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Vino: inchiesta Winenews, i prezzi delle uve restano stabili il calo produttivo non sembra stimolare il mercato della materia prima ... Una produzione complessiva delle uve, in calo sostanzialmente generalizzato (Assoenologi ha parlato di un -5%, ma la percentuale potrebbe salire visto le condizioni dei grappoli ancora da vendemmiare, tendenzialmente “asciugati” dal calore che pare non sia intenzionato a cessare), non sembra sufficiente a imprimere al mercato della materia prima una svolta decisiva, almeno sull’intero Stivale. Certo, non mancano le eccezioni, ma un certo clima di attesa e di incertezza, evidentemente suscitato dalle condizioni generali dell’economia mondiale, sembrano caratterizzare il mercato delle uve del Bel Paese. È lo scenario che emerge da un’inchiesta di WineNews, che ha tastato il polso alle transazioni della materia prima, mentre la vendemmia 2011 sta progressivamente entrando nel vivo. Fissata la quotazione delle uve destinate alla produzione del piemontese Moscato d’Asti a 1,04 euro al chilo (era di 0,995 lo scorso anno), mentre per Dolcetto, Barbera e nebbiolo, ancora non è possibile stabilire delle cifre attendibili, perché la vendemmia è appena all’inizio. Una produzione complessiva delle uve, in calo sostanzialmente generalizzato (Assoenologi ha parlato di un -5%, ma la percentuale potrebbe salire visto le condizioni dei grappoli ancora da vendemmiare, tendenzialmente “asciugati” dal calore che pare non sia intenzionato a cessare), non sembra sufficiente a imprimere al mercato della materia prima una svolta decisiva, almeno sull’intero Stivale. Certo, non mancano le eccezioni, ma un certo clima di attesa e di incertezza, evidentemente suscitato dalle condizioni generali dell’economia mondiale, sembrano caratterizzare il mercato delle uve del Bel Paese. È lo scenario che emerge da un’inchiesta di WineNews, che ha tastato il polso alle transazioni della materia prima, mentre la vendemmia 2011 sta progressivamente entrando nel vivo. Fissata la quotazione delle uve destinate alla produzione del piemontese Moscato d’Asti a 1,04 euro al chilo (era di 0,995 lo scorso anno), mentre per Dolcetto, Barbera e nebbiolo, ancora non è possibile stabilire delle cifre attendibili, perché la vendemmia è appena all’inizio. In Veneto, un chilo di uve Glera destinate alla produzione di Prosecco non dovrebbe costare meno di 1,20 euro al chilo e per le zone a vocazione particolare come il Cartizze, il prezzo non dovrebbe essere inferiore ad 1,50 euro al chilo, con punte anche di 3,00 euro al chilo per le partite migliori. Sempre in Veneto, le uve rosse per la produzione di Amarone dovrebbero stare tra 1,50 e 1,70 euro al chilo, con oscillazioni previste al rialzo per le partite più interessanti. Anche il Pinot Grigio incrementa il proprio prezzo sul 2010, attestandosi fra gli 0,60 e gli 0,65 euro al chilo. In Trentino, dove il mercato principale è legato alle uve destinate al Trento Doc Spumante, l’andamento è determinato dal cosiddetto “prezzo aperto”, cioè dalla fissazione della cifre a fine anno. E visto che il mercato degli spumanti trentini sta attraversando un buon momento, le aspettative sono quelle di un prezzo della materia prima in ripresa. Per il Brunello di Montalcino la Camera di Commercio di Siena si appresta a fissare una forbice di prezzo delle uve che va tra 1,90 e 2,20 euro al chilo e per il Rosso tra 0,90 e 1,10 euro al chilo. Un caso a sé è rappresentato dalla Sicilia, dove le recenti misure remunerate della “vendemmia verde” e dell’estirpazione (mutuate dall’Ocm vino), che la Regione ha attuato in modo massiccio, hanno creato le condizioni per una ripresa dei prezzi della materia prima. Sia le uve bianche sia le rosse, sia dei vitigni internazionali sia di quelli autoctoni, dovrebbe subire un incremento dal 15% al 20% sul 2010. In Puglia, evidentemente con qualche partita di Primitivo coltivato ad alberello che dovrebbe spuntare un 10-15% in più sul 2010, la situazione resta stazionaria e quindi con prezzi della materia prima tendenzialmente bassi. Stessa situazione di stallo per i prezzi delle uve del Chianti Classico che stanno in un range paragonabile a quello del 2010, tra gli 0,60 e gli 0,80 euro al chilo, mentre il Chianti viaggerebbe tra gli 0,45 e gli 0,50 euro al chilo e le uve ad Igt stazionarie tra gli 0,40 e gli 0,45 euro al chilo. Un mercato quello della materia prima che rappresenta notoriamente l’anello debole della filiera e che continua a mantenersi poco decifrabile e con i prezzi in molti casi ancora non definiti, e gli acquirenti storici, grossi imbottigliatori e cantine sociali, non proprio pronti a sbilanciarsi. In una situazione, insomma, in cui la disponibilità di uve sembra continuare, nonostante tutto, a rappresentare probabilmente un’offerta ancora superiore alla domanda. In generale, pertanto si può realisticamente parlare di prezzi attualmente stazionari o leggermente in salita sul 2010, nonostante le incertezze del momento congiunturale complessivo, anche perché, negli ultimi due anni, probabilmente erano scesi troppo, come negli anni più lontani erano saliti troppo. Senza però dimenticare, in generale, che gli acquirenti storici, i grandi imbottigliatori, potranno comprare sempre più tardi le partite di uva per spuntare prezzi migliori, se non, addirittura, preferire l’acquisto direttamente dei vini per ridurre rischi e costi. E trattative in odore di ‘‘dumping’’ sono sempre dietro l’angolo.

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