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LO SCENARIO

L’agroalimentare italiano firma un nuovo record: l’export 2025 supera i 72 miliardi di euro (+5,6%)

Rapporto Crea sul commercio con l’estero: Ue partner n. 1, frenano gli Usa. Il vino, a 8 miliardi di euro, resta prodotto leader, ma è in calo (-3,7%)

Una filiera che continua ed essere in piena salute e in crescita confermandosi una delle locomotive dell’economia italiana. Nel 2025, gli scambi agroalimentari dell’Italia, raggiungono nuovi livelli record con le esportazioni che superano quota 72 miliardi di euro, con una crescita del +5,6% sul 2024, mentre le importazioni toccano i 72,45 miliardi di euro, con un aumento del +10,1%, spinto anche dal rialzo dei prezzi internazionali di alcune commodities. Il settore incrementa il proprio peso sulla bilancia commerciale complessiva del Paese, rappresentando il 12,2% delle importazioni e l’11,2% delle esportazioni e confermando, così, il ruolo sempre più rilevante dell’agroalimentare nella struttura commerciale del Paese. E questo nonostante il contesto internazionale ancora caratterizzato da tensioni geopolitiche, incertezza sui mercati, nuove misure protezionistiche e persistenti pressioni sui prezzi di alcune materie prime. Evidenze che emergono dalla presentazione, oggi, al Centro Studi Americani di Roma, del Rapporto sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari realizzato dal Crea con il suo Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia. Passando, invece, all’analisi dei primi 5 mesi 2026, i dati evidenziano una tenuta delle esportazioni agroalimentari dell’Italia (-0,4% sullo stesso periodo 2025) a fronte di una contrazione delle importazioni (-4,3%). A livello merceologico permane un andamento differenziato delle esportazioni, con prodotti che consolidano la dinamica positiva del 2025, come il caffè torrefatto, Grana Padano e Parmigiano Reggiano, e altri che mostrano ancora una tendenza negativa, come l’olio di oliva e alcune tipologie di vini.
Il made in Italy, pertanto, continua a rappresentare il punto di forza dell’export agroalimentare nazionale. Nel 2025 le esportazioni dei prodotti riconosciuti all’estero come tipici del nostro Paese raggiungono 52,2 miliardi di euro, pari al 72,5% dell’export agroalimentare complessivo, con una crescita del +3,7% sul 2024. Il vino, però, non risente di questa crescita. In controtendenza c’è, infatti, il settore delle bevande (-2,7%), penalizzato soprattutto dalla contrazione del valore del vino (-3,7%) e degli altri alcolici (-7,4%), cui si accompagna una riduzione delle quantità esportate, rispettivamente dell’1,9% e del 9,7%. Eppure, nonostante la flessione dell’ultimo anno, comunque, il vino continua a rappresentare una voce fondamentale dell’export del made in Italy e, con 8 miliardi di euro di esportazioni nel 2025 (di cui 7,6 miliardi di euro per il vino confezionato e 389 milioni di euro per il vino sfuso, ndr), concentra due terzi delle esportazioni complessive di bevande e più dell’11% dell’export agroalimentare italiano (confermandosi leader, ndr). La categoria degli altri spumanti (Dop) guida i principali prodotti di esportazione, riguardo il vino, con 1,86 miliardi di euro (-1,7% in valore, +2,3 in volume) coprendo il 23,3% del comparto, davanti ai vini rossi e rosati Dop confezionati a 1,79 miliardi di euro (-6,7% in valore e -1,9% in volume) ed ai vini bianchi Dop confezionati a 1,15 miliardi di euro (+0,9% in valore e +1,5% in volume).
Gli Stati Uniti sono il mercato n. 1 di destinazione per il vino italiano e la nuova politica commerciale statunitense, spiega il Crea, ha avuto sicuramente un impatto sulle vendite in questo Paese, scese nel 2025 del -8,8% in valore e del -5,9% in volume. Tuttavia, anche al netto degli Usa, la dinamica dell’export di vino sarebbe risultata comunque negativa, sebbene in misura più attenuata, confermando il rallentamento, negli ultimi 3 anni, dell’andamento crescente che aveva caratterizzato il comparto nel periodo precedente.
Tra i prodotti più dinamici si segnalano quelli dolciari a base di cacao (+21,4% in valore), il caffè torrefatto (+23,6%), i formaggi (+13,4%), la frutta fresca (+14,6%) e i prodotti da forno (+6,5%), sebbene l’incremento dell’export in valore di alcuni prodotti, come quelli dolciari a base di cacao e il caffè torrefatto, sia condizionato dall’aumento del prezzo di importazione delle materie prime, che si riflette in parte sul valore medio unitario di esportazione.
Crescono anche le esportazioni di Grana Padano e Parmigiano Reggiano (che, complessivamente, per l’export, si avvicinano a 1,8 miliardi di euro, +18,1% in valore e +1,5% in volume sul 2024, rappresentando il 25% del comparto dei prodotti lattiero-caseari, ndr), mentre risultano in calo quelle di olio extravergine di oliva, conserve di pomodoro e alcune tipologie di vini, pur con una maggiore tenuta delle quantità esportate in molti casi. In particolare, per l’export di olio extravergine di oliva, a fronte di un calo in valore del 17,2%, i volumi esportati aumentano del 18,2%, a conferma della riduzione del prezzo internazionale dopo il forte aumento che aveva caratterizzato il biennio precedente, legato alla bassa disponibilità di prodotto a livello mondiale.
Sul fronte territoriale, il Nord Italia continua a detenere la quota maggiore degli scambi agroalimentari nazionali: Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte concentrano oltre il 60% del valore dell’import e dell’export, con la Lombardia che mantiene il primato. La dinamica crescente delle esportazioni agroalimentari risulta generalizzata a livello territoriale con incrementi in tutte le regioni, ad eccezione di Toscana (-7,2%) e Campania (stabile sul 2024). Particolarmente positivo l’andamento delle esportazioni agroalimentari di Piemonte (+9,1%), Lombardia (+8,1%) ed Emilia-Romagna (+9,8%) al Nord, Lazio (+8,1%) al Centro, Calabria (+10,2%) e Sicilia (+12,8%) nel Mezzogiorno.
L’Unione Europea si conferma il principale partner commerciale dell’Italia per l’agroalimentare, assorbendo il 59,5% delle esportazioni e fornendo quasi il 70% delle importazioni. Le vendite verso l’Ue crescono del +8,1%, con risultati particolarmente positivi verso Spagna, Paesi Bassi, Polonia e Romania. L’export cresce in valore e quantità verso tutti i principali mercati di destinazione, ad eccezione degli Stati Uniti. Un primo approfondimento contenuto nel Rapporto riguarda proprio gli scambi con gli Usa, mercato strategico per molte produzioni del made in Italy agroalimentare, interessato da un cambiamento nella politica commerciale durante il 2025. Nell’ultimo anno le esportazioni italiane destinate al mercato statunitense, complice l’aumento dei dazi nella seconda metà dell’anno, si sono ridotte del -4,2%, attestandosi a 7,55 miliardi di euro, valore che rimane tuttavia superiore a quello registrato nel 2023 (6,7 miliardi di euro). La flessione in valore interessa in modo particolare olio extravergine di oliva, vini Dop, liquori, salse e condimenti, mentre variazioni positive si riscontrano per pasta, acque minerali, caffè torrefatto e prodotti della panetteria.
Un secondo approfondimento del Rapporto è dedicato, invece, all’accordo Ue-Mercosur e agli scambi agroalimentari dell’Italia con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Nel 2025 l’Italia ha importato prodotti agroalimentari dal Mercosur per quasi 3,7 miliardi di euro, a fronte di un export verso l’area di circa 500 milioni di euro. Le importazioni riguardano soprattutto caffè greggio, mangimi, semi di soia e carni bovine, mentre le esportazioni pasta, mele, conserve di pomodoro, olio extravergine di oliva, caffè torrefatto e prodotti dolciari. In crescita anche l’export del vino: i rossi ed i rosati Dop confezionati sono passati da 12,2 milioni di euro in valore dell’export nel 2019 ai 17,7 milioni di euro del 2025, mentre rossi e rosati Igp confezionati salgono da 7,8 milioni di euro (2019) a 12,1 milioni di euro (2025).
Nel complesso, il Rapporto, ha spiegato il Crea, conferma la capacità competitiva del sistema agroalimentare italiano sui mercati internazionali, anche in un anno particolarmente complesso a livello globale. Allo stesso tempo, evidenzia alcuni fenomeni sempre più rilevanti, come la necessità di diversificare i mercati di sbocco e approvvigionamento, l’evoluzione dei rapporti commerciali con i principali partner internazionali, il rafforzamento delle filiere europee e l’importanza strategica dei nuovi accordi commerciali.

“Oltre 72 miliardi di euro di export agroalimentare confermano che il made in Italy è una delle grandi forze trainanti dell’economia nazionale. In uno scenario internazionale segnato da tensioni, dazi e incertezze, le nostre filiere dimostrano solidità, capacità di innovazione e diversificazione e competitività. Per questo il lavoro del Crea è strategico: fornire analisi e strumenti di conoscenza indispensabili per accompagnare le scelte delle istituzioni e sostenere la crescita delle imprese sui mercati internazionali”, ha detto il sottosegretario del Ministero dell’Agricoltura, Patrizio Giacomo La Pietra. Secondo il presidente Crea, Andrea Rocchi, “i risultati evidenziati dal Rapporto confermano la straordinaria capacità competitiva del sistema agroalimentare italiano e la sua resilienza anche in uno scenario internazionale complesso. Questo lavoro rappresenta uno strumento conoscitivo essenziale per le istituzioni, chiamate a definire politiche efficaci di sostegno e sviluppo, e per le imprese, che possono orientare con maggiore consapevolezza le proprie strategie sui mercati internazionali. È anche la dimostrazione del valore della ricerca Crea, che attraverso analisi rigorose e dati aggiornati contribuisce a interpretare i cambiamenti e ad accompagnare la crescita del settore agroalimentare nazionale”.

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