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AdnKronos

Made in Italy: addio a Lucio Caputo, pioniere della promozione del vino in Usa … Prima da direttore Ice e poi con l’Italian Wine & Food Institute... Il vino ed il made in Italy tutto salutano uno dei suoi pionieri in Usa: si è spento, ad 84 anni, a New York, Lucio Caputo, fondatore e dal 1984 presidente dell’Italian Wine & Food Institute, dopo essere stato alla guida dell’Ice di New York, ufficio da lui stesso aperto nel 1970. Una storia avvincente quella di Caputo, scampato a ben due attentati al World Trade Center, nel 1993 e in quello più recente e noto dell’11 settembre 2001. Attento osservatore, da sempre, della scena internazionale (per l’Ice, giovanissimo, ha lavorato anche a Londra ed in Asia), Caputo è stato uno dei primi e più attivi promotori del vino italiano in negli Stati Uniti, dove, tra il 1974 ed il 1982, ha dato vita ad una delle più grandi campagne di promozione del made in Italy in bottiglia sull’altra sponda dell’Atlantico, ed è stato anche è stato anche Excutive Chairman dei vari Comitati che hanno organizzato le visite negli Usa dei principali rappresentanti del Governo italiano, fra i quali numerosi residenti del Consiglio e i Presidenti della Repubblica Pertini, Cossiga, Scalfaro e Ciampi. “Era un grande lettore di WineNews, di cui ha seguito il percorso fin dall’inizio con grande attenzione - ricorda il direttore WineNews, Alessandro Regoli - ed era sempre un grande piacere condividere con lui riflessioni, visioni e considerazioni sul vino italiano ed i suoi sviluppi, incontrandolo nei grandi eventi del vino italiano, a cui pur ormai vivendo in Usa non mancava mai, da Vinitaly a VinoVip a Cortina, per citarne solo due. Anche partendo dall’osservatorio statistico che aveva messo in piedi con l’Iwfi. Lo ricordo come un uomo intelligente e schietto, che non aveva timore di fare critiche, sempre puntuali e costruttive. Con lui se ne va uno dei grandi uomini a cui il vino italiano deve parte del suo successo, in America e non solo”. Uno dei grandi alleati del vino italiano in Usa, dunque, insieme al fondatore della storica rivista “Civiltà del Bere” Pino Khail, come ricorda, a WineNews, il direttore di oggi della rivista e nipote di Khail, Alessandro Torcoli: “loro due insieme hanno di fatto aperto la strada a tutti quelle che sono i road show di oggi, un lavoro irripetibile. La cui bontà è testimoniata anche dalla donazione delle Muse Inquietanti di De Chirico, che i produttori italiani privatamente, coordinati da mio nonno, vollero regalare all’Ice, per l’apertura dell’enoteca voluta da Caputo a Manhattan. Firmarono la prima grande degustazione di vino italiano a New York, e poi Caputo, che era italianissimo ma viveva da italoamericano, aveva la sensibilità per capire quello che volevano gli americani, in tutto quello che organizzava, ed era molto critico proprio sul fatto che spesso gli italiani usassero il proprio modo di fare, senza prendere in considerazione la mentalità ed i meccanismi di un mercato e di un consumatore come quelli Usa. Questo si vede nel Galà Italia, per esempio, evento che ha curato per oltre 30 anni, con grandi personalità della politica e dell’industria, in perfetto stile italo-americano - aggiunge Khail - Ed in questo con mio nonno erano uguali, pignoli allo stesso modo, dove ogni evento che realizzavano doveva essere non solo utile dal punto di vista pratico e commerciale, ma anche bello, curato, perfetto, perché il vino italiano non doveva mai sfigurare. Addirittura, si portavano dietro dall’Italia la squadra di sommelier perché il servizio fosse sempre impeccabile, e ad alcuni grandi produttori italiani, prima delle prime uscite in pubblico, fecero fare anche dei corsi di “public speaking”. Non è un caso che proprio Lucio Caputo sia stato il primo a ricevere il premio Pino Khail, nel 2011 (dedicato da Civiltà del Bere ai personaggi che hanno promosso e valorizzato il vino italiano nel mondo, ndr)”. “Lucio Caputo era un grande amico, ha fatto tantissimo per la nostra famiglia, mio padre Franco Biondi Santi è stato il primo Chairman del Wine Advisory Committee dell’Italian Wine & Food Institute, io sono stato l’ultimo, c’è sempre stata una grande amicizia ed un grande legame. Lucio Caputo è riuscito a portare il made in Italy del vino in Usa, faceva eventi dove c’era davvero la crema delle grandi personalità americane. È un personaggio che ricorderemo sempre, un grande professionista. E con l’Italian Wine & Food Institute raccontava all’Italia del vino quello che era il mercato statunitense, e, al tempo stesso, creava relazioni e contatti di grande livello tra i produttori italiani e l’America”, è il ricordo, a WineNews, del produttore Jacopo Biondi Santi. “Ho conosciuto Lucio Caputo al Quirinale nel 2002 quando fu insignito dalla più alta onorificenza della Repubblica come sopravvissuto degli attentati alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 - ricorda, con affetto, l’ambasciatore d’Italia a Washington, Armando Varricchio - e Caputo divenne parte attiva nel sostenere i tanti italiani toccati da quella enorme tragedia. Coesistevano nella sua storia personale due aspetti. Il primo è una grande attività e capacità professionale nella promozione dei prodotti italiani di qualità, prima alla guida dell’Ice di New York e poi come imprenditore. Il secondo aspetto che ha caratterizzato la vita di Caputo è quello di essere stato motore di iniziative e suscitatore di entusiasmi all’interno della comunità italiana negli Usa, sempre con un rapporto di stretto collegamento con le istituzioni italiane. Per questo la comunità italiana ha nei confronti di Lucio un debito di grande gratitudine e di affetto”.

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