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ATTUALITÀ

Caffè pagato con il bancomat? Per i bar significa “lavorare in perdita”

La proposta di Fipe-Confcommercio: stop all’obbligo del Pos per i micro-pagamenti. L’alternativa è azzerare le commissioni fino ad almeno 25 euro
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Fipe dice no ai micro-pagamenti con il Pos nei pubblici esercizi (ph: Pexels)

“Obbligare un esercente a dover incassare i 90 centesimi o l’euro di un caffè con la carta di credito vuol dire costringerlo a lavorare in perdita, senza considerare poi anche gli effetti di qualche disfunzione sul piano organizzativo. Occorre ripensare gli interventi adottati fino a questo momento ed eliminare l’obbligo per i micropagamenti”: lo afferma Aldo Cursano, vicepresidente di Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi.
“I casi sono due - spiega Cursano - o si cancella l’obbligatorietà per gli esercenti di accettare bancomat e carte di credito per i pagamenti di piccolo importo, oppure si azzerano le commissioni fino ad almeno 25 euro. Non si possono obbligare le imprese a lavorare in perdita”.
L’obbligo del Pos è stato introdotto fin dal 2012 con il Governo Monti, ma solo a giugno 2022 sono state previste sanzioni per chi ne è sprovvisto. Continua Cursano: “l’introduzione dell’obbligo di accettare la moneta elettronica anche per pagamenti minimi in cui il costo della transazione si mangia tutto il margine è una forzatura che non ha giustificazione né sul piano economico né su quello sociale. Bene ha fatto l’agenzia delle Dogane e dei Monopoli ad esonerare da tale obbligo i tabaccai per l’acquisto di sigarette e valori bollati sulla base di un evidente squilibrio tra costi e margini, ma perché le norme rispondano sempre al principio di equità occorre ora intervenire anche sui micro-pagamenti”.

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