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ECONOMIA E OCCUPAZIONE

Allarme lavoro nel mondo del vino. Sandro Bottega: “non si trovano lavoratori, ripresa rischio”

Il produttore alla guida di una delle realtà più celebri del Prosecco: “offriamo stipendi da 1.200-1.300 euro netti, ma non basta”
BOTTEGA, LAVORO, PROSECCO, SANDRO BOTTEGA, vino, Italia
Sandro Bottega, alla guida di Bottega, tra le realtà più celebri del Prosecco

Chi incolpa i salari troppo bassi a fronte di un costo della vita che aumenta, chi le tasse sul lavoro (e non solo) troppo alte, chi il reddito di cittadinanza e chi sostiene che soprattutto “gli italiani non hanno più voglia di fare certi lavori”, fatto sta che il tema del lavoro, da un lato oscurato e dall’altro aggravato dalla pandemia, al netto di semplificazioni e banalizzazioni, è uno dei grandi nodi da affrontare per la ripartenza vera del Belpaese. Con molti settori, dalla ristorazione all’agricoltura, alla produzione di vino, che da mesi lamentano la difficoltà nel trovare personale. Allarme esploso già tra maggio e giugno 2021, con la riapertura dei ristoranti che dopo mesi di ferma si aspettavano di avere pile di curricula per assumere e invece si sono trovati a fare i conti con carenza di personale, e protrattosi poi per tutte le attività soprattutto di raccolta agricola, con costanti appelli alla “mancanza di manodopera nei campi” da parte delle organizzazioni agricole. E ora, a riaccendere i riflettori sul tema, nel mondo del vino, è uno dei marchi più famosi di una delle denominazioni più in salute, ovvero Bottega, tra le aziende leader del mondo Prosecco. “Vendemmiatori introvabili, ma anche magazzinieri, soffiatori, addetti all’imbottigliamento: un vero problema per le aziende leader nel mondo di produzione del Prosecco. Un problema talmente grave che rischia di mettere a rischio la ripresa delle aziende”, sottolinea Sandro Bottega, patron dell’azienda di Bibano, nel comune di Godega di Sant’Urbano (Treviso), che produce ogni anno 16 milioni di bottiglie prodotte, che, per l’85%, finiscono all’export. Ed aggiunge: “pur avendo retto la crisi meglio di altri settori, anche il mondo del vino è alle prese con gli strascichi della pandemia, tra cui proprio la ricerca di figure specializzate e non, da inserire nel processo produttivo e gestionale”, spiega una nota dell’azienda. In particolare, Bottega non riesce a trovare 25 figure professionali, comunica in una nota stampa firmata dall’agenzia di comunicazione di Klaus Davi & Co., specie per i picchi di lavoro più o meno prolungati nel corso dell’anno. Le figure “introvabili”, spiega Bottega, sono svariate: si va da magazzinieri agli addetti all’imbottigliamento, dai soffiatori del vetro (per realizzare le bottiglie a tiratura limitata) agli addetti al confezionamento, passando per le professioni più tipiche dell’attività vitivinicola come vendemmiatori e potatori.
“Le figure che non si trovano sono principalmente quelle relative a mansioni manuali. Andando avanti così molte aziende rischiano di non agganciare la ripresa” è l’allarme lanciato dall’imprenditore veneto, che aggiunge - “offriamo stipendi da 1.200-1.300 euro netti, ma non basta: questi lavori manuali, anche se ben retribuiti, molti italiani non li vogliono più fare. Mancano anche mulettisti, magazzinieri, autisti. Questo perché devono fare corsi di formazione, ma anche perché devono assumersi delle responsabilità che con il reddito di cittadinanza non hanno. Con la pandemia tanti preferiscono restare a casa percependo il reddito di cittadinanza o la Naspi (disoccupazione), oppure trovano questi lavori troppo stancanti o non accettano il doversi svegliare troppo presto la mattina. Ma non solo, mancano anche addetti al marketing preparati e commerciali con lo spirito del sacrificio e con una visione di lungo termine”.

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