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IL DATO

Agricoltura, torna a crescere la produzione nel 2018. Vino sempre superstar

Così lʼIstat nella presentazione dellʼAnnuario dellʼagricoltura italiana 2017 by Crea. Crescono dimensioni aziendali e servizi

Lʼagricoltura italiana gode di buona salute, nonostante il clima pazzo, la pesante contrazione delle aziende a favore di un aumento delle superfici medie aziendali e risorse pubbliche sempre più decimate. Il 2018, secondo le stime preliminari dellʼIstat che, per la prima volta, ha sondato lʼanteprima dei conti economici dellʼagricoltura, si è chiuso con soddisfazione per lʼItalia agricola, con un ritorno del volume della produzione in terreno positivo (+1,5% sul 2017 quando la produzione era scesa del 3,2%) e risultati in crescita anche sul fronte della variazione dei prezzi (+1,4% sul 2017) e del valore, che arriva a superare i 56,7 miliardi di euro (+3%). La produzione vegetale rappresenta ancora il grosso (55,2%) della composizione in valore - come sottolinea la dirigente Istat, Alessandra Agostinelli ai microfoni di Winenews - e il vino continua a fare la parte del leone, registrando secondo le stime preliminari, un +14,3% di volume produttivo sul 2017 e una variazione boom di valore del 30,6%, con in vista il traguardo dei 10 miliardi di euro. Molto male, invece, lʼolio, con un calo del volume produttivo del 37% e un crollo del valore sul 2017 superiore al 42%.
Dati annunciati, oggi, nella presentazione a Roma da parte del Crea (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e lʼAnalisi dellʼEconomia Agraria) dellʼAnnuario dellʼagricoltura Italiana 2017. Il rapporto descrive unʼagricoltura tricolore in cambiamento, con una forte diminuzione delle microimprese (-22,1% nellʼultimo triennio, a 1.145 unità) che hanno da sempre caratterizzato il tessuto agricolo del Belpaese rappresentando però un punto di debolezza sul fronte della competitività nei mercati globali.
Per contro, in controtendenza rispetto ai periodi precedenti, si registra un aumento della Sau (+1,4%), che sfiora i 12,6 milioni di ettari, contribuendo a un accrescimento della dimensione media aziendale, che raggiunge così gli 11 ettari. Il numero degli occupati segna una tendenziale riduzione (si rafforza lʼimportanza del tempo determinato e del lavoro saltuario), ma al contempo si evidenzia una maggiore professionalizzazione e specializzazione, caratterizzate dalla contrazione dell’apporto di lavoro familiare (la manodopera familiare passa in tre anni dal 72 al 58%) e dall’incremento (+8,2%) del numero dei conduttori con laurea o diploma universitario ad indirizzo agrario.
Lʼexport agroalimentare tricolore - rileva ancora lʼAnnuario 2017 - continua a volare, con un aumento nel 2017 del 5,7%, trainato ancora una volta dal vino, davanti alla frutta fresca e alla pasta. Prosegue lʼavanzata dei prodotti di qualità - osserva Roberta Sardone del Crea - con il rafforzamento delle filiere produttive, soprattutto al Sud e nelle aree svantaggiate. Un esempio significativo è la filiera del Prosciutto di Norcia che dopo il sisma, e grazie anche agli aiuti pubblici, ha reagito positivamente rilanciando il prodotto (+11,5%) e di conseguenza il territorio.
Il fatturato della bioeconomia nella sua accezione più ampia - che include la branca Asp, la produzione industriale di prodotti agro-alimentari, bevande, tabacco, carta e derivati, industria forestale, biocarburanti, tessile, plastica e chimica bio-based - ammonta in Italia a oltre 300 miliardi di euro, confermando la posizione di leadership dell’Italia in Europa. Si segnala, inoltre, il primato italiano per numero di impianti di produzione di biomateriali, prodotti chimici e farmaceutici di origine biologica.
Per il settore della pesca, nonostante il progressivo ridimensionamento della flotta, si registra un incremento del valore del pescato. Inoltre, l’Italia vanta un significativo aumento della qualità della produzione, testimoniata dall’incremento delle aziende con certificazione ISO, dalla crescita dell’acquacoltura biologica, la presenza di 2 Dop e 3 Igp, a cui si uniscono in ambito nazionale oltre 150 prodotti agro-alimentari tradizionali (3% del totale).
Il patrimonio forestale nazionale registra un importante aumento dell’area boscata, che raggiunge 11,7 milioni di ettari (il 39% della superficie totale nazionale), con un incremento di oltre 3 milioni in 30 anni.
Nel 2017 il sostegno pubblico agli agricoltori è stato di 11 miliardi di euro, con una riduzione del -6,4%, legata alla diminuzione sia della componente dei trasferimenti di politica agraria (-26%) che delle agevolazioni fiscali (-8%).
A testimoniare lo stato di salute del settore nel 2017 si riscontrano sia la ripresa degli investimenti (+3,9%), indice di un ritrovato clima di fiducia sulle prospettive economiche di medio e lungo periodo, sia i segnali di un timido risveglio di interesse per i beni fondiari, che vedono un aumento in valori correnti dell’indice del prezzo della terra, attestatosi poco oltre i 20.000 euro ad ettaro, sebbene con un’ampia forbice fra Nord (40.000) e il Mezzogiorno (8.000/13.000).
Nel 2017 - sottolinea ancora lʼAnnuario dellʼagricoltura italiana curato dal Crea - la produzione del comparto agricoltura ha superato i 54,6 miliardi di euro con un aumento del 3,1% a valori correnti, trainato dalla crescita dei prezzi dei prodotti venduti. E se le produzioni vegetali, rappresentano il 50% del valore totale, seguite per importanza dal comparto delle produzioni animali (30%), la componente più dinamica, tuttavia, si conferma quella costituita dall’insieme delle attività secondarie e di supporto all’agricoltura, che spiegano il rimanente 20%, con una crescita, pari rispettivamente a 4,9% e 1,2%. Da segnalare anche la sempre maggiore diffusione di queste attività, che coinvolgono circa l’8% delle aziende agricole italiane, con uno sviluppo maggiore di quelle legate alla trasformazione dei prodotti agricoli, all’agriturismo e alla produzione di energie rinnovabili. “L’affermarsi delle attività produttive legate alle risorse rinnovabili, in grado di favorire una crescita più sostenibile del nostro sistema economico, o la multifunzionalità che continua a caratterizzare sempre più la nostra agricoltura, con uno stretto interscambio con la società civile e una crescente offerta di servizi aggiuntivi rivolti alla collettività, delineano sempre più un percorso evolutivo di carattere innovativo per la nostra agricoltura”, sottolinea il presidente del Crea, Salvatore Parlato.
Nel settore delle attività di supporto - sottolinea il ricercatore Istat, Roberto Moro - il contoterzismo e le prime lavorazioni dei prodotti hanno rappresentato nel 2018 lʼ80% del valore, mentre tra le attività secondarie la maggior fetta di valore (60%) viene dalla produzione di energie rinnovabili e dallʼagriturismo.
Se i prezzi alla produzione dei prodotti agricoli - aggiunge lʼIstat – sono cresciuti nel 2018 dellʼ1,4%, i i prezzi dei costi per gli agricoltori sono tuttavia aumentati del 4,4%, registrando quindi un peggioramento della ragione di scambio. LʼIstat rileva, inoltre, come nel 2018 lʼItalia, con 32 miliardi di valore nel settore agricolo (+2% sul 2017), si confermi primadonna rispetto agli altri Paesi europei, seguita da vicino dalla Francia. Buone notizie anche sul fronte dellʼindicatore di reddito agricolo, con lʼItalia che, nel 2018, ha segnato un incremento del 3,7% contro il calo del 3,1% registrato dagli altri Paesi Ue.

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