa della Madia, domani, 2 settembre, mentre il funerale avrà luogo il 3 settembre (ore 16,30) alla chiesa parrocchiale di Castel Boglione, suo paese natale, ad Asti, nel cuore del Monferrato.

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