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Brexit senza dazi, il vino italiano può sorridere: la Gran Bretagna è il terzo mercato

Nel 2019 spedizioni per 770 milioni di euro, nei primi nove mesi 2020 calo del 9,2%. Adesso bisogna ripartire, con una buona notizia
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Il vino italiano, il più amato dai winelovers inglesi

L’accordo sull’uscita dall’Unione Europea della Gran Bretagna, arrivato dopo quattro anni di trattative, all’ultimo momento utile o quasi, mette al riparo da brutte sorprese uno dei pezzi pregiati dell’export italiano, il vino. Che deve già fare i conti con il crollo dei consumi fuori casa, in Italia e nel mondo, causato dalla pandemia e dai successivi lockdown, e che avrebbe retto a fatica l’urto di un no deal che, in soldoni, avrebbe significato dazi, anche importanti, con un conseguente aumento dei prezzi. Niente dazi, e niente quote, per i prodotti europei esportati nel Regno Unito, che per il vino italiano è il terzo mercato più importante, capace di assorbire una quota dell’8% delle spedizioni.
A valore, nel 2019, secondo i dati Istat analizzati da WineNews, le esportazioni enoiche verso la Gran Bretagna hanno toccato i 770 milioni di euro, comunque in trend negativo rispetto al 2018. E quest’anno, nei primi 9 mesi, il calo è stato del 9,2%. Si è passati cioè dai 541 milioni di euro di vino spedito verso la Gran Bretagna tra gennaio e settembre 2019 ai 491 milioni di euro dello stesso periodo del 2020. La voce principale è quella degli spumanti, essenzialmente il Prosecco, che nel 2019 hanno toccato i 373 milioni di euro a valore. La flessione, per le spedizioni delle bollicine, è più sostenuta: -20,6%. Nei primi 9 mesi 2020, infatti, l’export si è fermato a 200 milioni di euro, contro i 252 milioni di euro dello stesso periodo del 2019. Non un buon momento, e non potrebbe essere altrimenti, per questo la certezza di poter ripartire, senza ulteriori aggravi, nel 2021, anche in Gran Bretagna, assume le dimensioni di una buonissima notizia.
Accolta con soddisfazione dai produttori italiani, e tra i tanti, anche dal produttore Gianluca Bisol che, come racconta a WineNews, “ha venduto le sue prime bottiglie di Prosecco Superiore in Inghilterra nel 1989, “quando quasi nessuno in Inghilterra beveva bollicine italiane. L’accordo raggiunto tra Jonhson e Von der Leyen è di fondamentale importanza per noi produttori di Prosecco Superiore in quanto l’Inghilterra in soli 30 anni è diventata il principale mercato oltre confine per il nostro prodotto. Non voglio immaginare quali esiti avrebbe avuto un no deal su un tema così importante quale il libero scambio tra Europa e Inghilterra, sicuramente avrebbe depresso in maniera importante le conquiste fatte su quel mercato in questi 30 anni. Mi ricordo quando vendetti la prima bottiglia di prosecco superiore al Ristorante Cecconi’s di Piccadilly Circus, considerato il migliore ristorante italiano a Londra, la soddisfazione era tanta perché fino ad allora in quella piazza aveva regnato incontrastato solo lo Champagne e tutti mi dicevano che sarebbe stato impossibile vendere Prosecco a Londra. Oggi per ogni bottiglia di Champagne venduta in Uk se ne vendono 7 di Prosecco”, racconta Gianluca Bisol.

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