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Vino: Brunello di Montalcino brilla ancora, +10-15% il fatturato 2011 indagine WineNews tra 20 delle realtà più rappresentative ... Uno dei diamanti più preziosi dell’enologia italiana, il Brunello di Montalcino, continua a brillare e rimane in testa alla “wish list” degli eno-appassionati, soprattutto stranieri, nonostante la crisi economica globale, con crescite di fatturato, in media nell’ordine del +10/15% per cantina (ma in certi casi anche del +35%), con un plus dell’export che supera ampiamente le incertezze di un mercato italiano meno vivace, grazie anche ad una vendemmia, la 2006 (entrata in commercio nel 2011), a “5 stelle”. Ecco il verdetto unanime che, a WineNews, hanno dato 20 tra le realtà più rappresentative (piccole, medie, grandi) del Brunello di Montalcino per storia, qualità, volumi di produzione e successo internazionale. Nomi che vanno da Argiano a Banfi, da Baricci a Camigliano, da Capanna a Caparzo, da Casato Prime Donne a Castello di Romitorio, da Castiglion del Bosco a Col d’Orcia, da Fattoria dei Barbi a Fuligni, da Il Poggione a La Poderina, da Pian delle Vigne (Antinori) a Piombaia, da San Polo (Allegrini) a Siro Pacenti, da Tenimenti Angelini all’Uccelliera, tra le protagoniste di “Benvenuto Brunello” (dal 24 al 27 febbraio;www.brunello.tv), vernissage internazionale dove saranno presentate ’’tre annate d’eccellenza”: il Brunello di Montalcino 2007, la Riserva 2006 e il Rosso 2010.Una crescita, quella del Brunello, che conferma la passione dei wine lovers mondiali per il vino principe del territorio. E le poche cantine che non hanno registrato crescite significative, e dichiarano fatturati in linea con quelli del 2010, sono le più piccole che, semplicemente, nel 2011 hanno replicato il “sold out”del 2010, con volumi di produzione e listini pressoché invariati. E che, semmai, hanno dovuto solo aspettare un po’ di più per vendere tutto il loro Brunello, perché “i clienti, dalle enoteche ai ristoranti, hanno cominciato a fare meno scorte che in passato, e ordinano via via secondo le esigenze”. Ma se in media l’aumento di fatturato legato al Brunello Docg è nell’ordine del 10-15%, ci sono anche picchi di crescita, come il +35% di Castiglion del Bosco, o del 60%: è il particolare caso de La Poderina, la cantina del gruppo SaiAgricola, con un risultato, però, dovuto all’effetto traino che l’annata 2006, tutta esaurita, ha fatto, con lo stesso risultato, sulle scorte della vendemmia 2005. Un altro segnale che emerge forte e chiaro dai produttori, poi, è che la crescita di fatturato è dovuta quasi esclusivamente all’export, soprattutto al rinnovato amore per il Brunello (che non si è mai interrotto) degli States, che restano il primo mercato di sbocco, ma anche al crescente interesse della Scandinavia e di altri mercati, come quelli asiatici che, però, hanno ancora numeri relativamente bassi. Testimonianze delle 20 cantine che, peraltro, sono in linea con le cifre del Consorzio del Brunello sull’andamento del territorio nel suo complesso (+10% per un business di 155 milioni di euro). E, proprio grazie all’export, il “sentiment” complessivo per il Brunello di Montalcino è positivo anche per il 2012, nonostante il barometro delle previsioni per il mercato italiano oscilli tra lo “stabile” e il “leggermente in ribasso”. Le cantine più piccole, che non aumenteranno volumi di produzione e listini, si aspettano di ripetere le performance del 2011 (c’è chi - è il caso di Fuligni e Capanna - dichiara di avere la produzione 2007 già tutta prenotata), ma c’è anche chi prevede aumenti di fatturato per il Brunello, che vanno dal 10% al 25%, soprattutto puntando su un riposizionamento del prezzo. Insomma, crisi o non crisi, il vino italiano di grande blasone e qualità continua a “macinare utili” nei mercati internazionali. E il Brunello di Montalcino è senza dubbio uno degli alfieri più importanti della categoria. E del “made in Italy” tutto.

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