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Avvenire

Nell’anno d’oro delle bottiglie si aggrava la crisi del vino sfuso … Una flessione avviata negli ultimi mesi del 2018 e che, al momento, si è stabilizzata in un -9,4%. I prodotti senza denominazione registrano una flessione tra il 13 e il 19,5% nei bianchi e del 24% nei rosati... Tensioni sui prezzi e dubbi sul futuro. Mentre la vendemmia 2019 pare si sia aperta nel migliore dei modi, e mentre le etichette blasonate bene o male continuano a mietere successi in giro per il mondo, i vini sfusi, che tanta parte hanno comunque per il settore vitivinicolo nazionale, segnano il passo e soffrono sui mercati. Un segnale non rassicurante per un settore che, comunque, continua ad essere in prima fila nell’agroalimentare italiano e nel mondo, che vale circa 10 miliardi di euro e fornisce occupazione a decine di migliaia di persone oltre ad improntare di se’ alcuni dei più importanti territori del Paese. Ad evidenziare la situazione - commentata dall'agenzia specializzata winenews.it -, sono più fonti dì analisi del mercato vitivinicolo ad iniziare da Unioncamere e da Bmti, la Borsa merci telematica italiana. L’indicazione di sintesi è chiara: “Tensioni al ribasso sui prezzi dei vini sfusi all’ingrosso”. Non si tratta a dire il vero di una cosa nuova: da diversi mesi i più accorti fra gli operatori hanno registrato un andamento di questo genere, ma è adesso che il problema sta diventando ormai più che preoccupante. Secondo quindi Unioncamere e Bmti “il calo, iniziato negli ultimi mesi del 2018, sfiora ormai la doppia cifra, attestandosi su un -9,4%. Ad essere più penalizzati nel confronto con lo scorso anno sono i vini generici, senza denominazione, con flessioni dal 12,9% al 19,5% per i bianchi e del 24,7% per i rosati”. E non basta, perché la tendenza al ribasso, fra l’altro, coinvolgerebbe anche le Dop e le Igp, pur se in misura minore. Secondo Winenews.it, “per i vini Dop e Igp nel complesso le denominazioni “rossiste” sono in calo del 4.6% rispetto ad un anno fa (con punte del 9,9% per Dop e Igp di fasi la più bassa), mentre i bianchi a Denominazione o Indicazione geografica scendono del 5,4% (con del 12,4% nelle fasce di prezzo più economiche)”. E, in generali sempre secondo i dati Unioncamere e Bmti, non tengono più, dice ancora Winenews.it, neanche gli spumanti, nonostante la crescita dei consumi in Italia e nel mondo, seppure con delle differenze: a crollare sarebbero gli spumanti metodo Charmat (dove domina il Prosecco) che hanno fatto registrare un -7,3%, mentre crescerebbero seppur di poco quelli prodotti con il metodo classico. Certo, come tutto quello che ha anche fare con l’agricoltura, anche il mondo dei vini risente delle condizioni climatiche e cambia a seconda della collocazione geografica dei vigneti. Così, per esempio, le quotazioni del Barolo in Piemonte appaiono pressoché stabili mentre quelle del Barbaresco paiono in crescita. In Veneto, invece, le quotazioni di Amarone e Recioto sono leggermente diminuite nell’anno. Più articolata la situazione del mondo Prosecco, che, dice sempre Winenes.it, “vive nel complesso un andamento a ribasso. In Toscana, invece, è grafico piatto, all’insegna di una totale stabilità, per il Brunello di Montalcino. All’insegna della stabilità o del leggero rialzo, invece, le quotazioni del Chianti Classico”. Insomma, quello del vino è un comparto che da un lato continua a mietere successi (soprattutto internazionali), ma che deve stare attento anche ai mercati interni e soprattutto a quelli relativi ai vini non blasonati ma comuni (ma non per questo meno buoni). “Quello che è certo — dicono gli osservatori del settore —, è che la questione della redditività della produzione viticola e vinicola è una questione sempre più centrale, e la vendemmia 2019 stimata di buona quantità non solo in Italia, ma anche in Spagna e Francia, per esempio, sotto questo aspetto, con ogni probabilità, complicherà ancora di più le cose”. I viticoltori sono avvisati.

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