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VINO MECENATE

Cantina rinascimentale, caveau di Riserve storiche e, presto, anche museo: il futuro di Argiano

Dopo l’investimento privato e milionario, la Villa-cantina del Rinascimento ora restaurata guarda al futuro come uno château tra i vigneti di Brunello

“Mi tersi con il vin d’Argiano, il quale è buono tanto”: quando, a fine Ottocento, Giosuè Carducci, tra i più grandi poeti italiani, affidava ai versi il suo elogio non poteva forse immaginare che secoli dopo, quello che più tardi sarebbe divenuto il Brunello di Montalcino, si sarebbe potuto ancora degustare ad Argiano, in quella stessa Villa rinascimentale che lo aveva ospitato, da sempre appartenuta a nobili famiglie, costruita su progetto di uno dei più grandi architetti di tutti i tempi, Baldassarre Peruzzi, in una cantina-museo e accanto ai più grandi vini francesi. “I lavori di restauro sono finiti, e, grazie ad un investimento privato e milionario, la cantina rinascimentale ora ospita una vera e propria collezione prestigiosa: Riserve storiche di Brunello di Argiano, tutte le annate dagli anni Sessanta ad oggi, e di cantine che hanno fatto la storia della Denominazione e quella del suo territorio (da Biondi Santi a Il Poggione, da Castello Banfi a Col d’Orcia, da Casanova di Neri a Val di Cava, per citarne solo alcune). Opere d’arte in bottiglia, arricchite anche da grandi vini francesi, Premier Grand Cru Classè di Bordeaux, da Château Lafite a Haut-Brion, da Cheval Blanc a Margaux, e Château d’Yquem, e di Borgogna, a partire dai primi secoli del Novecento”. Lo racconta, a WineNews, Bernardino Sani, ad ed enologo della Tenuta, tra le realtà più antiche del Brunello e di Montalcino, di proprietà dell’imprenditore brasiliano Andrè Esteves, nella lista dei milionari di Forbes, collezionista di vini e di arte rinascimentale, appassionato dell’Italia. Tanto che, spiega Sani, “dalla cantina rinascimentale alla Villa signorile, il restauro ha interessato 5.000 metri quadrati e, come uno château francese, in futuro, accanto agli ambienti di lavoro e di abitazione privata, l’idea è quella di ospitare al piano nobile un progetto culturale che valorizzi il territorio, come un museo dedicato alla sua storia, a quella di Argiano e del suo progetto, e delle famiglie che ne sono state proprietare, ospitando anche opere d’arte delle loro epoche, in un percorso visitabile”.
Se nel mondo del vino italiano, sono molti gli esempi di antiche ville di nobili famiglie che, accanto al mantenere nei secoli la stessa proprietà, conservano ancora oggi anche la vocazione alla produzione agricola, spesso proprio vinicola, meno ricco ne è il territorio di Montalcino, la cui storia importante, nella contesa tra la guelfa Firenze e la ghibellina Siena è più legata ad eserciti, assedi e castelli, ed ad un patrimonio storico-artistico medievale. Ma pur rappresentando un unicum, anche la Villa di Argiano, restaurata e riportata all’antico splendore dal nuovo proprietario (dal 2013, quando l’acquistò da Noemi Marone Cinzano), trae la sua origine come alternativa all’antico castello vicino, una villa signorile, moderna ed autocelebrativa, voluta dalla nobile famiglia senese dei Pecci nel Cinquecento. Già nota nei secoli successivi a partire dalla costruzione della cantina, è a partire dall’Ottocento che, grazie all’allora proprietaria Ersilia Caetani Lovatelli, prima donna ad entrare nell’Accademia italiana dei Lincei, la produzione dei vini di Argiano inizia a farsi apprezzare all’estero, e la Villa diviene un salotto letterario ospitando alcuni tra i più importanti poeti italiani, come il Carducci. Oggi, molti personaggi famosi continuano a passare da qui, e la tenuta fa da sfondo a pellicole cinematografiche, film documentari, e serie Tv seguiti da milioni di spettatori in tutto il mondo, tra le più celebri griffe del vino italiano, cantina, wine resort e ora villa-museo, con i suoi 125 ettari di oliveti e vigneti (58 gli ettari vitati, di cui 22 a Brunello), per una produzione di 250-300.000 bottiglie, di cui 100.000 di Brunello, il 35% destinato al mercato Usa, tra i 45 Paesi del mondo in cui i suoi vini raccontano di tutto questo nel bicchiere.

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