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ANSA

Libera Terra, così diamo dignità a terre ex mafia Valentina Fiore a WineNews,creiamo reali opportunità cambiamento ... “L’impegno di Libera Terra vuole essere, tutti i giorni, quello di ridare dignità alle nostre terre che nello specifico sono le terre confiscate ai boss della criminalità organizzata”. Così Valentina Fiore, ad Libera Terra Mediterraneo a WineNews, nel sottolineare che “più in generale vogliamo dare dignità alle storie, alle persone, alle professionalità di queste terre e territori attraverso la realizzazione la creazione e il lavoro di cooperative sociali che grazie alla valorizzazione del loro territorio producono prodotti biologici di qualità che parlino di quelle storie e di quelle professionalità, che creino reali opportunità di cambiamento, economico, sociale e culturale, per quei territori spesso svantaggiati in termini di opportunità lavorative e professionali”. “Quanto meglio facciamo il nostro lavoro - aggiunge Fiore -, quando più buoni sono i nostri prodotti, tanto più siamo convinti che abbiamo dato gambe ad idee di libertà e giustizia rappresentando una alternativa credibile che può avviare veri processi di rinnovamento, il tutto creando opportunità lavorative vere per il territorio coinvolgendo centinaia di famiglie, più o meno direttamente, che hanno cosi l’opportunità concreta di restare sul loro territorio e dimostrando che un altro modo di lavorare è possibile, rimanendo”. Libera Terra raggruppa “nove Cooperative sociali operanti in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania - ricorda l’ad Libera Terra Mediterraneo - che, sotto il segno dell’associazione Libera, gestiscono terreni e strutture confiscati alle mafie, coinvolgendo in questa attività di rilancio produttivo altri agricoltori del Sud Italia che ne condividono gli stessi principi. 1.400 ettari di terreni sequestrati e confiscati e colture di diverso tipo (seminativi, oliveti, vigneti, agrumeti) su cui lavorano direttamente 150 persone. Con l’avvio nel 2002 della prima Cooperativa sociale nell’Alto Belice Corleonese si è sviluppato e diffuso un modello di riuso sociale dei beni confiscati basato sull’imprenditorialità sociale, l’eccellenza enogastronomica, la bellezza dei paesaggi, la riscoperta e la valorizzazione delle tipicità enogastronomiche delle nostre Regioni”. “Oggi - conclude Valentina Fiore - sono circa 80 le referenze realizzate dalle materie prime ottenute dal lavoro delle terre confiscate (pasta, vino, olio, farina, legumi, agrumi, conserve dolci e salate) che vengono distribuite in tutti i canali distributivi in Italia ed anche all’esterno. Prodotti che vogliono essere testimoni concreti che la memoria, e l’impegno, possono camminare di pari passo con il gusto e la bellezza diventando elementi di quotidianità e convivialità”.

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