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L’analisi, 2017 anno Borgogna, per Italia Sassicaia brand più scambiato ... Domina la Francia, il 2017 è l’anno della Borgogna, ma l’Italia, con il Sassicaia, vanta il brand più scambiato sul mercato secondario dei fine wines, con una quota del7,3%. Come ogni anno, fa sapere in Italia il sito WineNews, il Liv-Ex, il benchmark del mercato secondario dei fine wine, e il magazine britannico “The drinks business”, hanno analizzato le performance dei marchi enoici più scambiati nel mondo, messi in fila, secondo punteggi, quote di mercato, prezzi medi, e numero di marchi in commercio, nella Power 100 del 2017, dove, per la prima volta, entra Casanova di Neri, la griffe del Brunello di Montalcino (al numero 97) che, appena qualche settimana fa, aveva raggiunto la posizione numero 4 della “Top 100” di “Wine spectator”. La vera star è la Borgogna, che nel 2017 ha mosso, in valore, il 12% del mercato (dal 7,7% del 2016), guidata dalla crescita della domanda sul mercato asiatico, con ben 22 brand tra i primi 50 e il Romanée-Conti alla posizione numero 4, dietro ai “soliti” tre di Bordeaux: nell’ordine Lafite Rothschild, Margaux e Mouton Rothschild, mentre perdono terreno Haut Brion (dalla posizione numero 4 alla numero 9) e Latour (dalla 5 alla 12), così come perde l’intera regione, che nel 2017 ha pesato appena per il 68,6% del valore totale delle transazioni, il valore più basso mai toccato (nel 2010 Bordeaux rappresentava il 95,8% del mercato, un anno fa il 74,6%). L’Italia, nel complesso, chiude un anno decisamente positivo, con una quota di mercato, in valore, del 6,3%, dal 5,6% di un anno fa, ma ancora lontana dal 7,1% del 2015. La performance quantitativa del Sassicaia non gli vale la posizione più alta tra le griffe tricolore, dove è invece il Masseto a spiccare, alla numero 20 (dalla 51 del 2016), grazie principalmente a un prezzo medio altissimo, 5.136 sterline a cassa, il decimo più caro in classifica, una quotazione cresciuta del 23,36% sul 2016. Il Sassicaia, invece, sale fino alla posizione numero 33 (dalla 55 dello scorso anno), frenato proprio dal punto di forza del Masseto, il prezzo, 692 sterline a cassa, che ne fanno il secondo miglior vino al mondo per rapporto qualità-prezzo, il che spiega benissimo il volume di bottiglie mosse negli ultimi 12 mesi. Nella seconda metà della classifica, invece, arrivano i primi passi indietro per i brand italiani. Gaja, ad esempio, si deve accontentare della posizione numero 56 (dalla 47 di un anno fa), mentre il Solaia, al contrario, sale dal numero 86 all’80. Perdono qualche posizione anche l’Ornellaia, che passa dalla 73 alla 86, e, in misura minore, il Tignanello, dalla numero 84 alla numero 88. Il vero crollo è quello dell’altro piemontese in classifica, Giacomo Conterno, che passa dalla numero 59 del 2016, quando fece un salto enorme, alla numero 96, quasi affiancato dall’unica new entry del Belpaese e dall’unica griffe del Brunello presente in classifica, Casanova di Neri. Escono dai primi 100 sia Bruno Giacosa, un anno fa alla posizione numero 87, come new entry, e Petrolo, nel 2016 alla numero 91.

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