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Australia: vini top del New South Wales ispirati alla Valpolicella ... Svezia: vite e vino crescono anche qui ... Russia: produttori non chiameranno più il loro spumante Champagne ... Mondo: equilibri 2011-2012 per lo “sfuso”
di Andrea Gabbrielli

- Australia, vini top del New South Wales ispirati alla Valpolicella
Brian Freeman, per 10 anni professore di enologia alla Charles Sturt University di Wagga Wagga, ha trovato per i suoi vini ispirazione sia dall’Amarone che dal Valpolicella Ripasso. Nei suoi vigneti, situati a 11 km dal centro di Young, località del New South Wales, a due ore di macchina da Canberra, conosciuta per essere la capitale delle ciliegie dell’Australia, ha impiantato solo uve Rondinella e Corvina.
Le due uve vengono fatte appassire e poi vinificate insieme all’uva fresca. Recentemente un suo vino, denominato “Freeman Secco” ha conquistato il premio di Best Mature Dry Red di Australia nel “Nsw Wine Awards”, svolti recentemente a Sydney. Ad oggi - sostiene il giornale locale “The Young Witness” è l’unico produttore australiano di queste due varietà tradizionalmente coltivate attorno a Verona nel Nord Italia. Queste uve sono le classiche componenti dell’Amarone, un grande vino, maturo e fruttato”. Per produrre il vino Freeman Secco Brian Freeman mette ad appassire una parte delle uve Rondinella e Corvina in un impianto per la disidratazione delle prugne alimentato ad energia solare dove per tre giorni sono sottoposte ad una ventilazione di 40°C. Un’altra parte delle uve, invece, viene messa ad appassire al sole sui classici graticci. Dopo la pigiatura, fermentazione avviene in vasche d’acciaio e il vino matura da cinque ad otto anni in botti di rovere, sia francesi che americane.
Freeman scrive nel suo sito che “la filosofia della fermentazione è quello di sviluppare uno stile che ricorda il tradizionale sistema (di vinificazione) del Ripasso e dell’Amarone, vini rossi complessi e sapidi, mantenendo al tempo stesso le caratteristiche del fruttato e del gusto australiano”. Anche gli altri due vini, il bianco Freeman Fortuna Pinot Gris Plus e il Freeman Rondo Rosé sono, secondo il produttore, chiaramente ispirati allo stile di vinificazione italiano. Per lui e i suoi vini, grande successo di critica e di pubblico.

- Svezia, la vite e il vino crescono anche qui
Nell’ultimo Challenge International du Vin, uno dei più importanti concorsi enologici francesi, il Vidal Ice Wine 2008 della Blaxsta Vingård, ha vinto una medaglia d’oro. È il primo importante riconoscimento per un “Vin från Sverige”, vino prodotto in Svezia.
Attualmente la “Svenska Vinodlare”, l’associazione svedese dei produttori vinicoli, conta 36 vigneti iscritti oltre a cantine, enologi e vignaioli più o meno in erba. La possibilità prevista dagli accordi sull’Ocm Vino del 2000 di impiantare la vite in Danimarca, Irlanda e Svezia oggi è diventata una realtà. La maggior parte dei vigneti - solitamente piccole superfici - si trovano nella parte meridionale del paese, nella Skåne (Scania) e arrivano a nord sino all’isola di Gotland, sede della Gute Vingård, azienda che ha fatto la sua prima vendemmia nel 2003. Se per molti anni il confine nord per l’impianto della vite veniva considerato 50° N, ora gli svedesi hanno dimostrato di arrivare sino 55-57° N. Sono i “miracoli” sia del clima che cambia ma anche di tanti testardi appassionati che non si fermano davanti alle difficoltà. Oltre ai consueti Chardonnay e Pinot noir, varietà quali Rondo, Phoenix, Solaris, Regent, Cabernet Colognes e Cabernet Vineta, sono assai diffusi perché in grado di sopportare condizioni climatiche, per quanto cambiate, assai difficili. Da queste uve si ottengono vini bianchi freschi, ricchi di acidità e anche spumanti.
Per i rossi le difficoltà sono più che altro dovute al raggiungimento o meno della maturazione. Vista la rigidità del sistema di vendita svedese - solo attraverso il Systembolaget, il monopolio locale - le possibilità di acquistare al di fuori del controllo statale sono ridotte alle cantine con annesso ristorante dove possono essere serviti i vini in degustazione.

- Russia, i produttori non chiameranno più il loro spumante Champagne
I produttori russi hanno accettato di rinunciare a chiamare Champagne i loro spumanti. Il protocollo d’intesa è stato firmato con il Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne (Civc). L’accordo prevede che le cantine russe d’ora in poi si servano della parola “vino spumante” sulle loro etichette piuttosto che fare rifermento alle note bollicine francesi. Boris Titov, proprietario di Abrau Durso, una delle più antiche cantine di Shampanskoye (Champagne) ha dichiarato che “è una decisione molto importante. Abbiamo lavorato sul tema negli ultimi due anni, e inizialmente i produttori (erano contrari) si sono interrogati sul perché dovevano cambiare visto che hanno usato il termine per secoli”.
Però dopo molto discussioni è arrivato l’accordo. Il livello della maggior parte dei vinificatori-spumantizzatori russi, secondo Titov, è “ancora basso” perché le tecniche e le tecnologie sono ormai obsolete mentre le aree produttive sono molto vocate alla coltivazione della vite. Oggi con l’impiego di tecnologie più moderne, impianti viticoli moderni e consulenti esperti nella spumantizzazione, la situazione sta migliorando velocemente.
Per questo si sta costituendo un’associazione tra le cantine per occuparsi di marketing, ricerche di mercato, di formazione professionale e di qualità. L’obiettivo è far diventare la Russia “una nuova provincia del vino mondiale”.

- Mondo, nuovo equilibrio nel 2011-2012 per il vino sfuso
Nel 2010, le vendite di vino sfuso hanno raggiunto 1.962 milioni di euro e i 33 milioni di ettolitri. Di fatto le vendite di vino sfuso stanno crescendo più velocemente del mercato del vino in generale: non solo un incremento rispetto al confezionato ma anche un cambiamento delle logiche commerciali e logistiche, all’insegna della redditività e di una sempre maggiore consapevolezza ambientale. Lo afferma un’analisi pubblicata dal sito francese “Vitisphere” per la World Bulk Wine Exhibition n. 3, di scena ad Amsterdam il 21 e 22 novembre.
La Germania è la prima destinazione del vino sfuso, con un volume totale di 7,96 milioni di ettolitri per un valore di 369 milioni di euro. La Francia è seconda con 4, 48 milioni di ettolitri - la maggior parte acquistati in Spagna - per 153 milioni di euro. Questo secondo posizione è in gran parte dovuta alla congiuntura e alle “piccole” vendemmie del 2008 e 2009. Diversi direttori marketing hanno acquistato vini spagnoli e italiani per mantenere volumi di produzione a costi equivalenti (è il caso di Castel con Vieux Papes e la Villageoise).
Con le quantità prodotte nella vendemmia 2011, però, molti operatori sarebbero più nella condizione di offrire vino piuttosto che acquistarlo. Il Regno Unito ha importato 3,41 milioni di ettolitri di sfuso per 252 milioni di euro mentre gli Stati Uniti hanno comprato 1,88 milioni ettolitri per 122 milioni di euro.
L’Italia, a sua volta, ha ridotto le proprie importazioni, mentre la Cina ha acquistato 1,37 milioni di ettolitri per un totale di 86 milioni di euro. Il principale fornitore della maggior parte del mercato internazionale, nel 2010, continua ad essere la Spagna con un volume di 8,8 milioni di ettolitri pari a 295 milioni di euro. L’Italia, con 7,44 milioni di ettolitri e un fatturato di 330 milioni vende ad un prezzo medio di 0,44 euro al litro, superiore al prezzo medio praticato dagli spagnoli, di 0,34 euro. L’Australia che ha esportato 3,56 milioni di ettolitri (per 238 milioni di euro) vanta un prezzo medio di 0,67 euro al litro, davanti al Cile (con 2,94 milioni di ettolitri pari a 185 milioni di euro) che commercializza ad un prezzo medio di 0,63 euro al litro. La Francia ha venduto 2,57 milioni di ettolitri per un volume d'affari di 257 milioni di euro ed un prezzo medio di 1,00 al litro.

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