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EXTRA VINO

Appesi gli scarpini al chiodo David Silva veste i panni del vignaiolo nella “sua” Gran Canaria

Dopo i successi con la Spagna e il Manchester City, il centrocampista al lavoro nei sei ettari vitati di Bodegas Tameran, acquistata nel 2019

C’è chi l’ha scelto per riconnettersi con la propria terra, chi per passione, chi tra i filari c’è cresciuto, ma per i calciatori, in attività o meno, il vino non è mai solo una questione di business, e il caso vuole che la lista sia ogni anno più lunga. Appena qualche giorno fa abbiamo ricordato (qui) l’ormai prossimo esordio sulla panchina azzurra del primo CT vignaiolo, Luciano Spalletti, artefice del terzo scudetto del Napoli, allenatore giramondo ma con le radici nella sua Toscana, dove sorge Tenuta La Rimessa, a Montaione, al centro di un triangolo che ha per vertici Firenze, Siena e Livorno, dove lo Spalletti vigneron produce etichette decisamente evocative, come il “Bordocampo”.

Ma se Spalletti, dopo un paio di mesi “sabbatici”, ha deciso di tornare in panchina, uno dei più grandi fuoriclasse degli ultimi anni ha invece deciso di lasciare il calcio, a seguito di un brutto infortunio, e dedicarsi proprio al vino: il presente, e probabilmente il futuro di David Silva, centrocampista che ha scritto pagine fondamentali della storia del Manchester City e della nazionale spagnola, dopo due stagioni alla Real Sociedad, è tra i sei ettari vitati di Bodegas Tamerán, azienda che David Silva aveva acquistato 4 anni fa a casa sua, a Gran Canaria. 

Varietà autoctone come Verdello, Marmajuelo, Baboso Blanco, Vijariego Blanco, Malvasía Aromática, Malvasía Volcánica and Vijariego Negro, su suoli vulcanici a 600-700 metri sul livello del mare, ed una cantina finita di costruire solo qualche mese fa. A guidare il passaggio dal campo alla vigna di David Silva, quando ancora giocava nel Manchester City, era stato Jonatan Garcia, winemaker e produttore con Suertes del Marques, a Tenerife, e consulente oggi di Bodegas Tamerán. Come accade spesso, però, la passione di David Silva non è nata per caso, ma da una vecchia amicizia, quella con Sisinio Gonzalez Martinez, suo ex compagno di squadra ai tempi del Valencia, quando i due erano ancora ragazzi.

Quella dell’ex stella del calcio spagnolo non è che una delle tante storie di calcio e vino. Tornando in Toscana, il rimpianto Paolo Rossi, eroe del Mundial del 1982 in Spagna, dalla metà degli Anni Novanta in poi ha prodotto il suo vino, nell’Aretino, mentre l’ex colonna della difesa della Juventus e della Nazionale Andrea Barzagli ha scelto il Messinese per la sua “Le Case Matte”. E poi c’è Damiano Tommasi, ex centrocampista di Roma e Nazionale (e oggi sindaco di Verona) che produce Amarone in Valpolicella, nella Tenuta San Micheletto a Fumane, così come l’ex allenatore Alberto Malesani, con la cantina La Giuva. Ed ancora Andrea Pirlo, tra i più grandi centrocampisti di sempre (e da qualche settimana sulla panchina della Sampdoria), con i suoi 10 ettari di filari di Merlot e Trebbiano (rigorosamente in agricoltura biologica) della Pratum Coller, nel Bresciano, il brasiliano Hernanes, che nel 2016 ha fondato “Ca’ del Profeta”, nell’Astigiano (per la precisione a Montaldo Scarampi), dove oggi produce Barbera d’Asti, Grignolino d’Asti e Brachetto, e presto ospiterà un agriturismo di lusso, un ristorante e la nuova cantina dell’azienda.

Senza dimenticare Nevio Scala, il grande allenatore del Parma europeo di Tanzi, che si definisce un agricoltore prestato a lungo al calcio, e dal 2004 ha ripreso in mano le fila della sua azienda, totalmente biologica, in provincia di Padova, dove produce bianchi macerati e sur lie, insieme ad ottimi tagli bordolese. Per finire con la più grande e storica, visto che è un’eredità di famiglia diventata, con i suoi 120 ettari vitati (Sauvignon, Verdejo, Tempranillo, Syrah, Cabernet Sauvignon), una delle realtà più solide della Spagna enoica: Bodega Iniesta, dell’ex centrocampista del Barcellona, oggi in Giappone, Andrès Iniesta.

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