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Vino: sempre più italiano il cuore della Cantina Cremisan in terra santa, dopo formazione a San Michele all’Adige tornano in patria gli enologi ... È sempre più “italiano” il cuore della cantina Cremisan, in Terra Santa, vicino a Gerusalemme, i cui vigneti si trovano letteralmente tagliati in due tra Palestina ed Israele. Rinata dalla collaborazione, “solo per amore e per passione”, di Riccardo Cotarella, presidente dell’Associazione Enologi Italiani, la cantina, riferisce il sito WineNews, ora vede tornare a casa Fadi Batarseh e Laith Micheal Jamil Kokaly, che sono stati quattro anni in Trentino, a studiare alla Fondazione Mach di San Michele all’Adige, per condividere il “know how” acquisito con lo staff di Cremisan (http://cremisan.org). I due studenti palestinesi sono stati ospitati dal Centro Istruzione e Formazione dove hanno potuto avvalersi di una serie di corsi di introduzione alla vitienologia. In seguito hanno frequentato, con profitto, il triennio del corso universitario di Viticoltura ed Enologia gestito in interateneo con le università di Udine e Trento. E proprio in questi giorni, tra l’altro, è stato pubblicato sulla rivista internazionale “Molecular Biotechnology”, il risultato del lavoro di tesi di laurea di Fadi Batarseh, per la realizzazione del quale l’Università di Hebron ha fornito campioni di 43 vitigni tradizionali della Palestina, finora coltivati localmente per il consumo fresco e oggi oggetto di recupero e valorizzazione anche enologica. Il gruppo di genetica della vite del Centro Ricerca e Innovazione della Fondazione Mach ha analizzato i profili del Dna di questi materiali, identificando diverse sinonimie e concludendo che si tratta di 21 diverse varietà di cui solo 8 già descritte nelle banche dati internazionali. È la prima volta che viene analizzata la diversità genetica di vitigni provenienti da quest’area geografica di grande importanza storica per la diffusione della viticoltura.

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