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VINO E POLITICA

Cancer Plane Ue: due emendamenti per distinguere uso e abuso di alcol nel voto del 15 febbraio

A presentarli gli eurodeputati Herbert Dorfmann e Paolo De Castro. Unione Italiana Vini (Uiv): “possibile danno da 5 miliardi di euro per settore”
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Unione Italiana Vini (Uiv): da Cancer Plan Ue “possibile danno da 5 miliardi di euro

“Esiste una differenza netta tra l’abuso di alcol, da combattere dati i rischi che ne derivano in termini di salute pubblica, e il consumo moderato e responsabile di vino e bevande alcoliche, che in combinazione con diete e stili di vita sani quali la dieta mediterranea, può avere effetti positivi in particolare per quanto riguarda le malattie cardiovascolari. Questa differenza, più volte sottolineata anche dalla Commissaria Ue alla Salute, Stella Kyriakides, deve essere messa in risalto anche nella relazione della Commissione Speciale contro il Cancro (Beca) dell’Europarlamento”. A ribadirlo Herbert Dorfmann e Paolo De Castro, primi firmatari di quattro emendamenti alla relazione che tiene con il fiato sospeso il vino italiano ed europeo, che sarà votata dalla plenaria di Strasburgo la settimana prossima, il 15 febbraio. E che, se passasse così come è, senza la distinzione tra consumo moderato e abuso, potrebbe avrebbe ripercussioni potenzialmente devastanti per il settore enoico in termini normativi, fiscali, di risorse promozionali, e non solo.
“Grazie al sostegno di oltre 150 colleghi appartenenti quasi esclusivamente ai tre Gruppi politici della “maggioranza Ursula” (Ppe, Socialists & Democrats e Renew Europe) - aggiungono Dorfmann e De Castro - siamo voluti intervenire sul testo del rapporto, chiedendo una differenziazione tra uso e abuso di alcol”.
“Non solo - proseguono i due eurodeputati - al fine di evitare di demonizzare settori che rappresentano un patrimonio della nostra cultura e tradizione eno-gastronomica, chiediamo l’eliminazione della richiesta paradossale di avere sulle bottiglie di vino avvertenze sanitarie come sui pacchetti di sigarette. Al contrario vogliamo sistemi di etichettatura delle bevande alcoliche più trasparenti, che forniscano ai consumatori informazioni sul consumo moderato e responsabile”. “Condividiamo l’approccio ambizioso adottato fin qui, che rappresenta un passo avanti fondamentale nella lotta contro il cancro, basata su a prevenzione e riduzione dei rischi nocivi associati a stili di vita poco sani. Il nostro lavoro deve però basarsi sulle più recenti evidenze scientifiche: per questo - concludono De Castro e Dorfmann - ora la battaglia si sposta in Plenaria, dove occorrerà un’ampia maggioranza a sostegno di queste proposte, perché il testo finale possa avere un approccio bilanciato e, soprattutto, fondato su basi solide”.
Emendamenti che, ovviamente, trovano il sostegno del vino italiano, come sottolinea Sandro Sartor, vicepresidente Unione Italiana Vini e presidente dell’Associazione europea “Wine in Moderation”: “supportiamo le proposte migliorative presentate dagli eurodeputati. Il primo obiettivo è quello di evitare che il 15 febbraio diventi una data spartiacque per il futuro del vino italiano ed europeo e gli emendamenti proposti, prioritari ma decisivi, vanno in questa direzione. Senza la fondamentale distinzione tra consumo e abuso, tra diversi contesti e modelli di consumo - ha concluso Sartor - lo scenario che si delineerebbe per il settore sarebbe disastroso sul piano socio-economico”.
Secondo Uiv, senza gli emendamenti al testo il vino subirebbe nel medio-lungo termine un effetto tsunami solo in parte calcolabile. La contrazione dei consumi stimata è attorno al 25/30% ma ancora maggiore sarebbe quella del fatturato del settore, che calerebbe del 35% per un equivalente di quasi 5 miliardi di euro l’anno. Senza considerare i danni agli asset investiti - dalle cantine ai vigneti alle stesse aziende - che si svaluteranno di pari passo e i danni all’indotto. Ma il gioco a perdere si rifletterà molto anche sui consumatori, costretti a pagare di più a fronte di una minore qualità. La riduzione dei contributi porterà infatti all’aumento dei costi di produzione; al contempo però si assisterà a un appiattimento della qualità, a una riduzione del valore medio del vino alla cantina ma paradossalmente a un aumento allo scaffale, a causa delle maggiori accise. Inoltre, la difficoltà a lavorare sui brand, anche a causa dei veti alla promozione, porterà progressivamente a un proliferare di etichette prive di marchi: private label che deprimeranno la diversificazione dell’offerta data in particolare dai piccoli produttori artigianali con minori economie di scala, ma anche dalle imprese medie che fondano su qualità e politiche di branding l’attuale fortuna del vino tricolore.
Complessivamente si stima una contrazione del margine lordo alla produzione del 50%, con migliaia di aziende agricole che scompariranno. Uno scenario, secondo Uiv, che si farà grigio anche in chiave turistica nelle campagne italiane (con l’enoturismo che da solo vale 2,5 miliardi l’anno); ma soprattutto lo svilimento del vino - simbolo dello stile di vita “made in Italy” e ingrediente irrinunciabile nella Dieta mediterranea - sarà un danno d’immagine incalcolabile per il Belpaese.

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