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EMERGENZA CLIMA

Alluvione nelle Marche, danni ingenti ad agricoltura e non solo. Ma sostanzialmente “salvo” il vino

Michele Bernetti (Istituto Marchigiano Tutela Vini). “Cantine e vigneti non hanno particolari danni, e la vendemmia procede bene”
ALBERTO MAZZONI, ALLUVIONE, ISTITUTO MARCHIGIANO TUTELA VINI, MARCHE, MICHELE BERNETTI, VELENOSI, VIGNETI, vino, Italia
Marche, disastro alluvione, ma salvi i vigneti del Verdicchio e non solo

Mentre si continua a scavare nel fango per cercare di ripartire nei territori delle Marche colpite dall’alluvione del Misa che ha sommerso Senigallia, Ostra, e non solo, la conta delle vittime per ora si ferma a 11, con 2 dispersi. Un bilancio tragico già di suo, al quale si aggiunge lo sconforto di chi ha perso case, automobili, negozi, bar, ristoranti e aziende da rimettere in piedi dove possibile, e al quale, come spesso accade in questi casi, sempre meno frequenti, fanno da contorno le polemiche contro la burocrazia che, come sostenuto anche dall’Ordine dei Geologi delle Marche, frena quegli interventi che potrebbero prevenirli. Perchè non sono stati direttamente gli oltre 400 millimetri di pioggia caduti in poche ore a fare danno, ma la piena dei fiumi esondati, ed il fango. Il vino, tutto sommato, si è salvato, fatta eccezione per la cantina Boccafosca di Ostra, che è stata sommersa, e dove pian piano sono ripartiti almeno gli impianti di refrigerazione per le uve, peraltro in una fase di piena vendemmia. Ma al di là di questa situazione limite, il settore enoico complessivamente non ha avuto grossi danni, come testimonia, a WineNews, Michele Bernetti, alla guida di Umani Ronchi, una delle più importanti realtà marchigiane, e dell’Istituto Marchigiano di tutela Vini.
“Il primo pensiero è per le vittime, naturalmente che sono tante come quelle di un terremoto, e per tanti altri settori, non solo ristorazione e turismo, ma anche artigianato del territorio, che sono stati colpiti in maniera importantissima. Cantine e vigneti tutto sommato si sono salvati, abbiamo fatto un giro d’orizzonte tra le cantine e non sembrano esserci particolari criticità, perchè quasi tutte le cantine ed i vigneti sono in collina, ed il disastro l’ha fatto la piena del Misa, non tanto la pioggia, per quanto eccezionale. Anzi, noi come settore dovremmo cercare di sostenere quelli che sono stati colpiti di più. Ma, a parte qualche caso limite, insomma, grosse criticità non ce ne sono, neanche per la vendemmia, che è verso la conclusione per il Verdicchio e per le varietà a bacca bianca, che hanno sorpreso per qualità e quantità, così come sono sorprendenti in positivo le varietà rosse, Montepulciano d’Abruzzo in testa, e per le quali la raccolta è sempre più vicina”. “Il settore del vino tutto sommato è salvo, ma per molti è davvero un disastro. Le immagini che vendiamo in tv non danno la dimensione della disgrazia che c’è nei territori colpiti”, aggiunge, dal canto suo, Alberto Mazzoni, direttore dell’Istituto Marchigiano di tutela Vini, che aggiunge: “la situazione è grave e pesante, ci vorranno anni e meno burocrazia per provare a rialzarsi. Ci sono campi ancora sommersi. Ma bisogna agire: se non si gestiscono gli argini dei fiumi, se non si puliscono, se non si gestiscono le piante, se non si supera l’immobilismo che, su questo aspetto, c’è stato negli ultimi 30 anni, non si risolve nulla”.
Come detto, restando sul fronte enoico, l’unica realtà davvero colpita, ad oggi, è quella della cantina Boccafosca. “Vorrei fosse un buongiorno di vendemmia, come doveva essere in questo periodo, invece è il giorno della conta dei danni. L’acqua entrata ha spazzato via mobili, vini, prodotti ... allagato uffici, sala degustazione. Per ora non sappiamo quali macchinari ripartiranno ... stiamo aspettando che si asciughino per ridare corrente”, si leggeva sul profilo Facebook della cantina data 17 settembre, la mattina dopo l’alluvione. Poi il lavoro incessante, anche grazie ai volontari, e le cose che pian piano ripartono, ma tutt’altro che in una situazione di normalità. Una situazione che ha colpito direttamente la cantina, ma, indirettamente, anche altre realtà di spicco del territorio, come la Velenosi Vini di Angela Velenosi, che ha una parte di stoccaggio e lavorazione proprio nella cantina Boccafosca. “Dopo la grandine di agosto che da noi ha colpito duro, è arrivato anche questo disastro, in piena vendemmia. Ci sono stati cantinieri che hanno vissuto ore drammatiche, a cui siamo vicini. Noi siamo fermi da venerdì, il Verdicchio dobbiamo ancora finirlo, ci sono le uve della Lacrima di Morro d’Alba che vanno raccolte. Abbiamo visto che la refrigerazione del freddo quanto meno è ripartita, vedremo come andrà. La cosa che conforta è stata la solidarietà di tanti produttori che ho chiamato, e che pur in piena vendemmia anche loro, ci hanno messo a disposizione vasche e cisterne in caso di bisogno. È dura, ma ripartiremo anche questa volta”, ha commentato, a WineNews, Angela Velenosi.
Come sempre accade in questi casi, comunque, non tutti sono colpiti allo stesso modo. Sul solo fronte agricolo, per esempio, se la viticoltura esce tutto sommato illesa, secondo Coldiretti, nei territori colpiti da maltempo “sono a rischio le semine autunnali di orzo, avena e grano nei terreni dove si sono accatastati rifiuti di ogni genere e aperte voragini impraticabili anche per i trattori”, e danni per milioni di euro per “colture distrutte, ma anche serre, impianti di irrigazione, attrezzature, trattori e altri mezzi agricoli e impianti di trasformazione alimentare, ma anche pozzi per l’acqua pieni di fango, inutilizzabili con le idrovore che non riescono a togliere la melma”.
“La Coldiretti è impegnata nell’offrire assistenza alle aziende colpite e chiede alle Istituzioni di agire in fretta in questa drammatica situazione di emergenza”, afferma Maria Letizia Gardoni, presidente Coldiretti Marche, nel sottolineare, però, che “servono fondi e una normativa in deroga per semplificare un carico burocratico che, come è oggi, porterebbe alla paralisi totale e quindi all’abbandono del territorio”.
Ma anche sul fronte delle altre attività economiche, guardando strettamente, in questo caso, a ristoranti ed enoteche. E se, per esempio, ristoratori celebri di Senigallia come Mauro Uliassi, con il tristellato Uliassi di Senigallia, e Moreno Cedroni, bistellato con La Madonnina del Pescatore, ma che in centro a Senigallia ha anche Anikò di fatto non hanno avuto danni, al contrario, decine di alberghi, ristoranti, bar e negozi più vicini all’esondazione, hanno avuto danni importanti. Tra questi anche la storica Enoteca Galli di Senigallia, guidata da Osvaldo e Guido Galli, insieme alla famiglia, da oltre mezzo secolo. “È entrato mezzo metro d’acqua che ha completamente distrutto il piano sottostante e procurato danni importanti anche al locale e al caveau, tanto che le bottiglie di vino rovinate sono 2.000”, hanno raccontato. “L’unico dato positivo - spiegano ancora i Galli - è che fortunatamente le bottiglie hanno galleggiato e non si sono rotte. Ma molte etichette sono fortemente danneggiate e quindi sarà difficile recuperarle. È importante riaprire l’enoteca il prima possibile, noi ce la stiamo mettendo tutta. Dalla notte dell’alluvione non abbiamo mai interrotto l’intervento di ripristino degli ambienti e soprattutto ci siamo adoperati per recuperare la maggior parte dei vini, alcuni anche di grande valore. Al momento fare una stima complessiva dei danni subiti non è possibile ma di certo sono molto ingenti. In 52 anni di attività qui ai portici di Senigallia - aggiunge Osvaldo - non ho mai visto una cosa del genere. Quando siamo entrati nel cuore della notte per accertarci cosa fosse accaduto al nostro locale e abbiamo visto tutto quel disastro, sono stato preso da un sentimento di profonda tristezza. È andata bene che l’acqua sia defluita rapidamente”, spiega ancora Guido Galli, la cui moglie, Monica, sollecita un intervento strutturale: “servirebbero ad esempio delle vasche di espansione, come promesse da anni, così da evitare catastrofi del genere. Ma, intanto, è da portare a termine il lavoro di pulitura e rimozione del fango dalle bottiglie prima che sia troppo tardi”. “E se qualche ottimo vino non riusciremo a recuperarlo per il locale - conclude Guido - vorrà dire che lo apriremo noi e ci brinderemo per la riapertura dell’enoteca ...”.

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