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Winenews/Vinitaly, Gaja-Antinori “ambasciatori” nel mondo ... L’”artigiano del vino”, sinonimo della lunga tradizione del know how italiano, e la grande griffe, simbolo di storia plurisecolare: Gaja e Antinori, ecco gli ambasciatori del made Italy enoico per i wine lovers, due tra i pilastri del nostro sistema produttivo. Perché il vino italiano di volti ne ha mille, come quelli del fondatore di Slow Food Carlo Petrini e del patron di Eataly Oscar Farinetti, dei “super sommelier” Luca Gardini e Luca Martini, e di Vinitaly, alfieri di Bacco, per gli amanti del buon bere, portavoce della sua cultura nel mondo, ognuno nel proprio raggio d’azione. E poi c’è una vera e propria “squadra” di top brand, tra le cantine preferite dagli appassionati: accanto a Gaja e Antinori, si va da Bellavista a Ornellaia, da Sassicaia (Tenuta San Guido) a Biondi Santi, Ferrari, Tasca d’Almerita, Planeta, Donnafugata, da Ca’ del Bosco a Castello Banfi, Giacomo Conterno (Monfortino), Allegrini. A dirlo e’ un sondaggio di www.winenews.it, uno dei siti piu’ cliccati dagli amanti del buon bere, e Vinitaly (www.vinitaly.com), appuntamento enologico di livello internazionale, a cui hanno partecipato 1.250 “enonauti”, ovvero appassionati già fidelizzati al mondo del vino e del web, dedicato ai marchi del vino che, come quelli della moda, rendono celebre il made in Italy nel mondo. La cantina del cuore? Non una, ma tante, perché nella ricchezza del Belpaese, impossibile eleggerne una sola, con i wine lovers che ne fanno una questione “molto personale”, spaziando in tutto lo Stivale. Tra le cantine preferite, la squadra eletta dagli eno-appassionati si compone di veri e propri top brand. Oltre ad Antinori, cantina toscana dalla storia secolare, Bellavista, una delle più note realtà della Franciacorta fondata da Vittorio Moretti, e Tenuta dell’Ornellaia, fascinosa griffe toscana sinonimo di grandi vini; poi troviamo la Tenuta San Guido a Bolgheri dei Marchesi Incisa della Rocchetta, che vuol dire Sassicaia, nato relativamente di recente (nel 1968), ma che ha dato vita ad un vero e proprio modello enologico, diventando un fenomeno di culto a livello internazionale. Quindi, Biondi Santi, il “capostipite” di tutti i Brunello, nato alla fine dell’Ottocento nella Tenuta Greppo grazie alle geniali intuizioni di Ferruccio Biondi Santi, e Ca’ del Bosco e Ferrari, sinonimi di metodo classico di alta qualita’. Ed ancora, Gaja, accanto a Tasca d’Almerita, Planeta, Donnafugata, Giacomo Conterno (Monfortino). Sempre tra i più gettonati, ci sono anche Castello Banfi, Allegrini, Berlucchi, Frescobaldi, Masi ed anche i big come Zonin, Santa Margherita, Rotari (Mezzacorona), Marchesi di Barolo, Ruffino, Cavit, Cecchi, Barone Ricasoli, Rocca delle Maci’e, Duca di Salaparuta, le tante aziende del Gruppo Italiano Vini ... Nel votare la “cantina del cuore”, gli “enonauti” si sono, invece, decisamente frammentati, arrivando ad indicare oltre 100 marchi: un segnale che conferma anche l’attuale segmentazione dell’offerta enologica nazionale, oltre a ribadire che la scelta enoica del cuore resta una questione soggettiva, ma, soprattutto, che la qualità è diffusa e interessa molte realtà produttive. E, così, accanto ai grandi produttori, ai top brand ed ai big del vino italiano, le preferenze dei wine lovers vanno anche alle tante realtà, da nord a sud, da est ad ovest del Belpaese, quotate e “stellate”, incluse nel gotha del panorama enoico nazionale, come Caprai e Masciarelli, Terlano e Castello di Ama, Nino Negri e Valentini, Voerzio e Mascarello (sia Giuseppe che Bartolo), Poggio di Sotto e Venica, San Michele Appiano e Bertani, Mastroberardino e Altare, Sandrone e Felsina, Chiarlo e Argiolas.

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